Ogni immagine contiene infinite storie possibili. Abbiamo sottoposto a Paolo Brunati questa foto di autore anonimo, ed ecco il racconto che ne ha tratto.
Il Gatto aveva portato in dono al Bambino la testa del Merlo che s’era mangiato. Poi gliel’aveva posata sul guanciale del lettino perché se la trovasse quando andava a nanna. Era un bel dono, una bella testa di Merlo, con ancora una minuscola vertebra che spuntava dal capo decollato.
Ma la mamma l’aveva trovata prima del Bambino, con un urlo di raccapriccio: “Ahhh!!! Cos’è quella porcheria?!” e coi guanti di gomma aveva tolto immediatamente il dono del Gatto.
Le madri vogliono sempre tenere lontani i figli dalle porcherie e dalle infezioni.
Il Bambino, ignaro del dono del Gatto, guarda i Merli in giardino. Pensa a quella tavola a colori del suo libro di fiabe: nella radura di una foresta c’è la casa del taglialegna. Ha le travi a vista, le finestre coi vetri a formelle. Il tetto è coperto di neve, gli alberi sono coperti di neve. L’interno della casa è candito dalla luce calda dei ceppi che bruciano nel camino. Un Bambino affacciato a una finestrella del sottotetto nutre uccellini neri, che accorrono in volo, con un poco della sua pappa raccolta intingendovi il dito. Un difetto di registro della quadricromia (è un vecchio libro) impresta alla pappa un poco del rosa del ditino. Lo glassa come una minuscola bignola. Trasforma la pappa in una rosata delizia.
Quella rosata delizia che si vede nella figura vorrebbe ora il Bambino offrire agli uccelli fuori dalla finestra. Il Gatto invece li vorrebbe mangiare, e portare altri doni. Ma né l’uno può più nutrire Merli con pappe rosate, né l’altro, dopo mangiato, donare le loro teste. Persone e animali, basta cadere dentro una fotografia per non poter più né nutrire né mangiare né donare, immuni da porcherie e da infezioni.
Paolo Brunati

Credo proprio di sì, questi incontri con i maestri veri sono dei doni che ci portiamo dietro per sempre. Io ho avuto la fortuna di incontrarne due e li ricordo spesso; ogni tanto mi ricordo anche il debito che ho verso di essi.
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