Monsieur Evento & Madame Okkupazione

 

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A Ivrea nel 1967 fu promosso il “Convegno per un Nuovo Teatro”. Nel Manifesto, pubblicato nel novembre del 1966 sulla rivista “Sipario”, si affermava che ”ci si possa servire del teatro per insinuare dubbi, per rompere delle prospettive, per togliere delle maschere, per mettere in moto qualche pensiero”: era questa la necessità del teatro in quel mondo in trasformazione, così mutevole, così sollecitato dalle inquietudini del proprio tempo. In un periodo in cui l’antagonismo sociale e politico, la cosiddetta lotta di classe, raggiunse nel nostro Paese i livelli più alti di conflittualità in Europa, il teatro di sperimentazione giocò un ruolo importante e videnascere l’avanguardia più vitale del mondo, così poliedrica e dinamica da creare degli opposti estremismi tra tendenze teatrali poi dissolte in una deriva senza orbita.
(Francesco Bono, Dossier Ivrea 1967 “Mettere in causa il teatro in quanto tale”: alcune note su Ivrea 1967”)

Carmelo Bene, Ronconi, Marco Bellocchio, Carlo Quartucci, Edoardo Fadini e tanto altro teatro italiano misero sul tavolo le loro idee in maniera dura e, specialmente l’ultimo giornoanche un po’ convulsa. Mi ricordo che avrei preferito (con giovanile ingenuità) un confronto fra le poetiche e il far teatro ma i tempi imponevano altro, un discorso globale sul teatro e sulla società, sul pubblico e sulle istituzioni culturali senza dimenticare il testo teatrale, la  regia, la figura e ruolo dell’attore, il luogo teatrale. Il “Nuovo teatro” che doveva sorgere, o che stava affiorando si contrapponeva al Teatro ufficiale; posti così, i termini della questione possono sembrare schematici e ingenui, soprattutto oggi che i gruppi teatrali oscillano fra la spontaneità, il rifiuto e il desiderio di omologazione ma in quel 1967 molti sentivano che si annunciava, o che era già iniziata, una nuova stagione. Come sempre accade quando le questioni si radicalizzano, il dibattito finì per svilupparsi fra due concetti che venivano vissuti e proposti come antitetici: un teatro aperto alle istanze della società e un teatro estetizzante (com’è polveroso questo termine!) tutto risolto nei meccanismi del suo linguaggio. Mi sembra che oggi siamo fuori da questa semplicistica impostazione se non altro per la buona ragione che non ci si confronta più su ciò che si va facendo né su ciò che si vorrebbe fare, a volte non lo si pensa neanche fra sé e sé. Terminata la stagione delle post-avanguardie teatrali, è nato un mostriciattolo dai tratti gentili e seducenti, l’Evento, che subito è stato coccolato e accudito dai pubblici amministratori e dai media. Questo esserino è cresciuto molto in fretta, è diventato un gigante tirannico e suadente, capace di imporre le sue regole anche ai più rigidi antagonisti. Poi, in età matura, ha deciso che era ora di trovare una sposa e l’ha trovata nell’Okkupazione, una signora straordinariamente feconda. I due, oggi, vivono la loro stagione beata, circondati dalla loro grande famiglia in espansione. Sono talmente compenetrati l’uno nell’altro che qualcuno li scambia per una persona sola.

per una bella documentazione sul Convegno di Ivrea:
http://www.ateatro.org/mostravoce2.asp?alfabeto=Ivrea