I legni parlanti. Paolo Brunati, Il Golgota domestico

golgota piccolo

Chi è quell’uomo che, sperduto su una smisurata carta geografica, esplora, fuori stagione, la riva del mare centimetro per centimetro?
Il Brunati.
Autore di un libro raro, imperdibile, “Colloqui con il pesce sapiente” (Miraggi/Scafiblu),  scrittore di molte parole scritte (poche, quelle dette) racchiuse in qualche centinaio di moleskine, artista figurativo/non rivendicativo, Brunati guarda, tace, e nel silenzio procede lungo la spiaggia. Osserva, si ferma. Di tanto in tanto si china e raccoglie: un sasso, un relitto, un bullone arrugginito giunto a riva da chissà quale naufragio.
La ricerca continua anche sulla terraferma. Qui l’uomo si muove seguendo le sue mappe: magazzini dimenticati, rigattieri, soffitte di signore loquaci che vorrebbero offrirgli un tè mentre lui le ignora, impegnato com’è a perlustrare, ad annusare.
E raccoglie.
Poi, chissà quando e perché, viene il momento in cui da questo magazzino reale e mentale alcuni oggetti si staccano e vanno a comporsi in un’opera.
Questo “Golgota domestico”, ad esempio, è nato da un vecchio, rozzo appendiabiti da muro; la croce, invece, l’ha portata il mare. L’autore racconta di esserne stato colpito proprio in mezzo alla fronte mentre nuotava fra le onde in burrasca (una versione moderna di Paolo sulla via di Damasco). Il perentorio segnale provocò la nascita dell’opera.