Giorgio Vasta, Storie di fantasmi: “Piena”, il nuovo libro di Philippe Forest (Minima et Moralia)

«Qualunque perdita fa provare la strana sensazione di aver perso tutto insieme all’essere o all’oggetto che sono scomparsi. Sicuramente perché c’è qualcuno o qualcosa che ci manca da sempre e ogni nuova defezione ce ne ricorda l’assenza». È un ragionamento del protagonista e voce narrante di Piena, il nuovo romanzo di Philippe Forest (Fandango, traduzione di Gabriella Bosco), vincitore nel 2016 del PremioLangue Française e del Premio Franz Hessel, un pensiero che può essere considerato come il nucleo del lavoro di Forest negli ultimi vent’anni, fin da Tutti i bambini tranne uno, il suo esordio del ’97 in cui raccontava la morte di cancro di Pauline, la sua bambina.

Leggi il resto dell’articolo: http://www.minimaetmoralia.it/wp/storie-fantasmi-piena-romanzo-philippe-forest/

Le figurine di Radiospazio, Il mago, ma non tanto

Certo io non farei il mago se potessi tornare a lavorare per bene, con la tuta e i contributi. Mica è colpa mia se non mi chiamano più. Io lo so: non mi chiamano più, è inutile che aspetto. È inutile anche cercare, l’ho capito, i posti sono tutti presi da tempo. O il mago o vuotare gli appartamenti. Fare il mago non è difficile, basta osservare il verso dei capelli per sapere se uno dorme bene o preoccupato, osservare se gli balla il piede sotto la sedia. L’importante è fare una faccia impressionata mentre si legge la mano, scuotere la testa, mettere paura, insomma, dargli un’emozione in cambio di quei due soldi, e alla fine aprirsi in previsioni felici, rallegrarsi tanto. Tanto, ma senza esagerare: è un’arte, mi creda.

Galleria. Way out

Era fatta. Non credeva che ci sarebbe riuscita. Lui glielo l’aveva martellata continuamente per un anno, da quando le cose avevano incominciato a non funzionare: «Dici di volertene andare, ma sei patetica, te ne rendi conto? Non resisteresti una settimana da sola. E poi, andare dove? Da un altro? Per una come te sarebbe l’unica soluzione, ma dici che non hai nessuno. Io ti credo, sai?, e proprio per questo mi viene da ridere pensando a quello che dovresti fare. Affittare un appartamento – diciamo, più realisticamente, un monolocale – e già qui non ti ci vedo proprio in giro per agenzie, alle prese con il contratto, la caparra… A proposito, lo sai cos’è una caparra? Per non parlare poi della questione economica: con quello che guadagni, te le sogni un paio di scarpe al mese. Vedi bene che non ha senso, quindi smettiamola con queste stronzate e dormiamo, sono già le due.»
Invece era fatta, o quasi. Aveva portato con sé lo stretto necessario; il resto l’aveva lasciato nella casa in cui non sarebbe tornata: vestiti, scarpe, tutto. Le scarpe erano sessantaquattro paia. Pazienza. Per il momento le bastavano quelle che aveva ai piedi.

Visita le altre stanze della Galleria:
https://radiospazioteatro.wordpress.com/?s=galleria&submit=Cerca

Quinto Parmeggiani, Il cipiglio dell’ironia

A un anno dalla scomparsa, pubblichiamo un ricordo di Quinto Parmeggiani.

Non bisognava vederlo solo sul palcoscenico, dove proponeva una misura stralunata e impeccabile , ma anche frequentarlo dopo il teatro e lontano dal teatro. E non perché Quinto fosse uno di quei temperamenti che amano le tavolate conviviali: tutt’altro. Per dare un’idea, più volte abbiamo cenato insieme dopo lo spettacolo, ma io e lui, da soli. Aveva cura di scegliere un ristorante lontano da quello che ospitava la compagnia, perché ciò che detestava era proprio la tavolata “degli attori”, con le loro battute e il loro cicaleccio. Ciò che lo interessava era la sintonia, il dialogo, il confronto: non solo con gli esseri umani (pochi, pochissimi per volta), ma con il copione e con lo spettacolo. Il copione, soprattutto, era il suo terreno preferito, anzi il punto di partenza dal quale muovere per cercare i nessi con la letteratura, la politica, la cultura. A volte questa ricerca era sproporzionata all’oggetto in questione (il copione), ma il mestiere dell’attore impone anche questo, era così anche negli anni d’oro del teatro che Quinto visse: non si può sempre recitare Strindberg e Goldoni (con la regia di Missiroli), bisogna anche affrontare copioni più, come dire?, di pronto uso e di solido riscontro al botteghino. Quinto si sottometteva a questa dura legge del mestiere teatrale con un certo  malumore (per usare un eufemismo), che sulla scena si traduceva in uno straniamento un po’ metafisico e di una acuminata comicità, come può essere comico il disagio di un nobiluomo costretto a mescolarsi con i più trucidi abitanti della Suburra. Lo straniamento lo accompagnava anche fuori scena, ce ne si accorgeva se lo si accompagnava nella vita quotidiana: i suoi dialoghi – spontanei e tuttavia drammaturgicamente impeccabili – con gli osti, i ristoratori, le cameriere erano improntati a una teatralità asciutta, fredda, carica di ironia e soprattutto di autoironia. Gli sono grato non solo di aver lavorato con lui, ma anche di essere stato testimone, spettatore e in qualche modo complice di questo teatro dell’ironia quotidiana che pochi hanno avuto la fortuna di conoscere.

Slovacchia, designer lanciano ‘case pubblicità per homeless’

Grandi cartelloni pubblicitari, prismi a base triangolare innalzati rispetto al terreno come delle palafitte, con all’interno uno spazio abitabile. Riservato ai senza casa. È l’idea lanciata da un’agenzia di architetti e creativi slovacchi, Design Develop, e nominata ‘Gregory Project‘.
Progetto, spiega il sito ufficiale dell’iniziativa, che parte da un dato di fatto, il fenomeno degli homeless come ”questione globale”, sempre più alla ribalta negli ultimi due decenni. Un problema, quello delle persone senza casa, che potrebbe essere mitigato ”da una nuova funzione dei cartelloni pubblicitari” immaginati dagli architetti slovacchi.

Leggi il resto dell’articolo: http://www.ansamed.info/nuova_europa/it/notizie/rubriche/cultura/2014/07/02/slovacchia-designer-lanciano-case-pubblicita-per-homeless_4e8919cb-0915-4f8f-a450-f8e064991937.html

Ecco di cosa si è parlato quest’anno in Italia (“Engage”)

Su Twitter le persone si connettono, twittano, apprendono, discutono e hanno conversazioni, condividono le loro opinioni e ascoltano nuovi punti di vista. Per questo, analizzare quello di cui si parla su Twitter può essere un utile barometro per capire quali sono i temi che hanno attirato di più l’attenzione delle persone.
Ecco allora di cosa si è parlato quest’anno su Twitter in Italia.

Leggi il resto dell’articolo: https://www.engage.it/social/ecco-di-cosa-si-e-parlato-questanno-su-twitter-in-italia/169928#9HyKeC9rEKT24zD1.97

Galleria. I due talamoni

Erano lì da più di duecento anni e credevano di aver visto di tutto, compreso un delitto piuttosto famoso del quale, ai primi del Novecento, avevano parlato anche i giornali. Negli ultimi vent’anni l’appartamento era rimasto disabitato per complicate questioni ereditarie, e nei precedenti quaranta era stato occupato dalla famiglia Dedominicis, che si riproduceva e moriva con una compostezza esemplare – in ambedue i casi avevano sempre cura di tirare bene le tende. Il ramo femminile della famiglia era sempre stato il più esuberante, e a volte capitava che le Dedomincis figlie portassero qualche ragazzo nel talamo coniugale anziché in camera loro, così, per il gusto di dissacrare, ma erano incontri furtivi, frettolosi, con un occhio all’orologio e l’altro, imbarazzato, al ritratto dei genitori collocato sul trumeau di fronte al letto. Verso queste ragazzate i due telamoni mostravano una certa indulgenza: «Non ci si può far niente, è la modernità» – e si compiacevano, sentendosi al passo coi tempi.
Una notte, il silenzio ventennale fu squarciato da una musica assordante e da una voce che gridava parole incomprensibili: “Cut my life into pieces/ This is my lastresort/ Suffocation” mentre una coppia di ragazze si spogliavano, lì alla finestra, davanti al mondo, preparandosi a entrare nel grande letto severo e quasi immacolato. I telamoni sgomentarono, ma nessuno dei due voleva passare per retrogrado. Infine, quello di destra chiese: «Anche questa è modernità? Oppure siamo oltre?»«Non saprei dire», rispose quello di sinistra, «Studiamo il fenomeno.»

Le più belle copertine di riviste del 2018 (Il Post)

È uscita la selezione delle migliori copertine di giornali e riviste dell’anno curata dal sito Coverjunkie. Come sempre ce ne sono moltissime del New York Times Magazine, di Time e Vogue, mentre di italiane ce ne sono due: quella di Rolling Stone con la bandiera LGBT, e una del mensile di lifestyle maschile Icon. Rispetto agli anni passati la raccolta è un po’ meno sperimentale e propone riviste che probabilmente già conoscete, perlomeno se siete un po’ appassionati. Sfogliarla è comunque interessante…

1

Leggi tutto l’articolo: https://www.ilpost.it/2018/12/15/copertine-riviste-2018/

I post più graditi dell’anno

https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/06/12/il-timoniere-gentile-addio-a-gianluigi-pizzetti/

https://radiospazioteatro.wordpress.com/2014/10/15/la-paura-vien-di-notte-dino-buzzati-la-goccia/

https://radiospazioteatro.wordpress.com/2014/12/17/chiaroscuri-900-iii-il-poeta-dentro-e-fuori-corrado-govoni/

https://radiospazioteatro.wordpress.com/2015/03/10/tutti-gli-anni-nel-giro-di-un-valzer-katherine-mansfield-il-suo-primo-ballo/

https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/11/la-commozione-della-commozione/

Radiospazio Fiction. La quadrilogia natalizia. 4. FANTANATALE

https://soundcloud.com/alberto-gozzi-890487993/fantanatale

Per i nostri lettori che amano la fiction radiofonica proponiamo un ciclo di spettacoli di Radiospazio andati in scena nel dicembre del 2012

Come saranno i nostri Natali fra qualche secolo? Ce lo raccontano i grandi autori della fantascienza e del fantastico, da Aasimov a Clarke a Buzzati e altri: una proiezione nel futuro che ci riporta, con un vertiginoso viaggio circolare, all’irrealtà del nostro presente.

Ascolta anche:
Fuga dal Natale:
https://wordpress.com/blockeditor/post/radiospazioteatro.wordpress.com/17459
Gli ingredienti del Natale:
https://wordpress.com/blockeditor/post/radiospazioteatro.wordpress.com/17485
Natale all’italiana:

https://wordpress.com/blockeditor/post/radiospazioteatro.wordpress.com/17492

Radiospazio Fiction. La quadrilogia natalizia. 2 GLI INGREDIENTI DEL NATALE

https://soundcloud.com/faustroll-1/gli-ingredienti-del-natale

Per i nostri lettori che amano la fiction radiofonica proponiamo un ciclo di spettacoli di Radiospazio andati in scena nel dicembre del 2012

Il presepe, la poesia che il bimbo recita in piedi sulla sedia, i buoni sentimenti che per un giorno fanno sentire migliori sono gli ingredienti di una festa vissuta da molti come una rappresentazione giunta alla trecentesima replica,con gli attori che recitano stancamente le battute e i costumi logorati da una troppo lunga tournée. Eppure questa rappresentazione deve andare in scena,ineluttabile, ogni anno; per non subirla come una condanna o come un pedaggio che si versa controvoglia alla Tradizione, si può ricorrere a un’altra finzione più sfaccettata e gioiosa, quella della letteratura. Le invenzioni degli autori convenuti sul nostro palcoscenico disegnano sette scorci di sette Natali che ci permettono di rileggere questa festa con le lenti dell’intelligenza e del cuore.

Ascolta anche: Fuga dal Natale:
https://wordpress.com/blockeditor/post/radiospazioteatro.wordpress.com/17459

Radiospazio Fiction. La quadrilogia natalizia. 1. JOHN GRISHAM, FUGA DAL NATALE

https://soundcloud.com/faustroll-1/grisham-fuga-dal-natale

Per i nostri lettori che amano la fiction radiofonica proponiamo un ciclo di spettacoli di Radiospazio andati in scena nel dicembre del 2012

Con Fuga dal Natale John Grisham si è concesso un divertimento che lo porta lontano, per una volta, dal giallo giudiziario e dal monumentale impegno del best seller. A cercarlo bene, qualche elemento di suspense si ritrova anche nella storia di questa coppia di coniugi di mezza età che progettano di ribellarsi ai riti (e alle inutili spese) del Natale: riusciranno i nostri ribelli improvvisati a resistere alle pressioni della loro piccola comunità alla quale appaiono improvvisamente come eversori delle tradizioni e dell’ordine costituito? Il plot è semplice, ma questo è il suo bello, perché l’autore gioca con la “variazione sul tema” come lo chef malizioso reinventa i piatti della tradizione aggiungendovi sapori inediti e imprevedibili. Nell’avventurarsi su un terreno così diverso da quello dei suoi più noti romanzi, Grisham procede con un passo agile e leggero che ricorda un genere ormai classico della cultura americana, la commedia alla Neil Simon; la riscrittura scenica, modellata sul radioteatro, ha assecondato la vocazione comica del testo originale, intervenendo, occorre dirlo, con una certa libertà. Confidiamo che l’autore, sicuramente un uomo di spirito, non se ne dispiacerebbe

Il video del mercoledì. A teatro nello scannatoio

https://www.lettera43.it/it/video/rissa-scuola-gela-natale-video/35055/

Quello che è andato in scena in contrada Albani Roccella (Gela) è forse l’embrione di un teatro del nuovo millennio. La rissa che ha coinvolto due madri (e i rispettivi familiari) che si contendevano il posto migliore per riprendere col cellulare il video dello spettacolino rappresenta un mutamento – non si sa quanto definitivo – della fruizione dell’evento teatrale. Anzitutto, la vanificazione dell’evento stesso: non è importante ciò che si va a vedere, ma la sua registrazione, cioè il suo possesso –  poco importa che una registrazione video sia una poltiglia di immagini indecifrabili, ciò che conta è che sia frutto mio, del mio ingegno e del mio strumento; spesso ingegno e strumento vengono vissuti come fortemente interdipendenti, o addirittura come coincidenti: un Apple iPhone xs (256 GB, € 1.359,00) non può che essere una bellissima regia, visto il prezzo. Un altro mutamento sostanziale riguarda il pubblico. La vecchia pratica del teatro rendeva gli habitué un po’ complici, quasi membri di un circolo senza tessera, legati da una consuetudine striata di noia e quasi di affetto; le avanguardie del pubblico del nuovo millennio entrano in teatro dopo aver fatto il quotidiano pieno di aggressività sui social, e dagli insulti scritti passa alle mani per contendersi la ripresa di un video che proprio sui social dovrebbe trovare la sua consacrazione. Il cerchio si chiude.  Il Nuovo sposta il baricentro dal palcoscenico alla platea, trasformata in Arena del Popolo; per ora sono soltanto graffi e schiaffi, ma come tutte le civiltà anche quella teatrale necessita di tempo per decantarsi. Le società calcistiche hanno qualche motivo di preoccupazione; come tutte le dee, anche la Violenza è capricciosa e, se s’invaghisce del teatro, una Fedra recitata davanti a una platea/scannatoio, potrebbe diventare più appetibile di una partita Juventus/Inter. Attendiamo curiosi.

Matteo Nucci, Nei luoghi di Aristotele. Dove è nato il senso critico (Minima et Moralia)

“Passeggiare è la parola d’ordine. Peripatein dicevano gli antichi. E fu qui, nel 335 a.C. che Aristotele cominciò a spingere i suoi studenti a rendere quel gesto uno stato d’animo capace di diventare simbolo. Cosa accadeva passeggiando attorno al ginnasio di Apollo Licio potremmo dirlo in una parola.
Nella grande scuola che Aristotele qui fondò, chiamata Liceo da Apollo e soprannominata Peripato per via delle lezioni itineranti, fu istituzionalizzato per la prima volta un sistema di studi capace di esaltare ciò che segna la storia del pensiero europeo: il senso critico.”

Leggi tutto l’articolo:
http://www.minimaetmoralia.it/wp/nei-luoghi-aristotele-nato-senso-critico/