Per il momento non diciamo ancora niente se non che abbiamo fatto il possibile per allestire un nostro piccolo cartellone all’interno della stagione del Teatro Astra. Il 26 giugno, se vorrete, ne saprete di più.
Ahimè, povero Yorick!…
Quest’uomo io l’ho conosciuto, Orazio,
un giovanotto d’arguzia infinita
e d’una fantasia impareggiabile.
Mi portò molte volte a cavalluccio…
Ed ora – quale orrore! – mi fa stomaco…
Ecco, vedi, qui erano le labbra
che gli ho baciato non so quante volte…
E dove sono adesso i tuoi sberleffi,
le burle, le capriole, le canzoni,
i folgoranti sprazzi d’allegria
che facevan scoppiare dalle risa
le tavolate?… Chi si fa più beffa
ora del tuo sogghigno, con questa tua smorfia?
Amleto, Atto V, Scena I
Bisogna pensare alla prossima stagione, ora, entro pochi giorni, anzi bisogna decidere, che è cosa molto più difficile. I pensieri, numerosi, troppi, sono mesi che si affacciano ma adesso, al momento buono, si sono fusi dando vita a un unico essere polimorfo, mutevole e contradditorio. I vecchi attori pensavano la loro vita come un cammino che attraversava un repertorio, dicevano: “Mi piacerebbe fare un Amleto prima di morire”. Una volta un’attrice mi confessò che sognava una Maria Stuarda. Le feci osservare che sarebbe stato necessario soffiar via quel sottile strato di polvere che si era depositato su questo grande classico ma della polvere non le importava niente, non l’aveva mica letto: per lei sarebbe stata una vera consolazione se avesse potuto interpretare, prima di morire, un personaggio condannato alla pena capitale. Credo fosse una specie di viatico. È difficile, oggi, fare scelte così istintive, anche se forse sarebbe saggio. Per fortuna c’è ancora qualche giorno prima della scadenza.