Gli zombie sempreverdi (da “Left”)

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https://left.it/2017/08/05/i-nuovi-zombie-sono-i-razzisti/

Per ora è solo l’annuncio di un film, Go home (regia di Luna Gualano, sceneggiatura Emiliano Rubbi), la cui lavorazione dovrebbe essere iniziata in questi giorni a Roma. L’argomento: “Gli zombie assediano Roma. L’unico posto sicuro in tutta la città è un centro d’accoglienza per migranti, al cui interno gli ospiti lotteranno strenuamente per rimanere in vita. Ma fra gli ospiti c’è un intruso: Enrico, un militante di estrema destra che stava picchettando l’ingresso del centro per impedirne l’apertura e che mentirà sulla propria identità pur di salvarsi la vita.”
Oltre alla curiosità connessa a un argomento nevralgico come l’immigrazione e il conseguente rigurgito razzistico, la notizia suscita una domanda che può sembrare oziosa ma che non mi sembra retorica: quando un argomento scottante e violentemente battuto dalla cronaca, dalla speculazione politica, dal peggior senso comune si formalizza in un film, e per di più un film di genere, è l’inizio di una normalizzazione?, di una sdrammatizzazione? Non penso tanto alle stragi dei generi più svariati, con le quali conviviamo quotidianamente grazie all’assuefazione mediatica, ma a una convivenza critica che trova nella finzione cinematografica, e nell’ermeneutica connessa alla visione, un momento di decantazione, che può essere solo salutare.

 

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