Nunzio La Fauci, Il lettore, coscienza dell’autore (“Doppiozero”)

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“Un libro o, più generalmente, un testo non è un oggetto inerte. È sempre un processo, un’operazione. Vi gioca un ruolo l’autore. Fuori dell’aspetto funzionale, dell’autore, può accadere si sappia poco o nulla: casi celebri, in proposito. Comunque sia, l’autore resta la funzione più esposta dell’operazione testuale, la saliente. “

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http://www.doppiozero.com/rubriche/46/201804/il-lettore-coscienza-dellautore

Galleria. L’eccitazione dentro

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Da qualche tempo, il sabato pomeriggio andavano per musei. Aveva deciso lei di fare gli abbonamenti senza dir niente. Quando lui, all’ora di cena, si era trovato quelle due tessere appoggiate alla zuppiera le aveva scambiato per multe da pagare (a volte lei gli faceva trovare sulla tovaglia delle bollette e altri corpi estranei). Sua moglie lo guardava un po’ rossa in viso e leggermente ansimante: eccitata – pensò lui – ma  in un modo del tutto inedito; l’altra eccitazione, quella coniugale, era stata archiviata da tempo e con un certo reciproco sollievo. Cercando di capirne di più, era rimasto sull’interlocutorio: «Beh, può essere un’idea…» La temperatura di lei si era improvvisamente alzata: non si trattava di un’idea, ma di una necessità, un’urgenza, eccheccazzo! (l’espressione non era questa, ma il tono sì); prima di morire, lei voleva provare a innalzarsi di qualche metro, su, in alto, verso il Bello – ormai di volare non se ne parlava proprio, visto che le loro povere ali incatramate li condannavano a starnazzare nella palude del quotidiano!
Non ci poteva essere dibattito.
Il primo decollo avvenne il sabato seguente. Pur fingendo di guardare le opere, il marito studiava obliquamente la moglie che si lasciava riempire dalla grandezza e dalla maestà del Bello. Ma questo importante travaso non provocava mutamenti sul viso di lei, che rimaneva indecifrabile come quando erano entrati, come a casa, come sempre. Non un battito di ciglia anomalo, non un dilatarsi della pupilla. Solo per un attimo lei si asciugò il naso, obbligatoriamente. Dopo due ore, guardò l’orologio e disse soltanto: “Bisognerà preparare cena”. La sera trascorse identica a tutte le altre sere. Per la prima volta lui pensò al dentro di lei; si rendeva conto che il termine era inadeguato, ma non sapeva quale altro nome dargli, a quel dentro.

L’Aquila, 6 aprile 2009/ 6 aprile 2018

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Dopo il terremoto del 2009, sono tornato all’Aquila tutti gli anni. L’immagine della città di prima si sovrapponeva a quella che il sisma aveva brutalmente rimodellato. Quel gioco di dissolvenze e assolvenze fra il passato prossimo e il presente sviluppava una dinamica cruda ma vitale. Il pensiero che, per cause di forza maggiore, quest’anno potrei non andare, immerge L’Aquila in quel moto ondoso oscillante fra il passato e il passato remoto che è tipico della memoria e che col tempo rischia di far evaporare cose e persone.

CURKILLTHEBLOG – IN FRANCIA I GIARDINI PENSILI PIÙ GRANDI AL MONDO (blog di Barbara Picci)

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“Avete presente i giardini pensili di Babilonia? Sì, parlo di quei meravigliosi (e leggendari) giardini volanti che si narra fossero situati nell’antica città di Babilonia. Ebbene, da questa idea scaturisce il progetto L’Arbre aux Hérons (L’albero degli aironi) ideato dai francesi Les Machines de L’ile. Questo fantastico progetto, infatti, ha l’obiettivo di ricreare i giardini pensili più grandi al mondo dopo quelli, appunto, di Babilonia. Per farlo, è stato utilizzato un grande albero di 114 piedi per oltre 160 piedi di diametro.”
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https://barbarapicci.com/2018/03/29/larbre-aux-herons/

Annamaria Testa, Un gioco narrativo (“NU.Nuovo e Utile”)

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“Giocare questo gioco narrativo è facile: guardate la foto per un po’, passando dai dettagli all’insieme, e poi ancora ai dettagli. Scegliete uno o più personaggi tra gli otto rappresentati. E poi fatevi delle domande.”

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NB https://nuovoeutile.it/un-gioco-narrativo/

 

Galleria. L’apparizione

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Fra le tante apparizioni che avevano attraversato quelle stanche mura screpolate, era senza dubbio la più originale. E anche la più moderna, senza tutta la paccottiglia tradizionale a cui erano affezionate le sue colleghe, come lo sferragliare di catene, le voci tremule e le musiche arcane d’accompagnamento. Per il vecchio abitante del castello si era accesa una stagione nuova e imprevedibile, così aveva licenziato senza rimpianti l’intera fantasmeria cigolante che da troppo non gli provocava più brividi ricostituenti ma solo una noia prodromica  di un eterno riposo. In preda a quella euforica primavera, aveva anche pensato di smantellare la biblioteca, ormai cadente sotto la polvere dei suoi inutili volumi plurisecolari per realizzare un soggiorno con divani accoglienti, due luci malandrine, un angolo della musica, un piccolo bar. Ma questo progetto si rivelò ben presto inutile, perché l’apparizione si fermava solo qualche minuto, nemmeno il tempo di un caffè, altro che i fantasticati long drink con tutta l’annessa atmosfera,  e spariva lasciandogli una frase che voleva essere rassicurante, sul genere di: “Tu  lo sai che io ci sono sempre, vero?” “Beh…”, avrebbe voluto rispondere il vecchio abitante del castello, ma non era mai abbastanza pronto. Col tempo e la pazienza, riuscì a sapere qualcosa di più sulla sua molto dinamica visitatrice: che lui non era l’unico a cui appariva (come aveva potuto pensarlo?), c’era tutta una schiera di beneficati fra i quali suddividere equamente il tempo; il lavoro, che con la crisi si era fatto sempre più assillante; senza contare la famiglia con le sue esigenze: vivendo da solo, lui non poteva capire cosa significasse un ménage, con le pulizie di Pasqua, la scuola dei ragazzi e tutto il resto.
Una sera, il vecchio abitante del castello si accorse che stava pensando alla Monaca dalla testa mozzata con una punta di nostalgia – era una donna piuttosto noiosa, ma almeno ululava per tutta la notte.

Mauro Portello, La solitudine non esiste (“Doppiozero”)

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“C’è chi pare vivere in un continuum di serenità complessiva, in uno stato di appagamento globale. Persone che vivono come in un microclima ideale staccato dalla realtà che li circonda. Lì c’è il denaro che aiuta parecchio, ma le atmosfere interiori, si sa, hanno bisogno anche di molto altro. Ci vuole un’energia speciale per dimenticarsi del resto del mondo, cioè della vita altrui.”

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La giornata mondiale del teatro

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Nei primi decenni del secolo scorso, si raccontava a Bologna una storia di fonte anonima che, come spesso accade, si era inverata col passare di bocca in bocca.
Racconta la storia che il conte F.B., di illustre casato e di pessime abitudini, era solito picchiare la serva per ogni minima mancanza. L’appartamento del nobiluomo si trovava al primo piano e si affacciava su una piccola piazza del centro storico. Una mattina di giugno, il conte si era abbandonato alle sue abituali intemperanze sulla sfortunata sottoposta, i cui lamenti giungevano all’esterno dalle finestre aperte richiamando l’attenzione di un piccolo capannello di popolo aveva incominciato a brontolare in crescendo contro i soprusi del ricchi. Sentendo quell’embrione di tumulto, il conte uscì sul balcone e si rivolse affabilmente al manipolo dei vocianti: «Non fateci caso, signori, è tutta una finzione!»
Richiuse la finestra e tornò a dedicarsi alla serva.

Roberto Frega, Pensare il populismo di sinistra (Le parole e le cose)

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Il pensiero dello studioso è un utile antidoto alla visceralità e alle semplificazioni del web e del talk.

Roberto Frega è dottore di ricerca in filosofia. Le sue ricerche attuali vertono sulla filosofia americana, classica e contemporanea, sul pragmatismo, sul ruolo epistemologico delle pratiche e sulle teorie della razionalità. 

“Considerato come espressione politica delle moderne democrazie occidentali, il populismo è generalmente identificato ai suoi connotati più grevi: i ‘vaffa’ di Beppe Grillo, il rosario ostentato di Matteo Salvini, i commenti volgari e violenti sui blogs dei principali quotidiani online, le posizioni estremiste in tema di immigrazione ed integrazione europea. Tanto nella letteratura scientifica quanto nel dibattito politico, se ne enfatizzano spesso gli aspetti anti-democratici: il rifiuto dei corpi intermedi, la diffidenza verso tutte le élites, il rifiuto del pluralismo, la critica alla stampa indipendente, la riattualizzazione di forme carismatiche di potere, la predilezione per soluzioni semplificate e visioni del mondo manichee, l’insofferenza per ogni forma di mediazione — compresa quella rappresentativa. A sinistra la vittoria del M5S è dunque volentieri interpretata come il trionfo della pancia sulla testa, dell’oscurantismo sulla ragione, delle fake news sulla verità.”

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http://www.leparoleelecose.it/?p=31552#more-31552

Il video della domenica. Maria Dolores Pesce su IL FILO NASCOSTO, di Paul Thomas Anderson

 

 

Il filo nascosto: Amore o morte?

Un sarto e la sua modella, un uomo dall’edipo incoercibile di ultimo Don Giovanni che incontra dentro il suo labirinto una misteriosa Arianna. Il film omonimo di Paul Thomas Anderson, nelle sale in questi giorni, sembra aprirsi su una situazione bloccata, con la continua ripetizione dello schema maschile seduzione-abbandono, sacrificio liberatorio sulla femminilità ad una madre silenziosa ed incombente. Ma l’ultima vittima sacrificale si ribella al gioco della coazione e si impadronisce del bandolo della aggrovigliata matassa, del filo nascosto che tiene insieme il vestito intimo e inconscio del sarto. Scopre che può possedere l’amato solo quando questo si abbandona fragile come un bambino nei pressi della morte, per poi lei stessa potersi abbandonare al di lui dominio amoroso quando recupera le forze. Così lo avvelena, prima di nascosto poi rendendo lui consapevole, e dopo lo cura. Può sembrare un gioco perverso, di morte e rinascita, un gioco di dominio e prevaricazione, dalle tonalità strindberghiane o ibseniane, in realtà appare come la metafora del precario equilibrio che si attiva nel rapporto amoroso, nella coppia che alla luce di questo rapporto deve interpretare ed elaborare i segni che il passato ha inciso nella psiche. Così, rotto per reciproca e consapevole scelta il meccanismo della coazione seduzione/abbandono e recuperato il valore profondo del rapporto tra maschile e femminile nel difficile equilibrio di possesso e libertà, può essere immaginata una vita finalmente feconda, fatta di nascite e amicizie.
Un film difficile che però molto può dirci se si va oltre il labirinto del paradosso.

Maria Dolores Pesce

La Striscia. Jean de La Fontaine

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La Montagna che partorisce

Una Montagna presso a partorire
di tali strida l’aria riempiva
che la gente, che udiva da lontano,
diceva: – Il fantolino
una città sarà come Milano -.
E nacque in quella vece un topolino.

Pensando a questa favola
così falsa di fuori e vera in fondo,
mi raffiguro certi poetonzoli
che promettono cantare il finimondo
e Giove e il tuono e i fulmini e i Titani.
E d’una cosa sì straordinaria
non ti resta allo stringer delle mani…
che cosa? – un poco d’aria.

Jean de La Fontaine, Favole, REA, Traduzione di Emilio De Marchi

 

Galleria. La finestra

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A quell’ora lui era senz’altro là, dietro quella finestra. Per lei era una di quelle piccole certezze che aiutano a vivere un po’ meglio – e che fosse là era certo perché glielo aveva garantito sua cugina. Lui ignorava l’esistenza di lei,  quindi non sapeva nemmeno che tutte le sere lei se ne stava in un angolo del piazzale per un’ora, due, o anche più – dipendeva dalla stagione – guardando in su e lasciandosi riempire come un vaso vuoto che sente salire un fluido dal quale viene infine sommerso.  La cugina non aveva saputo indicarle con esattezza quale fosse la finestra, ma lei preferiva così, visto che lui era un tipo poco raccomandabile.

Luca Billi, Non dobbiamo avere paura del mostro (Nuova Atlantide)

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“Un gruppo di ex dipendenti di Google e Facebook hanno creato un’associazione, chiamata Center for humane tecnology, che ha l’obiettivo di organizzare delle campagne educative per l’uso responsabile delle nuove tecnologie e di denunciare i rischi che queste comportano, specialmente per i più giovani. Si tratta di qualcosa che conoscono assai bene, perché sono gli stessi che hanno realizzato quegli strumenti da cui ora ci mettono in guardia. E che, per inciso, stanno usando anche adesso per questo fine che è senz’altro lodevole.”

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https://www.nuovatlantide.org/non-dobbiamo-paura-del-mostro/

 

Luca De Gennaro. Massimo Cirri, Sette tesi sulla magia della radio (L’Indice)

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https://www.lindiceonline.com/osservatorio/cultura-e-societa/massimo-cirri-sette-tesi-sulla-magia-della-radio/

“Massimo Cirri racconta con amore la bellezza della radio con storie che arrivano da epoche ed esperienze diverse: Bertolt Brecht negli anni trenta preconizza la radio come mezzo “social” che potrebbe non solo trasmettere ma anche dare voce a chi ascolta, Franklin Delano Roosevelt è il primo presidente degli Stati Uniti a rivolgersi settimanalmente agli americani via radio, ogni sabato, chiamandoli “amici miei” e inventando di fatto il format della “radio del caminetto” nello stesso anno, il 1933, in cui Hitler trasforma Radio Berlino in un veicolo di propaganda nazista”