Occhi di tonno. Ricognizione 1. Tutto ha inizio di qui.

bicamere nuovo 10

Teatro Astra, Torino, 29 aprile

La freccia indica volonterosamente un bicamere nel quartiere di Gion, a Kyoto. Non è facile individuarlo, anzi è impossibile a causa della fitta coltre di smog che oscura la fotografia; comunque, che riusciate a vederla o meno non ha molta importanza ai fini del nostro racconto; d’altronde, quando Maupassant ci dice che esiste una rispettabile casa di tolleranza gestita da una non meno rispettabile Madame Tellier, ci fornisce degli indizi ancora più labili dei nostri:

“La casa era familiare, piccolina, di color giallo, sull’angolo di una strada che passava dietro la chiesa di Saint-Etienne; e, dalle finestre, si vedeva il bacino affollato di navi…”, non ci viene certo in mente di chiedergli  documentazioni fotografiche precise e ci fidiamo delle sue pennellate. Per tornare alla nostra immagine approssimativa, sprofondato nella caligine di Kyoto, c’è il bicamere in cui vivono Othoinko e Saki. In questi pochi metri quadrati e da questi due personaggi, dei quali non vi è stato detto ancora niente, prende le mosse la nostra storia. Sui personaggi, per il momento, preferirei continuare a tacere: è imbarazzante spiegare in quattro (ma anche in quattrocento) parole un personaggio, credo che sia meglio rimettersi alla regola evangelica: “Voi li riconoscerete dai loro frutti” (Matteo, 7: 16-26), quindi bisogna aver pazienza e aspettare di vederli e di ascoltarli in scena. Senza dunque entrare nel labirinto del personaggismo, limitiamoci a dire che Othoinko è un operaio giapponese disoccupato in quanto licenziato da tre mesi e che Saki è una di quelle donne che è meglio non incontrare mai sulla propria strada.