La mamma di Picasso. GERTRUDE STEIN, AUTOBIOGRAFIA DI ALICE TOKLAS

Schermata 2016-12-09 alle 17.35.23.png

“Gli ebrei hanno prodotto solo tre geni creativi: Cristo, Spinoza e me” ripeteva Gertrude Stein con l’orgoglio che l’ha sempre contraddistinta. E uno ha pure il diritto di sapersi genio quando nel suo salotto parigino circolano personaggi come Hemingway e Matisse, e quando può vantarsi di aver scoperto nientemeno che Picasso: “creato”, diceva lei che l’aveva seguito passo passo quando ancora il cubismo era tutto da inventare e qualcuno le rimproverava di comprare delle croste. Questa “nonna della letteratura americana”, come la definì Picasso con ironia cattivella, che viveva a Parigi ma leggeva, scriveva e mangiava orgogliosamente americano, non ebbe subito il successo che sentiva di meritare: nei momenti di dubbio proprio Picasso le serviva allora da garanzia di valore perché l’equazione è semplice, solo un genio può scoprire un altro genio.Tra i due fu intensità continua, un pezzo di pane rubacchiato a tavola bastava a scatenare una piccola guerra, un po’ troppa attenzione per qualche giovane artista ed ecco che il pittore scatenava le sue gelosie dandole del maiale grasso.
Fu però anche stima e affetto sincero, come dimostra questo aneddoto raccontato dalla stessa Gertrude Stein attraverso lo sguardo di Alice Toklas, la sua compagna, e tradotto poi da Cesare Pavese.
Roberta Sapino

Era di nuovo l’estate e stavolta ci recammo sulla Costa Azzurra ad Antibes per raggiungere i Picasso. Fu qui che vidi per la prima volta la madre di Picasso. Picasso le assomiglia straordinariamente. Gertrude Stein e Madame Picasso trovarono qualche difficoltà a discorrere, non avendo una lingua comune, ma parlarono abbastanza per divertirsi tutte e due. Parlarono di Picasso al tempo che Gertrude Stein aveva fatta la sua conoscenza. – Era d’una bellezza notevole allora, – diceva Gertrude Stein, – luminoso come se portasse l’aureola. – Oh, – disse Madame Picasso, – se vi pareva bello allora, vi assicuro che non era nulla rispetto alla bellezza di quand’era un ragazzo. Allora era bello come un angelo e come un demonio, nessuno poteva saziarsi di guardarlo. – E adesso? – chiese Picasso un po’ seccato. – Oh adesso, – risposero tutte e due, – adesso non ne resta più molta di bellezza. – Però, – aggiunse la madre, – sei un tesoro e un ottimo figlio – . Cosicché dovette contentarsi.
Fu in quell’epoca che Jean Cocteau, che si picca di avere in eterno trent’anni, stava scrivendo una piccola biografia di Picasso, e gli spedì un telegramma chiedendogli la data della sua nascita. – E la tua? – telegrafò Picasso di rimando.

 Gertrude Stein, Autobiografia di Alice Toklas, Einaudi, Traduzione Cesare Pavese

4 pensieri riguardo “La mamma di Picasso. GERTRUDE STEIN, AUTOBIOGRAFIA DI ALICE TOKLAS”

    1. si è lecito! hai ragione.

      Conoscere il diavolo e fargli l’inchino perchè è ricco non farlo se non ami i suoi soldi, disprezzalo.

      Cosi è Picasso, un pessimo pittore che si credeva un artista.

      Sgridando Gertrude per un quadro della amica di Alice : “non sono ammessi nella nostra Esposizione quadri belli.”

      "Mi piace"

  1. E’ una questione di credenze. Il pessimo artista che crede fortissimamente di essere un genio lo diviene nella credenza (alimentata necessariamente dal vituperio) del pubblico. A questo punto, edificato il mito, non fa nessuna differenza celebrarlo o denigrarlo; i sentimenti di odio o di amore affluiscono nel medesimo fiume.

    "Mi piace"

Lascia un commento