Vivere sul piatto. EDWIN A. ABBOTT, FLATLANDIA

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Flatlandia, come dice chiaramente il nome, è un mondo piatto. Con questo non s’intende qualcosa di simile alla pianura padana, senza monti né colline; no, dico proprio piatto come un foglio. Anzi, se vogliamo essere esatti, Flatlandia è precisamente un immenso foglio quadrato. Non si deve pensare che i suoi abitanti vi passeggino sopra sporcandolo con le scarpe, per la buona ragione che sono delle figure geometriche, cioè a due dimensioni – a noi sembrano poche perché siamo abituati (direi peggio: morbosamente affezionati) alle nostre protuberanze ma leggendo Abbott ci si rende conto che la bidimensionalità non impedisce una vita sociale ricca e articolata. Quella di Flatlandia è fortemente strutturata in classi sociali. Fino a qualche decennio fa anche nel nostro mondo tridimensionale le appartenenze si riconoscevano a colpo d’occhio: il signore dell’alta borghesia col macchinone, il poveraccio coi calzoni strappati – oggi è più difficile perché i macchinoni li comprano prevalentemente i calciatori e gli strappi nei pantaloni possono costare moltissimo. A Flatlandia, invece, basta un colpo d’occhio: i triangoli sono gli operai, i poligoni, i professionisti… Più aumentano i lati e più si sale nella scala sociale. Neanche a dirlo, i circoli sono i Sacerdoti che governano il paese. Dimenticavo: le donne sono segmenti. La misoginia di Abbott è talmente feroce che raggiunge la satira (giocata dall’autore con l’impassibilità dei veri comici). Di lui non dirò nulla di più se non che è vissuto dal 1838 al 1926. Altre notizie le potrete trovare in rete. Un’ultima nota: piacque molto a quel grande scrittore che fu Giorgio Manganelli.

La massima lunghezza o larghezza di un abitante adulto della Flatlandia sì può calcolare all’incirca in ventotto dei vostri centimetri. Trenta centimetri può considerarsi un’eccezione.
Le nostre Donne sono delle Linee Rette.
I nostri Soldati e gli Operai delle Classi Inferiori sono dei Triangoli con due lati uguali, ciascuno della lunghezza di ventotto centimetri circa, e un terzo lato, o base, così corto (spesso appena più lungo di un centimetro) da formare al vertice un angolo assai acuto e temibile. E specialmente quando le loro basi sono di tipo infimo (cioè lunghe non più della terza parte di un centimetro) è difficile distinguerli dalle Linee Rette, o Donne, tanto acuminati sono i loro vertici. Da noi, come da voi, questi Triangoli si distinguono dagli altri col nome di Isosceli, e così mi riferirò ad essi nelle pagine che seguiranno.
La nostra Borghesia è composta da Equilateri, ovvero da Triangoli dai lati uguali.
I nostri Professionisti e Gentiluomini sono Quadrati (classe a cui io stesso appartengo) e Figure a Cinque Lati, o Pentagoni.
Subito al disopra di costoro viene l’Aristocrazia, divisa in parecchi gradi, cominciando dalle Figure a Sei Lati o Esagoni per continuare, via via che il numero dei lati aumenta, fino a ricevere il titolo onorifico di Poligonali, o dai molti lati. Infine, quando il numero dei lati diventa tanto grande, e i lati tanto piccoli, che la Figura non è più distinguibile da un Cerchio, si entra a far parte dell’ordine Circolare o Sacerdotale; e questa è la classe più elevata di tutte.

Edwin A. Abbott, Flatlandia, Adelphi, traduzione Mascolino D’Amico

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