
Quando all’adulto venne mostrato il bambino attraverso la vetrata divisoria, non vide un neonato ma un uomo fatto (solo in fotografia aveva il solito viso da lattante). Gli piacque subito che fosse una bambina; in caso contrario la gioia sarebbe stata comunque la stessa. Dietro alla vetrata gli venne messa davanti non una «figlia», o magari un «discendente», ma un bambino. Di per sé il fatto «bambino», senz’altri attributi, emanava serenità e si trasfuse come qualcosa di furtivo nell’adulto al di qua della vetrata, unendo quei due, una volta per sempre, in una sorta di cospirazione. Non era solo responsabilità quel che l’uomo sentì vedendo il bambino, ma anche voglia di proteggere, e fierezza: la sensazione di star ben piantati per terra e di essere diventati d’un tratto forti.
🙂
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