
La notte non era finita. Mi aggiravo per il giardino e guardavo ancora i fiori uno per uno. Adesso facevano gli indifferenti, si fingevano intirizziti dal fresco improvviso che aveva preso a soffiare nel buio. In quel museo vegetale delle cere c’era tuttavia qualcosa che si muoveva dietro una siepe di bosso. Una gallina.
Sola. Ma ancor più inconsueta e bizzarra mi sembrò la presenza di un uomo, anch’egli dietro la siepe. Ne scorgevo la metà superiore: il busto e la testa, che era adornata da un cappello di paglia. Era evidentemente un giardiniere.
In quel momento riuscii a penetrare nei pensieri del giardiniere.
“La Massaia t’ingrassa, t’ingrassa… e non appena le sembrerà d’averti pasciuta abbastanza non si dimenticherà di pascersi di te. Fra le sue nocche legnose dovrai far coccodè l’ultima volta. E se ti risparmierà per un’ora sola, sarà, dopo averti tastato scaltra, per farti cacare un uovo di vantaggio e rimarrai quell’ora, ultima della vita, a pigiar nel covaccio; e uscendone alla fine col tafanario escoriato, e correndole incontro sfiancata dal troppo pigiare, per ricevere il giusto premio della tua fatica, protenderai il collo ignaro verso la megera che allora ti darà quanto ti aspetta: crrr… Poi, ciondoloni al suo braccio, nell’altra mano seco andrà pesando e valutando l’uovo che facesti prima di morire, e le parrà piccino senza dubbio, storcerà naso e bocca al tuo ricordo, in una smorfia di rampogna e di disprezzo.
Domani, dopo averti cucinata, a suo talento, spremendo dalle tue carni un buon sugo o un buon brodo, farà scricchiolare le tue ossicine tenere fra i suoi dentoni gialli da cavalla e — puoi starne certa — si lamenterà che le tue carni non erano abbastanza morbide e saporite per il suo esigentissimo palato, e si rimprovererà nel fondo dell’anima d’averti troppo bene trattata e per tanto tempo e con scarso profitto. Non valeva la pena di usarti questo magnifico trattamento, e cercherà il tuo deretano sfibrato nel quotidiano travaglio, lo serberà per ultimo: «Questo è un boccone ghiotto» dirà la vecchia lupa avvicinandosi alle labbra di cartapecora il tuo culetto morbido «È un boccone da preti, questo!». E sopra, come esequie, vi tracannerà un buon bicchiere di vino, schioccando la lingua con gusto, soddisfatta e contenta, rasciugandosi col dorso della mano i baffi rossi agli angoli della bocca: «Con la buona grazia del Signore anche per oggi è fatta», esclamerà.”
Aldo Palazzeschi, La gallina, “Opere complete”, Mondadori