L’invenzione della bellezza. G.K. CHESTERTON, COSA C’E’ DI SBAGLIATO NEL MONDO

uomo nel nido

G.K. Chesterton è noto, se lo è ancora, per I racconti di padre Brown; lo è un po’ meno per L’uomo che fu Giovedì, e questo è un vero peccato perché si tratta di un romanzo che gioca su tastiere che vanno dal metafisico alla spy story, al surreale (da leggere assolutamente); ancor meno noto lo è per Cosa c’è di sbagliato nel mondo. Il titolo è tanto palesemente pretenzioso da far supporre che nell’autore ci sia un intento ironico, se non paradossale, invece qui sta il bello: Chesterton dice sul serio ma la leggerezza del suo discorso evita le secche del Pedante e del Sentenzioso che il titolo potrebbe suggerire.

La gioia particolare dell’uomo è una creazione limitata, la combinazione di creazione e di limiti. All’uomo  piace, però, dettare condizioni, ma anche avere delle condizioni a cui sottostare: essere in parte controllato dal flauto che suona o dal campo che dissoda. Il godimento è riuscire a ricavare il massimo a partire da condizioni date; l’elastico delle condizioni può essere tirato, ma non all’infinito. Un uomo può scrivere un sonetto immortale sopra una vecchia busta o forgiare la statua di un eroe con un cumulo di rocce. Ma incidere un sonetto sopra una roccia sarebbe un impegno laborioso e ricavare la statua di un eroe da una busta è fuori dalla sfera delle possibilità pratiche. Questo fruttuoso scontro coi limiti, quando riguarda qualche etero intrattenimento della classe colta, si chiama Arte. Ma la grande massa degli uomini non ha né il tempo né l’attitudine per dedicarsi all’invenzione della bellezza invisibile e astratta. Per la grande massa degli uomini l’idea della creazione artistica può essere espressa solo attraverso l’idea di proprietà. L’uomo medio non sa plasmare l’argilla per formare la figura di un uomo, ma può plasmare la terra in forma di giardino: e se è anche solo in grado di sistemare dei gerani rossi e delle patate blu in linee dritte e alternate, lui è un artista perché ha scelto cosa fare. L’uomo medio non sa dipingere il tramonto, di cui ammira i colori, ma sa dipingere la sua casa di verde pisello a puntini rosa, lui è un artista perché quella è la sua scelta. La proprietà è semplicemente l’arte della democrazia. Significa che ogni uomo dovrebbe avere qualcosa a cui dar forma a sua immagine, come egli è fatto a immagine del cielo. Ma poiché egli non è Dio, bensì solo un’immagine scolpita di Dio, la sua capacità espressiva deve confrontarsi con i limiti e, per meglio dire, con limiti che sono precisi e anche piccoli.
Sono pienamente cosciente che nel nostro tempo la parola “proprietà” è stata vessata dalla corruzione dei grandi capitalisti. Verrebbe da pensare, basandosi su ciò che dice la gente, che i Rothschild e i Rockefeller siano dalla parte della proprietà.  Invece, son i nemici naturali della proprietà, perché sono nemici dei loro limiti. Non vogliono la loro terra, ma quella degli altri.

Gilbert Keith Chesterton, Cosa c’è di sbagliato nel mondo, Rubettino
Traduzione di Annalisa Teggi

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