La commozione della commozione

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http://www.raiplay.it/video/2018/02/Sanremo-2018-finale-Pierfrancesco-Favino-monologo-la-notte-8b642d5c-8db6-4ae4-a036-e61ca1cd4e77.html

Favino è bravo? Certo che è bravo. Koltès è uno degli autori più significativi della scena europea? Non c’è dubbio. Quindi dobbiamo salutare con favore il suo ingresso nel vecchiume di Sanremo? Salutiamolo. Ma le lacrime lasciamole da parte. La commozione del pubblico per le lacrime dell’interprete, voglio dire. Per un attore, le lacrime sono uno strumento espressivo come altri. Recentemente, un’attrice con la quale lavoravo ha fatto galleggiare le lacrime a fior di ciglio per venti giorni di prove – un po’ di più o un po’ di meno. secondo la richiesta del regista. Che il pubblico si commuova per la commozione dell’interprete fa parte del gioco, ma la critica potrebbe essere un po’ più smaliziata. A meno che critica e pubblico non siano un unico magma indistinto. 

5 pensieri riguardo “La commozione della commozione”

    1. Normale strumento, sì. Come è normale imparare un monologo a memoria (una cosa che desta molta ammirazione). È’ del tutto normale che un diplomato in pianoforte esegua una sonata di Mozart, trilli compresi. È’ un presupposto, Solo partendo di qui si può lettere un’interpretazione. Ma troppi, critica compresa, si fermano prima, a ciò che appare miracoloso.

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