Coerenti con la nostra tendenza ad aspettare che la cronaca si depositi, abbiamo lasciato passare un paio di mesi dalla scomparsa di Paolo Poli prima di scrivere questa testimonianza. Il testimone è un personaggio toccato da una grazia che non sempre merita, ma questo è il bello, che essa si posa su questo o quell’eletto secondo un capriccio tutto suo – oppure, secondo altri, seguendo sentieri indecifrabili, almeno agli occhi del prescelto. Ogni spettatore è sempre, potenzialmente, un testimone, anche se non lo sa, e tutto sommato è bene che sia così perché se oltre alla fatica di procurarsi il biglietto, uscire di casa e trovare un parcheggio dovesse anche sentirsi gravato da un ruolo così impegnativo, deciderebbe il più delle volte di cedere alla pigrizia e di restare a casa. Col passare del tempo, può capitare che lo spettatore si trasformi a sua insaputa in testimone, cioè si renda conto di aver assistito a un evento che all’epoca era routine ma che adesso gli appare di un certo rilievo; come chi avesse deciso, in una certa mattina del VII secolo a.C., di fare una passeggiata fuori Roma e si fosse imbattuto in tre ragazzi sanguinolenti che con le spade sguainate ne rincorrevano un quarto diretto verso il centro della città. Forse il passeggiatore mattutino avrebbe pensato che ci fosse di mezzo una qualche ragazza della Suburra; se gli fosse toccato in sorte di vivere ancora qualche secolo, avrebbe scoperto, leggendo Tito Livio, che quella scaramuccia non aveva niente a che fare con le faccende di cuore, ma che si trattava del duello fra gli Orazi e i Curiazi, un pezzo forte – credo ancora oggi – dei libri scolastici, anche in quelli delle elementari. Continua a leggere “Di Paolo Poli (1) e, di passaggio, anche degli Orazi e dei Curiazi”
