https://www.youtube.com/watch?v=SR2gR6SZC2M
Il pane e burro lo abbiamo aggiunto noi, su due piedi, così come lo evocano i due personaggi che scendono dalla carrozzella in una Liverpool grigiastra: sembrano reduci da una merenda in cucina: “Che dici, andiamo?” “Ma sì, facciamoci quattro passi e una schitarrata anche se è appena piovuto”. Tutto molto alla buona, molto casalingo, in un bianco e nero di mezzo secolo fa (1964).
Lui non so chi è, lei è Sister Rosetta, grande star degli anni ’30, esecutrice e manipolatrice di spiritual e rock, che influenzò Elvis Presley, Jerry Lee Lewis, Chuck Berry, ecc.
L’understatement è il segno distintivo, il sigillo della vera star (ve la immaginate Greta Garbo che sgomita con Jean Harlow e Marlene Dietrich come un’olgettina da combattimento?); Sister Rosetta lo pratica con disarmante semplicità: infilata nel suo cappottone a campana e sotto la sua cuffia di lana, brandisce la chitarra come un coltello da cucina con un piglio da massaia che affetta un filone di pane (dagli con la cucina!) e ci dà dentro. Le ragazzine di Liverpool mostrano nel sorriso i denti inglesi. E’ il 1964, l’ho detto, I Beatles hanno già pubblicato il quarto album (“Beatles for sale”) e sono sbarcati in America con un successo che nemmeno Gesù Cristo (stando a quanto disse in quell’occasione John Lennon); la Grande Mamma del rock restituisce la visita, dimessamente, a Liverpool: non è una controinvasione, ci mancherebbe: la sua grande storia, Sister Rosetta l’ha già vissuta e si diverte a prolungarla, con passetti accennati di danza, sotto una tettoia.
