Il travaso

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Come alcuni lettori sanno, questo blog è nato piuttosto casualmente come strumento mediatico di una compagnia teatrale (donde il suo nome) per poi svilupparsi in piena autonomia (la compagnia, nel frattempo se n’è andata per proprio conto). Ora, la vita di un blog può riservare delle sorprese, soprattutto a chi, come me, non ha particolari competenze in questa materia. La prima sorpresa si verificò subito alla nascita di Radiospazio, quando mi accorsi che i lettori erano sparsi per il mondo come manciate di sale distribuite del tutto casualmente, dalla Tanzania all’Ucraina, dalla Bolivia al Giappone. Ma questo era lo stupore del neofita, e ben presto mi abituai a vedere nei prospetti quotidiani una lista di bandierine colorate e mutevoli che mi segnalavano questo o quel lettore sparso per il mondo; di recente, una sorpresa di maggior rilievo: i lettori degli Stati Uniti si sono fatti sempre più numerosi, tanto da sopravanzare, a volte, i lettori italiani. Sull’identità di questi nuovi frequentatori non posso fare che delle ipotesi: sono connazionali all’estero?, cultori della lingua italiana? e perché solo da qualche mese seguono Radiospazio con crescente interesse? Non credo che ci saranno risposte a questi interrogativi, perché i lettori del blog scrivono molto raramente. Non ci resta che salutare con una curiosità pari alla simpatia i nuovi importanti lettori nordamericani.

 

 

 

 

4 pensieri riguardo “Il travaso”

  1. Raramente commento un pensiero che appartiene ad altri, ai loro pregressi e alla loro visione del futuro; che difficilmente possono coincidere totalmente con le mie.Mi limito a segnalare l’apprezzamento su certi punti, su alcune intuizioni la cui provenienza geografica non mi preclude l’interazione con altre culture e diverse etnie.A parer mio è questa il mondo globale.

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