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Si prenda una manciata di avventori delle bettole venete e si formi una piccolo cast. Ci si fornisca di una modica quantità di denaro e si metta in cantiere un film sulla storia del mondo, o meglio del potere. Questi gli ingredienti basici di cui disponeva Augusto Tretti, nel 1972, quando si accinse a un’impresa che dovette apparire velleitaria, e con qualche venatura goliardica, ai cineasti del tempo. A tutti, tranne che a Federico Fellini il quale, dopo aver visionato il film decretò che il lavoro di Tretti era geniale. I distributori non la pensarono allo stesso modo e l’opera, dopo una lunga e tormentata gestazione (carenza di fondi e un anno di montaggio) comparve in qualche sala d’essai (erano pochissime, in quegli anni). Per i pochi spettatori il film fu una rivelazione: la povertà dei mezzi si era trasformata in incisività e forza rappresentativa: merito del grande, appassionato regista e del riso rabelaisiano che scaturisce dalla suo racconto, ben al di là della satira.

Un commento su “Il video della domenica. Un talento sconosciuto del cinema italiano. AUGUSTO TRETTI, IL POTERE”