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Le foto scattate col cellulare si prestano ad usi poco creativi, molesti e anche dannosi. Ma una volta tanto, lo smartphone è stato lo strumento che ha riunito ciò che era stato disperso, ha ricucito rapporti, ripercorso racconti, generato una mostra virtuale e, oggi, anche una pubblicazione.
Questa storia incomincia nel 2015 quando Daniela Morandini, curatrice di “Aiwa, la nostra Africa”, entra nel Casale San Nicola, a Roma, dove sono accolti giovani sui vent’anni che provengono da terre solo apparentemente lontane: Gambia, Senegal, Mali, Eritrea, Somalia… Daniela è giornalista, ma in questa occasione la sua dimestichezza con la scrittura le serve per insegnare l’italiano – cioè lo strumento primo e indispensabile che consente a quei ragazzi di decifrare il nuovo mondo al quale sono approdati. Non so di quali strumenti didattici disponesse Daniela, ma devo dire che non mi sembra molto importante: credo che l’unico ingrediente di una “buona scuola”, anche quella improvvisata e ambientata in un casale, sia un bravo insegnante, anzi, meglio ancora: un insegnante appassionato. Le tecniche, credo, vanno tutte bene, e Daniela scelse la più suggestiva, quella dell’abbecedario illustrato che, antichissima, precedette anche le mie scuole elementari: “A” di asino, “B” di bambino, e così via. (Per la verità, i ragazzi di Casale San Nicola scrivono intere parole illustrandole con un disegno: memorabile, fra i tanti, quello di una fiammante tromba rossa, impaginata con la parola TROMBA in verticale, nel quale mi parve di vedere del Magritte, e poco importa che non fosse una citazione volontaria.)
Ma a questa “buona scuola” era riservata una corsia accidentata: gli abitanti piu’ influenti della zona non gradivano. così protestarono con una certa vivacità, innescando un amplificatore che in queste situazioni sprigiona tutti i suoi watt devastanti, Casa Pound. Molti ragazzi, fra i quali gli autori di questi disegni, furono trasferiti in altri campi, ciò che significava per loro perdere i punti di riferimento che avevano di recente acquisiti: amici, relazioni, scuola, la conoscenza dei luoghi. Il Casale San Nicola sopravvive, sia pure con pochi ospiti, ma il corso d’italiano continua; i ragazzi trasferiti sono rimasti in collegamento con Daniela e il nucleo iniziale grazie allo smartphone e a FB, anche se non è facile quando non si hanno soldi per la scheda telefonica e il WiFi non è sempre dietro l’angolo; in ogni caso, il traffico (di disegni e di compiti) non si è arrestato, e i “ragazzi dei disegni” (Daniela li chiama così) continuano a frequentare la scuola per prendere il diploma di terza media. Qualcuno frequenta anche un corso di informatica; altri fanno musica, come Karamo, che suonava nella banda del Gambia e che adesso suona la tromba con la banda Cecafumo, o come Noradin, cantautore somalo, che canta con l’orchestra di Tor Pignattara.
Da questo scambio intenso e faticoso è nata una mostra virtuale e ora, a compimento del viaggio, Marcello Baraghini, l’editore delle storiche “Mille lire” ha varato una pubblicazione che, come scrive la curatrice, “Non è un libro d’arte. Sono pagine piene di sabbia. Ma con il cuore a colori. “
“Aiwa, la nostra Africa” sarà presentato sabato 4 marzo, alle 17, nella Sala conferenze “Benedetto XIII”, Istituto San Gallicano, via di San Gallicano 25a, a Trastevere.
P.S. Ho scritto “a compimento”, ma spero proprio che questa avventura si arricchirà di altri capitoli. Sarà un bene per i “ragazzi dei disegni” e per tutti.
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