QUOTIDIANA. “Il metodo Pinter”

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Persone che s’iscrivono a un corso di drammaturgia di Harold Pinter incuranti del fatto che è morto da dieci anni. Lo sanno benissimo anche loro, non sono mica scemi, ma è un suo allievo che lo tiene, si capisce. Inglese, oppure americano, sul momento non ne ricordano il nome, ma non è importante: uno che ha lavorato tanti anni con lui, l’unico depositario del suo metodo. “Il metodo Pinter”. Mai saputo che questo metodo esistesse, dite voi; non ha importanza, nemmeno loro lo sapevano prima di leggere il post pubblicato dall’allievo depositario. Che non costava neanche tanto, per essere Pinter. Il corso (tre giorni di full immersion, tutto in inglese, o in americano, metà e metà, un misto) è stato straordinario, pazzesco: “Mentre lavoravamo, sapevamo che lui era lì nella palestra con noi. All’inizio pensavo che fosse una mia suggestione, poi ho chiesto anche agli altri. Lo sentivano tutti. Fisicamente. Proprio lui. Pinter.”

Ragazzi al bar
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/01/30/quotidiana-due-ragazzi-al-tavolino-di-un-bar/

Persone che raccontano
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/13/quotidiana-persone-che-raccontano/

Il metodo Pinter
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/20/quotidiana-il-metodo-pinter/

L’opera
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/27/quotidiana-lopera/

 

Pensieri estivi fra una stagione teatrale e l’altra

raimo da photoshop

 http://www.europaquotidiano.it/2014/03/05/cera-una-volta-lautore-vivente-la-morte-della-drammaturgia-contemporanea/

Un frammento del bell’articolo di Christian Raimo di cui è consigliabile la lettura integrale prima riprenda la stagione teatrale.

 Partiamo da noi, partiamo dalla fine. La prima risposta risale alla nostra formazione: a scuola chiunque di noi ha letto e studiato testi di Sofocle, Machiavelli, Goldoni e Pirandello, eppure magari quello stesso chiunque potrebbe essere andato a teatro tre volte in vita sua, e sicuramente non ha idea – a meno di non aver avuto un professore singolare – di cosa vuol dire mettere in scena quei testi, cosa vuol dire la scrittura drammaturgica. E anche all’università, le centinaia di migliaia di persone che si sono negli anni laureate in discipline dello spettacolo e hanno passato ore e ore a studiare la poetica del tale autore e hanno preso 30 e lode agli esami di Letteratura teatrale, sono capaci di delineare confronti meravigliosi tra l’immaginario scespiriano e quello di Molière, eppure spesso non conoscono come funziona il meccanismo della costruzione scenica. Perché? Li vogliamo formare i docenti a tutto questo.
Allo stesso modo è da ripensare la formazione dello spettatore. Una delle differenze tra l’andare a teatro a Londra e l’andare a teatro a Milano o a Roma è che nel mondo anglosassone è normale prima di entrare in sala comprarsi il testo nel foyer, seguire la scena con il testo sottomano, rileggerselo a casa. Quante volte vi è capitata una cosa del genere in Italia?