Il diario di un uomo che guarda. JULES RENARD, PER NON SCRIVERE UN ROMANZO

toulouse-lautrec-the-sofa-grangerToulouse-Lautrec, Il divano

Vittima di un suo stesso romanzo, Pel di carota, molto noto ma considerato ingiustamente per ragazzi, quindi proposto per lo più in una versione scioccamente edulcorata – Jules Renard si nutrì di una quotidiana perplessità nei confronti  delle sue qualità letterarie; di conseguenza, l’opera che più gli corrisponde è il suo Journal nel quale annota incontri, spettacoli, letture e soprattutto il suo rapporto con gli altri. Entra a far parte di cenacoli letterari importanti ai quali si sente sempre leggermente estraneo: molto spesso tace e guarda, annota, sempre misurando il suo essere leggermente eccentrico, un passo a lato alle cose e alle persone. In questa pagina del Journal lo ritroviamo, insieme all’amico scrittore Tristan Bernard, nello studio di Toulouse-Lautrec, tanto carnale e dedito agli eccessi quanto Renard è sorvegliato. Qualcosa, tuttavia, li accomuna: il rovello sullo status di artista, che appare sempre incerto e aleatorio.’

9 dicembre 1894

Ieri sono stato da Lautrec con Tristan Bernard. Dalla strada, dove pioveva a dirotto, siamo passati in un studio caldissimo. Lautrec ci venne ad aprire. Era in camicia, i pantaloni a penzoloni, un berretto da fornaio in testa. Nel fondo, sopra un sofà, vedo due donne nude: una mostrava il ventre, l’altra il sedere. Bernard va a salutarle e dice: «Buongiorno, signorine!» Io, imbarazzato, non oso guardarle. Cerco un posto ove posare il cappello e l’ombrello che gocciola.
«Non vorremmo interrompere il vostro lavoro», dice Bernard.
«Abbiamo finito», risponde Lautrec. «Vestitevi, signorine». E va a prendere una moneta da dieci franchi che posa sulla tavola. Le donne si vestono, riparandosi dietro il quadro. Di tanto in tanto, butto un occhio senza riuscire a vedere bene. Mi sembra di aver sempre addosso il loro sguardo di sfida. Finalmente, le donne se ne vanno. Ho fatto in tempo a intravvedere delle natiche biancastre, delle cosce cascanti, dei capelli rossi, dei peli gialli.
Lautrec ci mostra i suoi schizzi “di casino”, le sue opere giovanili: fin d’allora si era messo a dipingere il brutto con coraggio. Non saprei dire se ciò che dipinge ha valore, ma so che gli piace quel che non è comune e che è un artista. Questo ometto che chiama la sua mazza “mio caro bastoncino”, e certamente soffre del suo fisico, merita, per la sua sensibilità, di essere un uomo di talento.

Jules Renard, Per non scrivere un romanzo, Serra e Riva, Traduzione Orio Vergani

2 pensieri riguardo “Il diario di un uomo che guarda. JULES RENARD, PER NON SCRIVERE UN ROMANZO”

  1. Bellissimo questo pezzo del diario. Ho anche io “per non scrivere un romanzo” traduzione di Orio Vergano, serra e riva 1980. Però il mio testo del 9 12 1895 è meno divertente, è un’ altra versione. Che esistano due edizioni? Voi che edizione avete trascritto?

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