
Non so se a causa di uno sciocco pregiudizio o per qualche altra ragione che non conosco, ho sempre avuto delle riserve (anche se rispettose) nei confronti dell’attore con i baffi: i baffi incorporati, intendo, quelli che caratterizzano la sua maschera personale e quotidiana. Forse il mio pregiudizio sfiora anche l’uomo coi baffi. Una barba moderatamente trascurata può sembrare la smemoratezza di un uomo che pensa ad altro, ma i baffi vanno curati, spuntati quasi ogni mattina, affinché mantengano quella forma che la vanità del baffuto ha scelto come brand che accompagna il suo andare nel mondo. Fortunatamente, mi imbattei (come spettatore) in Jean Rochefort quando non aveva ancora i baffi, negli anni Sessanta; interpretava L’Uomo col cane, il capo dei Servizi segreti di Luigi XIV nell’elegante e malizioso polpettone storico Angelica, la marchesa degli angeli, diretta da Bernard Borderie. Secondo la tradizione del cinema francese, il cast era molto accurato, i belli (Michèle Mercier, Robert Hossein, Giuliano Gemma) si miscelavano sapientemente con i caratteristi, e poi c’era quel giovane attore Rochefort che, senza la stampella interpretativa dei baffi, faceva lavorare gli occhi con una sottigliezza leggermente straniante per ricordarci che un polpettone storico può essere intelligente.