Galleria. Le maschere

«Un attimo, e sono da te», gli aveva detto staccandosi da lui – forse doveva salutare qualcuno, impartire disposizioni ai domestici o cose del genere. La seguiva con lo sguardo mentre, a ogni qualche passo, si intratteneva con questo o quell’invitato. Vecchi notabili travestiti da pirati e da ammiragli che la guardavano con le ultime gocce di desiderio; colleghe antipatiche e antipatizzanti travestite da amiche del cuore che l’abbracciavano – normale routine per una padrona di casa.
In fondo al salone il costume da Pierrette di lei si era congiunto (forse ricongiunto?) con quello di un samurai. Era palesemente il più chiassoso ed egocentrico di tutti i costumi presenti. Forse per questo lei aveva riso forte e leggermente stonando quando l’aveva incontrato. Forse per questo lo aveva preso sottobraccio ed era scomparsa con lui in una porticina mimetizzata nella parete.
La festa aveva incominciato a calare. Lui era rimasto sempre lì, accanto al buffet. Infine, svaniti gli invitati, era comparsa una piccola schiera di domestici che avevano incominciato a riordinare. Li dirigeva un maggiordomo anziano. Era un uomo che nel suo lungo corso doveva aver incrociato molti dolori quasi tutti non suoi – ciò che ora gli conferiva una certa distaccata umanità. Mentre i servitori giovani portavano via le bottiglie, il maggiordomo gli chiese se volesse bere ancora qualcosa. Formulata da un altro, la domanda sarebbe suonata sarcastica; detta da lui, significava che l’attimo, dopo essere stato stiracchiato oltre ogni logica, si era del tutto esaurito.
La notte era umida e freddina, così che le foglie del viale erano diventate scivolose. Non essendo più tanto giovane, si allontanava con cautela – una caduta sarebbe stata tragicomica; ebbe per un istante la visione di sé con le gambette secche a bicicletta nell’aria. Di tanto in tanto si volgeva alla villa, come per dire: «Sappiate che io me ne sto andando.» Le finestre, tutte chiuse, rispondevano: «E allora?», sempre più spazientite.

Paul Valéry, Emozione ed emozione

Sappiamo ciò che la maggior parte degli uomini prova più o meno intensamente davanti a uno spettacolo naturale. Il tramonto del sole, i chiari di luna, le foreste e il mare ci commuovono. I grandi eventi, i momenti critici della vita affettiva, i turbamenti dell’amore, l’evocazione della morte, sono altrettante occasioni o cause immediate di risonanze intime e più o meno coscienti.
Questo genere di emozioni si distingue da tutte le altre emozioni umane. Come? È attualmente l’oggetto della mia ricerca. Ciò che m’interessa è contrapporre il più nettamente possibile l’emozione poetica all’emozione ordinaria. È molto delicato operare una simile separazione perché essa non si realizza mai nei fatti. All’emozione poetica essenziale si mescolano sempre la tenerezza o la tristezza, il furore o la paura o la speranza; gli interessi e i singoli stati d’animo dell’individuo si combinano inevitabilmente con quella sensazione di universo che è caratteristica della poesia.

Paul Valéry, Proposito sulla poesia

Il video della domenica. Umberto Eco, inventiamo un linguaggio

Giuseppe D’Antonio, Galateo editoriale. Maiuscole, punteggiatura, possessivi (I libri degli altri)

“Un dattiloscritto formattato male e poco curato dal punto di vista morfosintattico è un pessimo biglietto da visita: font minuscole, interlinee strette, doppi spazi, apostrofi al posto degli accenti, orrori grammaticali rivelano sciatteria e ineleganza. Fedele all’idea che la forma sia sostanza, il Galateo editoriale vi condurrà attraverso il bon ton della formattazione e correzione testuale, affinché nessuno possa guardarvi dall’alto in basso.”

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https://ilibrideglialtri.com/category/rubriche/galateo-editoriale/

Un secolo di Bauhaus

Siamo circondati da oggetti dei quali, nella maggior parte dei casi, non conosciamo niente se non a mala pena la funzione. Non abbiamo idea della provenienza, della progettazione, del funzionamento di una quantità enorme di cose di cui si compone la nostra vita quotidiana. Eppure, gran parte dei gesti che compiamo ogni giorno sono accompagnati da qualche elettrodomestico, device, utensile che ce la rendono possibile: la mattina appena svegli prendiamo la caffettiera e come d’incanto si materializza nelle nostre tazze un caffè, accendiamo un fornello e il miracolo del fuoco prende luogo davanti ai nostri occhi, per non parlare poi dell’aura quasi magica che avvolge lo smartphone con cui leggiamo le notizie e scrolliamo i social, magari in bagno o mentre siamo sul bus. Diamo per scontato che queste cose siano sempre esistite, a meno che il nostro lavoro non sia appunto costruire o inventare oggetti, e ne facciamo un uso talmente spontaneo da averlo interiorizzato e da non considerarlo più un piccolo miracolo.

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https://thevision.com/architettura/bauhaus-produzione-attuale/


Francesca de Lena, Lasciate fare la poesia ai poeti (I libri degli altri)

“Uno dei commenti che scrivo più spesso ai margini di un romanzo da valutare o editare è: sta facendo poesia.
Se lo pronunciassi pubblicamente starei dicendo un’inesattezza anche abbastanza fastidiosa, perché nel mio lessico privato quella frase significa: “scrive belle parole a vuoto”, mentre la poesia è tutt’altro che questo, è anzi proprio il contrario di questo: la poesia carica le parole di significato.”

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Galleria. Lo scoppio

Lo scoppio era stato forte. («Un éclat.», se lo ripeteva in francese per sdrammatizzare).  Dopo tanti anni di assidua amicizia. Solo un’amicizia? Evitò di addentrarsi nei corridoi troppo tortuosi della ricostruzione dei fatti. Un’assidua amicizia. Punto. Ipocondriaco com’era, temette qualche lesione. L’udito funzionava come prima, eppure un’incrinatura doveva esserci, la percepiva anche se non sapeva dove localizzarla. Si sottopose a numerosi di esami, tutti negativi. Accrebbe la sua sfiducia nei medici, e anche in se stesso.

Sully Prudhomme, Il vaso infranto

Il vaso dove muore questa verbena
da un semplice tocco di ventaglio è stato incrinato;
il tocco deve averlo sfiorato appena,
non v’è stato alcun rumore.

Ma la leggera incrinatura
mordendo il cristallo ogni giorno
con un segno invisibile e deciso
ne ha fatto lentamente il giro.

La sua acqua fresca se n’è uscita goccia a goccia,
il succo dei fiori si è consumato.
Nessuno ora ha dubbi,
non toccatelo, è rotto.

Spesso, così, anche la mano che si ama,
sfiorando il cuore, lo incrina;
poi, il cuore si spezza da solo
il fiore del suo amore muore.

Sempre intatto agli occhi del mondo
sente piangere e aumentare sommessamente
la sua ferita sottile e profonda:
non toccatelo, è spezzato.

Sully Proudhomme, Il vaso infranto, Traduzione anonima

Lingua italiana, allarme dei docenti: all’università errori da terza elementare

https://informarexresistere.fr/lingua-italiana-scuola-parlare-scrivere-allarme/?fbclid=IwAR2ZS9-VT-XYM3HXx2WlHVOJftImx73ja3csJwFPiQKsDr-iOvGQgYVJmns

Il Quarto stato: dove si trova e cosa rappresenta (“Art Post”)

Il Quarto Stato è il risultato di un lungo percorso compiuto da Giuseppe Pellizza da Volpedo, che per la prima volta nella storia dell’arte italiana rappresenta l’ascesa del movimento operaio nella vita sociale del Paese e lo fa come se fosse inevitabile.

Leggi tutto l’articolo:  https://www.theartpostblog.com/il-quarto-stato-dove-si-trova-e-cosa-rappresenta/

Il video della domenica. In ricordo di Albert Finney, Tom Jones, di Tony Richardson (1963) “La seduzione è servita”

Grande attore di teatro inglese (Royal Academy of Dramatic Arts), si rivela al pubblico italiano nel 1963 in una straordinaria versione cinematografica di Tom Jones, di Fielding, con la regia di Tony Richardson e la sceneggiatura di John Osborne (quando si dice: fare le cose per bene). Il film è un capolavoro assoluto, forse la più bella riscrittura cinematografica di un classico della narrativa. Finney, che ha ventisette anni ma ne dimostra meno, interpreta perfettamente il trovatello Tom, che imprudentemente si innamora di una fanciulla di alto rango. Cacciato dal ricco signore che lo ha allevato, Tom inizia un percorso di crescita e di formazione che sfocerà nel lieto fine. La sequenza che proponiamo, tratta dalla prima parte del film. Nelle sue peregrinazioni, Tom si è imbattuto in Molly, una gaudente ninfa boschereccia (l’attrice Diane Cilento, prima moglie di Sean Connery). Dopo l’incontro fortuito nelle campagne, i due finiscono in una osteria, dove danno vita a una sequenza muta memorabile sul rapporto fra cibo e seduzione.

Dopo San Valentino. Antonio Delfini, Era meglio venire da te

Era meglio venire da te
prender due schiaffi
e non parlarne più

Era meglio venire da te
dirti ogni cosa
e non parlarne più

Era meglio venire da te
portarti via per sempre
e non parlarne più

Invece che stare a cincischiare
s’è meglio il monte
o s’è meglio il mare

Invece che stare a dire
s’è meglio amare
o s’è meglio morire

Era meglio andare
a dormire

Invece che stare a pensare
se t’avrei potuto amare

perché non mi pugnalasti nella schiena?

Antonio Delfini, Era meglio venire da te