La ragazza dell’Eden. MARK TWAIN, IL DIARIO DI EVA

eva

Il 1906 è un anno importante per la storia del Femminismo europeo, anche se ignorato dai più, ma si sa, non tutti gli eventi hanno la risonanza che meriterebbero: la Finlandia, primo paese del vecchio continente, estende il voto alle donne (che in Italia avrebbero dovuto pazientare fino al 1945). E nel 1906 esce negli Stati Uniti un libretto del già famosissimo Mark Twain, Il diario di Eva. Non è un manifesto politico ma testimonia un’agilità di pensiero impensabile per la nostra cultura del primo Novecento.

Sabato.
Ora ho un giorno di vita. Sono arrivata ieri, e ho la sensazione di essere un Esperimento, sarebbe impossibile, per chiunque, sentirsi un esperimento più di quanto mi senta io.
Ieri pomeriggio, di lontano, ho seguito l’altro Esperimento, volevo capire a che cosa potesse servire. Credo sia un uomo. Verso di lui mi rendo conto di provare una curiosità più forte di quella che provo nei confronti di qualsiasi altro rettile. Ammesso che sia un rettile e io credo lo sia: infatti ha capelli arruffati e occhi azzurri e sembra un rettile. Non ha fianchi; ha una forma affusolata come quella di una carota, per questo penso che sia un rettile, anche se è possibile che sia una questione di struttura.
In un primo momento mi fece paura: tutte le volte che si voltava mi mettevo a correre perché pensavo che mi avrebbe inseguita, poi mi sono resa conto che stava semplicemente cercando di far perdere le proprie tracce. Dal quel momento non ne provai più timore e incominciai a pedinarlo, standogli a circa dieci metri di distanza, e questo fatto lo rendeva nervoso, infelice.
Domenica.
Ho scoperto che il rettile ha gusti volgari e non è neppure gentile. Ieri sera, quando andai a vederlo, stava cercando di acchiappare i pesciolini screziati che giocano nello stagno e fui costretta a tirargli addosso delle zolle di terra per far sì che li lasciasse in pace. È possibile che sia stato progettato per compiere gesti così poco carini? Ne ha proprio l’aria. Una delle zolle lo colpì dietro l’orecchio e il rettile usò la parola. La cosa mi diede un’eccitazione intensa perché era la prima volta che sentivo la parola venire da un essere che non fossi io. Non lo capii, ma le sue mi sembravano parole molto eloquenti.
La domenica della settimana seguente.
Per tutta la settimana non ho fatto che stargli dietro per cercare di fare amicizia. Visto che era timido, è toccato a me occuparmi delle chiacchiere, ma lui non si è risentito. Sembrava gli desse piacere che io fossi lì, ho usato moltissimo il “noi”, assai socializzante, dal momento che l’essere incluso pareva lusingarlo.
Dopo la caduta.
Se ci ripenso, il Paradiso Terrestre mi sembra un sogno. Era bello, più che bello, era un incanto; ed ora l’ho perso, e non lo rivedrò più.
Ho perso il Paradiso Terrestre, ma ho trovato lui e ne sono felice. Mi ama con tutte le sue forze, e io lo amo con tutta l’intensità della mia natura appassionata. Se mi chiedo perché lo amo, scopro di non saperlo. Certi uccelli li amo per il loro canto, ma Adamo non lo amo per come canta – no, proprio no; anzi, più canta e meno riesco ad accettare che lo faccia. Non è per la sua intelligenza che lo amo – no, proprio no. Non è colpa sua se ha l’intelligenza che si ritrova, è stato Dio a fargliela. Avrà avuto i suoi buoni motivi, ne sono certa. Con l’andar del tempo si svilupperà, anche se non tutto d’un colpo, credo; e d’altra parte non c’è fretta – va bene così com’è.

 Mark Twain, Il diario di Eva, Feltrinelli. Traduzione Barbara Lanati.