Le virgolette adescatrici.

bacio

http://www.notav.info/post/denunciata-per-violenza-sessuale-per-il-bacio-al-poliziotto/

“E’ stata denunciata per violenza sessuale e oltraggio a pubblico ufficiale Nina De Chiffre, la ragazza milanese No Tav, diventata famosa per il bacio al poliziotto durante la marcia contro la Torino-Lione, tenutasi il 16 novembre da Susa a Bussoleno. Lo ha annunciato il segretario generale del sindacato di Polizia (Coisp), Franco Maccari: “Ho denunciato la No Tav che ha baciato il casco del poliziotto” ha detto il sindacalista, intervistato durante la trasmissione di Radio24 “La Zanzara”. Ma perché violenza sessuale? “Se io la bacio sulla bocca, non é reato? – ha risposto Maccari – se fosse stato un poliziotto a baciare un manifestante a caso, sarebbe scoppiata la terza guerra mondiale”.

Le virgolette – anziché mettere in evidenza, come ritiene chi ricorre con candida ingenuità a questo segno – complicano le cose, o per dire meglio le rendono problematiche. Non a caso, si è notato negli ultimi anni un proliferare di virgolette, quasi la testimonianza di una sfiducia diffusa nei confronti del linguaggio e  della possibilità di comunicare con gli altri. Non riesco a dimenticare il foglio scritto col pennarello incollato accanto alla serratura di un portone (è strano, la casa e le persone connesse a quel portone le ho invece cancellate) che recitava: «Si prega di chiudere sempre la “porta”». La prima volta non vi prestai troppa attenzione (forse avevo fretta, forse ero turbato… ma chissà perché frequentavo quella casa, e soprattutto: da chi era abitata?); in seguito, non potei fare a meno di notarlo e di chiedermi: perché avevano virgolettato quella “porta”? Forse perché si trattava, più propriamente di un portone? Ma allora, perché non scrivere direttamente portone (senza virgolette)? Certamente porta è più solenne e più letterario (“Queste parole di colore oscuro/ vid’ïo scritte al sommo d’una porta, Dante, Inferno, III); ne deducevo che il condomino scrivente era consapevole di rinunciare alla precisione semantica in favore di un registro linguistico alto, ma evidentemente  al momento di scrivere, il suo pennarello aveva esitato e quel piccolo smarrimento aveva generato le virgolette che incorniciavano la parola. E venendo, finalmente, al titolo dal quale siamo partiti, qui le virgolette abbracciano la parola bacio, che può comportare smarrimenti molto più intensi della parola porta. Per l’estensore dell’articolo, al centro della questione sta la natura di quel bacio: se non si tratta di un bacio-bacio (ma di un bacio fra virgolette, di un bacio-per-così-dire), come si può configurare il reato di violenza sessuale nei confronti del poliziotto? L’articolista, con le sue virgolette derubricanti, traccia un abile vallo difensivo: ma lo vogliamo chiamare bacio, quello, con la celata di plexiglas fra i piedi (fra le labbra dei soggetti)? Bisogna dire che l’icona, alla lettura, rivela un palese intento baciatorio: la bocca protesa di lei, gli occhi chiusi di entrambi (!) i soggetti… E’ peraltro vero che, una volta perpetrato, il bacio dovette andarsi a stampare sulla corazza trasparente di lui, lo si desume facilmente dalla traiettoria. E si può ritenere sessualmente rilevante – incalza la difesa – un bacio-per-così-dire posato su una parte del corpo protetta da una celata a prova di proiettile? Sarebbe come sostenere che un carrista si sente sessualmente aggredito da una ragazza che comprime leggermente le labbra suo Leopard. Queste argomentazioni, che a noi profani possono sembrare sensate, non hanno fatto recedere i denuncianti e ora la faccenda è nelle mani della magistratura, che forse avrebbe anche altre cose non meno delicate di cui occuparsi. In ogni caso, se si arriverà al dibattimento, è meglio che la difesa non si fidi delle virgolette, sono tanto seducenti quanto ingannatrici.

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