Un grande classico dell’assurdo in un piccolo teatro. IONESCO, LA CANTATRICE CALVA e il THEATRE DE LA HUCHETTE

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di Roberta Sapino

Nel quinto arrondissement di Parigi c’è un teatro piccolo piccolo – ma proprio piccolo: una novantina di posti in tutto, ma così stretti stretti che sembrano anche di meno.
E questo teatrino minuscolo, che si chiama Théâtre de la Huchette, ha una particolarità: sul suo palco di legno due pièces vanno in scena ininterrottamente da cinquantasette anni – cinquantasette.
La sua storia inizia all’indomani della liberazione, quando Georges Vitaly, un giovane artista squattrinato, sbircia sotto una serranda sollevata a metà e si trova davanti Marcel Pinard, un collega del corso di arte drammatica che ora si arrabatta come può, ma la cui compagna è proprietaria di un edificio al 23 di rue de la Huchette: affittato al prezzo simbolico di un franco, il pianterreno diventa un teatro.
Secondo incontro fortunato è quello tra Pinard e Eugène Ionesco, che da tempo cerca di portare in scena due pièces, La cantatrice calva e La lezione, ma senza grande gloria: il pubblico non capisce, si arrabbia, alla meglio rimane tiepido, gli spettacoli escono presto dalla programmazione. 16 febbraio 1957, data passata alla storia, le due pièces sono rappresentate insieme, una dopo l’altra, sul palco della Huchette. Successo folgorante, sala sempre piena, personaggi di spicco accorrono ad assistere a uno spettacolo che ormai fa moda e sul quale anche la critica finalmente si sbilancia.
Le repliche, previste per un mesetto, vanno avanti senza sosta da allora. Cinquantasette anni, diciassettemilasettecentoequalche rappresentazioni.
Ma chi è la Cantatrice? Nessuno! Pare che durante le prove un attore sia incappato in un lapsus e invece di “institutrice blonde”se ne sia uscito con un buffo “cantatrice chauve”. “Voilà le titre!” avrebbe allora proclamato Ionesco saltando in piedi per l’entusiasmo, ed ecco la Cantatrice Calva, capolavoro dell’assurdo, di cui vi diamo un assaggio.

SIGNOR SMITH (legge il giornale)  Guarda un po’, c’è scritto che Bobby Watson è morto.
SIGNORA SMITH       Dio mio, poveretto, quando è morto?
SIGNOR SMITH          Perché ti stupisci? Lo sai benissimo. È morto due anni fa. Siamo andati ai suoi funerali, ricordi? Un anno e mezzo fa.
SIGNORA SMITH       Certo che me ne ricordo, me ne sono ricordata subito, ma non capisco perché tu ti sia stupito vedendolo sul giornale.
SIGNOR SMITH          Sul giornale non c’è. Son già tre anni che si è parlato del suo decesso. Me ne sono ricordato per associazione di idee.
SIGNORA SMITH       Peccato! Era così ben conservato.
SIGNOR SMITH          Era il più bel cadavere di Gran Bretagna! Non dimostrava la sua età. Povero Bobby, erano quattro anni che era morto ed era ancora caldo. Un vero cadavere vivente. E com’era allegro!
SIGNORA SMITH       Povera Bobby.
SIGNOR SMITH          Vuoi dire povero Bobby.
SIGNORA SMITH       No, penso a sua moglie. Lei si chiamava come lui Bobby, Bobby Watson. Siccome avevano lo stesso nome, non si riusciva a distinguerli l’uno dall’altra quando li si vedeva assieme. È stato solo dopo la morte di lui, che si è potuto sapere con precisione chi fosse l’uno e chi fosse l’altra. Tuttavia, ancora oggi, c’è gente che la scambia per il morto e le fa le condoglianze. Tu la conosci?
SIGNOR SMITH           Non l’ho vista che una volta, per caso, al funerale di Bobby.
SIGNORA SMITH       Io non l’ho mai vista. È bella?
SIGNOR SMITH          Ha tratti regolari, eppure non si può dire che sia bella. Troppo alta e troppo massiccia. I suoi tratti non sono regolari, eppure la si potrebbe dire bella. È un po’ troppo piccola e magra. È insegnante di canto.

Eugène Ionesco, La cantatrice calva, Einaudi, Traduzione Gian Renzo Morteo