I Premi sono soggetti strani. Io ne ho frequentato uno, qualche tempo fa –sporadicamente, non più di due, tre volte l’anno, perché non è facile entrare in confidenza coi Premi – ma ho capito che proprio non ci prendevamo. Sono soggetti contraddittori e sorprendenti, del tutto diversi da come appaiono quando siedono al tavolo con le acque minerali sul tappeto verde e le targhette identificative davanti (“Io sono io, non facciamo scherzi”), e quelle voci ministeriali, e quei capelli ben separati da scriminature militari oppure ricomposte in compunti riportini. Visti così, nell’habitat premico cui vengono destinati dalla culla, incutono soggezione, è inutile negarlo, ma se li incontri in una saletta riunioni o in un ristorante, lubrificati dal vinello, frana tutta l’impalcatura; il Premio che frequentavo io, per esempio, quando si stravaccava in camera caritatis, dava il peggio di sé: altro che bizantinismi ministeriali, volevano esser madonne e insinuazioni sui membri della giuria e perfino sugli autori premiandi. Pur essendo un Premio di seconda, di terza fila, rimasi sbigottito davanti al suo comportamento, come se avessi sorpreso il mio professore di Filosofia Morale che faceva la lingua alla cameriera del Caffè dell’Università. Per non parlare dei mutamenti repentini dei Premi: un attimo dopo essersi grattati il sedere e altre parti si riannodano la cravatta e te li ritrovi nella sala rossa damascata tutti impettiti come nelle fotografie dei bollettini SIAE.
Eppure, a guardar bene, qualche crepa la rivelano sotto l’alta uniforme. Il Premio Pirandello, uno dei più prestigiosi, dei più alti, della cui prosa abbiamo riportato un frammento, mostra una macchiolina sullo sparato della camicia impeccabile, quell’accenno alla fama e alla popolarità di Alessandro Preziosi che non scalfiscono il suo amore puro per la drammaturgia. E perché mai dovrebbero scalfire? Molière, Ibsen, Hugo, Rostand, Shakespeare, Ionesco, Pinter, Eschilo godettero di fama e popolarità ma a nessuno venne mai in mente di dubitare che il loro amore per la drammaturgia fosse limpido come l’acqua che scaturisce dalla più pura sorgente del Teatro Originario. Perché questa noticina su Preziosi? La questione meriterebbe un convegno. Gli enti che potrebbero organizzarlo non mancano.
