
“Saviano ha preso le distanze da quella che lui considera la “pura letteratura” e dai letterati che si accontentano di “fare un buon libro, costruire una storia, limare le parole sino a ottenere uno stile bello e riconoscibile” – già in La bellezza e l’inferno dichiarava “preferirei non scrivere né assomigliare a queste persone” e nell’articolo sulla Politkovskaja si spingeva fino a un “non mi interessa la letteratura come vizio”; recentemente, di fronte all’emergenza dei migranti che rischiano di morire nel Mediterraneo, la sua insofferenza nei confronti dei ‘puri letterati’ si è fatta più acuta, fino a espliciti rimproveri di “codardia”.
Prendo sul serio la strigliata: personalmente mi ritengo piuttosto codardo, sono (quasi) sempre pronto al compromesso, preferisco l’eccepire al combattere – e poi sì, perdo molto tempo a “limare le parole”. Ma non credo che la letteratura sia mai stata ‘pura’ (che cosa è più ‘impuro’ della Divina Commedia ?), né che sia una faccenda di letterati ben pasciuti, che cincischiano coi soprammobili mentre la casa brucia o discutono sul sesso degli angeli mentre i turchi assediano le porte.”
Leggi l’intero articolo:
Caro Gozzi, ho seguito ogni link indicato ma il testo completo del pezzo su Siti e Saviano non l’ho trovato. Francesco Di Vincenzo
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ciao, scusami, vedo solo ora. hai ragione, mancava il link, che è il seguente: http://www.leparoleelecose.it/?p=36624
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