Questa nota potrebbe diffondersi piacevolmente sul conte Benoit de Boigne, se ne avessimo il tempo. Ma le ore sono contate: appena tornati dall’incursione con Puck e l’allodola a Chambéry, tra poco ci sono le prove del prossimo spettacolo After Shakespeare (A losing suit, di Pierattini). Peccato, perché la storia del conte avrebbe meritato. Nato a Chambéry nel 1751 da una famiglia di pellicciai, il futuro conte costruì la sua vita come i personaggi dei romanzi del XVIII secolo: esercito (operante nelle Isole Mauritius), peregrinazioni e avventure in Asia; prigioniero dei Turchi, liberatosi dai quali se ne va in Russia dalla quale riparte per esplorare il Turkestan su mandato della grande Caterina… E qui bisogna stringere perché le prove incalzano. Diciamo che il conte dopo innumerevoli vicissitudini, decide di tornare nella città natale, molto ricco e bendisposto verso i suoi concittadini, ai quali lascia in eredità una cospicua fortuna destinata alla costruzione di rifugi per gli anziani, all’assistenza dei poveri e degli emarginati alla costruzione di un teatro, ecc. La città lo ricorda con la Fontana degli Elefanti, in riferimento alla sua lunga permanenza asiatica. Che è un bel colpo di scena, per il turista: fra Chambéry e l’Oriente non c’è alcun nesso, se non quello di un racconto mirabolante, possibile solo in un secolo come il XVIII. Questa notte, dopo uno spettacolo molto felice e una non meno gratificante cena, il pensiero andava al conte, ai quattro elefanti, e agli amici di Chambéry che ci sono sembrati i degni eredi di Benoit de Boigne; grazie alla loro passione, per una sera l’impassibile città savoiarda è diventata un nostro piccolo, onirico e fugace Oriente.