Il video della domenica. Il videoclip di Cattelan e Ferrari per Anthony Roth Costanzo. 5′

volli salvarti

https://www.artribune.com/television/2018/10/video-maurizio-cattelan-pierpaolo-ferrari-anthony-roth-costanzo/

La missione del cantante lirico americano Anthony Roth è quella di riportare in auge l’Opera. Per farlo, collabora con esponenti di punta della moda, dell’arte e della danza contemporanea. Ecco il videoclip che hanno girato per lui Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari.

Rodelinda, un cupo dramma longobardo musicato da Georg Friedrich Händel, viene rielaborato in chiave postmoderna, con qualche reminiscenza del cinema sperimentale degli anni Sessanta

Ecco il testo del breve frammento eseguito:
Vivi tiranno! Io t’ho scampato/ Svenami, ingrato, sfoga il furor. /Volli salvarti sol per mostrarti /ch’ho di mia sorte più grande cor. /Vivi tiranno…etc.

Galleria. Nel bosco (dopo la censura)

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Quando la fotografa Clara Obermeier aveva chiesto notizie sul Faunal holz, gli abitanti del paese le avevano risposto che doveva assolutamente visitarlo perché era un bosco fatato. «Sì, va bene», aveva tagliato corto la fotografa, che era una positivista inossidabile e a quell’epoca s’interessava solo di micologia, «Ma a parte gli incantamenti, ci sono funghi?» Gli abitanti rimasero in silenzio, attoniti: chi si avventurava nel Faunal holz, l’ultima cosa che aveva in mente erano gli ovuli e i porcini. Clara aveva concluso che erano scemi e decise comunque che la mattina dopo avrebbe fatto una breve puntata nel bosco prima di prendere il pullman. Di funghi non ne trovò nemmeno uno, ma la sua vita cambiò radicalmente, infatti non ripartì mai più.

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Galleria. Nel bosco

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Quando la fotografa Clara Obermeier aveva chiesto notizie sul Faunal holz, gli abitanti del paese le avevano risposto che doveva assolutamente visitarlo perché era un bosco fatato. «Sì, va bene», aveva tagliato corto la fotografa, che era una positivista inossidabile e a quell’epoca s’interessava solo di micologia, «Ma a parte gli incantamenti, ci sono funghi?» Gli abitanti rimasero in silenzio, attoniti: chi si avventurava nel Faunal holz, l’ultima cosa che aveva in mente erano gli ovuli e i porcini. Clara aveva concluso che erano scemi e decise comunque che la mattina dopo avrebbe fatto una breve puntata nel bosco prima di prendere il pullman. Di funghi non ne trovò nemmeno uno, ma la sua vita cambiò radicalmente, infatti non ripartì mai più.

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Quando Cocteau disse a Picasso: “A Roma c’è il papa, ma a Napoli c’è Dio” (L’arte di guardare l’arte)

Schermata 2018-10-02 alle 10.13.54“100 anni fa il viaggio di Picasso in Italia in compagnia di Jean Cocteau sullo sfondo della Grande Guerra. Le ritrosie del padre del cubismo a spostarsi da Roma a Napoli furono vinte da una lettera del grande artista francese.”

Leggi il resto dell’articolo: http://lartediguardarelarte.altervista.org/quando-cocteau-disse-a-picasso-a-roma-ce-il-papa-ma-a-napoli-ce-dio/

“Caro Presidente”. Il videoappello per i diritti degli attori

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https://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/caro-presidente-il-videoappello-per-i-diritti-degli-attori/315752/316383

Un messaggio nella bottiglia. Forse troppo civile per avere qualche probabilità di essere ascoltato.

Il video della domenica. Luna Gualano, Go home – A casa loro

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https://www.facebook.com/gohomethemovie/videos/1243821459100692/UzpfSTExMTE2ODk4MzIyNjk1NTA6MTYzOTk1MDE5Mjc3Njg0Mg/

Galleria. La metro

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Tante volte aveva fantasticato su un addio così: lei che correva sconvolta nelle gallerie della metro, un treno che dopo qualche attimo gliela portava via per sempre e lui che sprofondava in un vuoto irreparabile. «Non è un vuoto, quello viene dopo, ma non sempre», gli aveva spiegato un amico esperto di addii, «sul momento è il morso di una belva invisibile che ti azzanna improvvisamente qui, fra lo stomaco e il cuore». Lui aveva provato a immaginare e subito si era ritratto, spaventato. Ma la curiosità per quella tragedia sentimentale a lui sconosciuta si era fatta col tempo sempre più forte; lo assaliva, specialmente, quando sua moglie parlava con qualcuno del loro matrimonio: «Pensa, in vent’anni mai un diverbio, una parola di troppo. Naturalmente abbiamo attraversato qualche momento difficile, ma lo abbiamo sempre affrontato serenamente e il rapporto ne è uscito rafforzato. E sai perché? Non abbiamo segreti uno per l’altro.»
Lui, invece, il suo segreto l’aveva: la nostalgia per quell’addio (con relativo morso doloroso) che non avrebbe mai conosciuto. Ogni tanto, la moglie notava un’ombra malinconica sul viso di lui, e subito gli andava accanto (perché era una donna molto vigile, come si può immaginare) per chiedergli dolcemente: «A cosa pensi?». «Alla metro», rispondeva lui. «Meno male», diceva lei «Avevo paura che pensassi a un’altra donna», e si metteva a ridere forte, perché era una donna allegra e positiva, oltre che vigile.

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Giorgio Fontana, Rapsodia sull’abbandono (“Doppiozero”)

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“Tanto l’innamoramento e l’amore sembrano codificati secondo narrazioni precise (dal flirt al matrimonio), quanto la fine di tali sentimenti ci appare ancora del tutto soverchiante. Il risultato: ci si lascia male. Ci si lascia, anzi, sempre più male: perché non avendo a disposizione che accordi rozzi o tecniche imprecise, e con un sovrappiù di precarietà e varietà di legami così tipico della nostra epoca, il risultato è un oceano di dolore e incomprensione. La risposta al riguardo è la consueta, l’equivalente di un’alzata di spalle: quantomeno, così c’è una rottura netta. Si soffre molto, ma alla lunga ci si fa meno male.”

Leggi il resto dell’articolo: http://www.doppiozero.com/materiali/parole/rapsodia-sullabbandono

Una canzonetta sempreverde (1933). Rodolfo De Angelis, Una volta non c’era Mussolini

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https://www.youtube.com/watch?v=xa0FjNVEP8Q

Rodolfo De Angelis è stato un personaggio poliedrico e per certi aspetti sorprendente, Futurista (collaborò anche a qualche manifesto marinettiano), commediografo, ma soprattutto cantautore di impagabile leggerezza. La sua più famosa canzonetta fu Ma cos’è questa crisi,  che inizia con un irridente (ma nei confronti di chi?, viene da chiedersi) “Perepè perepè” rimasto nella storia della nostra musica leggera rappresentò una piccola/grande invenzione. Senza dubbio, De Angelis fu omogeneo al Fascismo, ma la sua ironia finiva una sorta di alone (involontario?) che poteva anche essere scambiato per parodia. Ne è un esempio questa Una volta non c’era Mussolini tanto elogiativa da diventare paradossale. O è un’illusione del nostro orecchio? La canzone mi ricorda un aneddoto su Petrolini che, insignito di non so più quale onorificenza dal Regime, se la appuntò al petto dichiarando solennemente, con la voce di Gastone: “Me ne fregio!”.
Ironie a parte, la canzonetta propone argomenti strettamente attuali, così come affiorano nei dibattiti fangosi da bar e da social.
Ecco il testo, che può aiutare la fruizione dell’audio d’epoca.

ANTIPARLAMENTARISMO. Una volta il Parlamento/ discuteva di sovente/ ma non concludeva niente! /Solamente era dovere/ del compagno battagliero,/ far cadere il Ministero
Una volta… non c’era Mussolini: /”La parola all’onorevole
(Voci dissonanti… Basta… Dimissioni… Farabutti… Mascalzoni… abbasso il Ministero… La seduta è sciolta” )
L’UOMO FORTE FA FUNZIONARE LO STATO. Oggi invece che abbiamo Mussolini:/ “Il decreto legge è approvato all’unanimità…
(Voci festanti: Viva il Duce… viva il Duce… )
CONTRO IL DISORDINE DEGLI SCIOPERI. Una volta scioperare/ era un modo di far festa/ con annessa la protesta./ Scioperavano il tranviere/, l’autista, il ferroviere/ e perfino il panettiere!/ Una volta… non c’era Mussolini: (Tromba che suona la carica della polizia. Rumori di folla) “Scioglietevi!…” )
Oggi invece… che abbiamo Mussolini:
(Tutto funziona. Rumori prodotti da tram, treni ecc.)
CRISI DELLE NASCITE (PER COLPA DELLE DONNE). Una volta molte donne/ agli amati maritini/ non donavano bambini!/ Rinunciavano al sorriso dell’infanzia, /che è la gioia per scansare qualche noia!/ Una volta… non c’era Mussolini:
(Solitario “uè, uè, uè”)
Oggi invece… che abbiamo Mussolini:
(Coro di molti “uè, uè, uè”)
L’ITALIA RISPETTATA ALL’ESTERO. Una volta nei consessi /dei padroni della terra/ si faceva il serra serra./ Per l’Italia mai un posto/ per trattar da pari a pari/ con gli amabili compari./ Una volta… non c’era Mussolini: (Voci di scherno)
Oggi invece… che abbiamo Mussolini:
(Voci di approvazione nei confronti dell’Italia)

Galleria. Pamela e Bert

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Pamela aveva faticato non poco per imporsi ai genitori che avrebbero voluto fare le foto del dopo cerimonia nella villa di famiglia. Che noia i gruppi! Gli sposi con gli zii materni, poi con quelli paterni, poi con gli uni e gli altri insieme. E con i nonni superstiti, con i colleghi e i superiori ai quali il suocero teneva moltissimo perché erano persone influenti. Eccetera. Invece era tanto più bello che lei e Bert si facessero fotografare nel parco, proprio sotto l’albero che era stato il testimone del loro primo bacio. Bello tornare sotto quelle fronde dove era iniziata un’intimità che da oggi sarebbe diventata sempre più stretta. Bert, era perplesso: «Tutti gli alberi sono uguali, come puoi pensare di riconoscere il nostro dopo cinque anni?». Pamela, invece, era certissima e marciava decisa. Era così distratto, il suo Bert! Fortunatamente aveva incontrato lei che avrebbe saputo guidarlo. Sempre. Qualche volta temeva la sua svagatezza, ma si rassicurava pensando che tutti gli uomini hanno sempre la testa immersa nei loro progetti,  nei loro affari… E sorrideva come ogni giovane donna nel più bel giorno della sua vita.

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I pulsanti progettati per non funzionare (Il Post)

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“Il mondo è pieno di pulsanti che non funzionano. Alcuni di questi non funzionano perché hanno smesso di funzionare e non sono mai stati riparati, e va bene così; altri invece non hanno mai funzionato e sono stati concepiti per tranquillizzare chi li usa illudendosi che serva a qualcosa. I pulsanti di questo tipo sono i pulsanti placebo: ce ne sono tra quelli che servono per chiudere prima gli ascensori, per far arrivare il verde quando un pedone deve attraversare la strada e, in modo un po’ diverso, nei termostati di certi uffici e certi alberghi. Sono un po’ come le superstizioni…”
Leggi il resto dell’articolo: https://www.ilpost.it/2018/09/05/pulsanti-placebo/

Galleria. Al bancone

non era cattivo Bertrand

Stavano prendendo tempo tutti e due. Lei cercava una risposta interlocutoria, lui aspettava un cenno, anche piccolo. Apparentemente non era un nodo tanto difficile da sciogliere. Un invito a cena. Formulato in modo discreto, si sarebbe potuto dire quasi elegante, anche se lui era un tipo semplice e niente affatto mondano, lo si vedeva dalla goffaggine con cui continuava a ordinare calici di vino che rimanevano sul bancone. Un invito a cena può voler dire tutto o niente, ma lei sapeva come vanno queste cose e non si fidava: non di lui, di se stessa. Che era rimasta senza lavoro, mentre lui aveva un avviato negozio di cordami ed era in cerca, appunto, di una commessa, una ragazza onesta, capace e desiderosa di far carriera. Diventare cassiera e un domani, perché no?, occuparsi dell’amministrazione.
Una volta era entrata in quel grande negozio tutto di legno; conteneva una miriade di corde d’ogni metraggio e spessore. Anche accanto alla vecchia insegna penzolava una grossa corda con un nodo che la faceva rabbrividire quando ci passava davanti perché assomigliava a un cappio. Ripensandoci, le parve un segno, forse indicava la fine obbligata di una storia che la spaventava e l’attraeva. Una fine necessariamente tragica perché si sa come va a finire quando ci sono troppe corde in giro. Ma il presente aveva una faccia così grigia! E poi non era detto che la testa nel cappio l’avrebbe infilata lei.

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Domenico Starnone, Cosa c’è dietro (Internazionale)

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“È sicuro che certe parole correnti della politica dicono davvero quello che sta succedendo? O le usiamo per spaventarci meno di quanto dovremmo? Cosa c’è, per esempio, dietro sovranismo? Un popolo con la barba bianca e la corona in testa? E dietro populismo?”

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