
Da vecchi si è liberi di dire ciò che si vuole. Soprattutto liberi di dire sciocchezze – i più giovani non oseranno reagire indignati. Non per rispetto della senectus come si crede, ma per commiserazione. “Poveretto, non ci sta più tanto con la testa…” si dice con aria tra il beffardo e il contrito. È vero che molti, da vecchi – quando non hanno più nulla da perdere, nemmeno la pensione – sentendosi finalmente affrancati, dicono le scempiaggini che hanno in fondo sempre pensato, anche da giovani, solo che prima non osavano dirle coram populo. Da giovani, si è attenti a non provocare il comune senso del pudore, si sa che certe cose si possono dire solo con lunghe circonlocuzioni per cui pochi capiscono. La vecchiaia invece dà licenza di spudoratezza. È accaduto così che un celeberrimo premio Nobel in medicina, un genio, invecchiando abbia lasciato sgocciolare le sue convinzioni scientificamente razziste, creando un imbarazzato raccapriccio tra colleghi e ammiratori. Ma sono convinto che il nobélier – come si dice in francese – quelle idee razziste le avesse sempre coltivate nel cortiletto privato della propria mente.
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