Enzo Mari, Sulla creatività

https://www.youtube.com/watch?v=X49crKOX9Js

È scomparso Enzo Mari, uno dei maestri indiscussi del design italiano del ‘900. La figura di Enzo Mari è profondamente legata al fenomeno del Made in Italy, la cui consacrazione e ascesa a livello internazionale arriva con la celebre mostra “Italy: The New Domestic Landscape”, tenutasi al MoMA di New York nel 1972.

“Non esiste oggi parola più oscena, più malsana della creatività… Si dice che siamo creativi… così… così (fa uno scarbabocchio) … Si produce il nulla, la merda, con la parola creatività”.

Il video della domenica. Alessandro Barbero, Contro le falsificazioni storiche

https://www.facebook.com/watch/?v=561759874329712

“Di per sé Storia e Memoria sono due cose completamente diverse; la Memoria è sempre soggettiva, sempre individuale: è come io, o la mia famiglia o il mio Paese hanno vissuto quegli avvenimenti, non è mai condivisa. Lo so che è uno slogan che la nostra politica ripete da tempo, ma lo slogan della memoria condivisa è uno slogan completamente idiota”………………

Andrea Gentile, Apparizioni (racconto) (Le parole e le cose)

La sera del 30 giugno 2017, a Charkiv, Ucraina, Dasha Medveveva, ventiquattro anni, sta guidando la sua BMW. La sua amica, Sofia Magerko, sedici anni, con lo smartphone filma il momento. Siamo in diretta su Instagram.
Le due amiche bevono alcol, urlano, scherzano. Una grida “hi boys” alla camera. Dasha fa il segno della vittoria, indice e medio, con entrambe le mani. Solleva le braccia in aria, accennando una danza. Viene il dubbio che la macchina non sia in movimento, ma poi Dasha tiene il volante, per qualche secondo, con la mano sinistra, guarda la strada. Ritorna con lo sguardo in camera, Sofia sposta l’obiettivo su di lei. Segno della vittoria. Un altro sorso. Urlano. Rumore di “tremendo impatto”. Buio. Silenzio.

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http://www.leparoleelecose.it/?p=39436

Silvia Gola, Vogliamo anche il pane (Il Tascabile)

Una mappatura delle condizioni (e delle mobilitazioni) dei lavoratori dello spettacolo e della cultura.

Incarnata in una popolazione fluttuante, composta da lavoratrici e lavoratori indipendenti, precari, poveri al lavoro, lavoratori qualificati e mobili, sottoposti a una flessibilità permanente. (…) i quali, pur potendo dimostrare di partecipare alla politeia, restano cittadini dimezzati perché non godono di un contratto di subordinazione e a tempo indeterminato.

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https://www.iltascabile.com/societa/vogliamo-anche-il-pane/

Louise Glück, Nostos (Le parole e le cose)

In giardino c’era un melo –
e questo sarebbe
quaranta anni fa – dietro,
solo prati. Macchie di crochi
nell’erba umida.
Io stavo alla finestra:
fine aprile. Fiori primaverili
……………….
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http://www.leparoleelecose.it/?p=39446

Julio Cortázar, Il meraviglioso

Da bambino ero più sensibile al meraviglioso che al fantastico, e a parte i racconti di fate, come il resto della mia famiglia credevo che la realtà esteriore si presentasse tutte le mattine con la stessa puntualità e le stesse rubriche fisse della Prensa. L’evidenza che ogni treno dovesse essere trascinato da una locomotiva era una certezza alla quale frequenti viaggi da Banfield a Buenos Aires offrivano una conferma rassicurante, e per questo la mattina in cui per la prima volta vidi entrare in stazione un treno elettrico che sembrava fare a meno della locomotiva scoppiai a piangere con una tale veemenza che, secondo mia zia Enriqueta, ci volle più di un quarto di chilo di gelato al limone per riportarmi al silenzio. (Del mio abominevole realismo di quel periodo dà un’idea complementare il fatto che, passeggiando con mia zia, trovassi spesso monete per strada, ma soprattutto l’abilità con cui dopo averle rubate a casa le facevo cadere mentre mia zia guardava una vetrina, per poi precipitarmi a raccoglierle ed esercitare l’immediato diritto di comprarmi le caramelle. A mia zia invece il fantastico doveva essere molto familiare visto che non trovava mai insolita quella ripetizione un po’ troppo frequente e condivideva perfino l’eccitazione del ritrovamento e qualche caramella)

Julio Cortázar, Il sentimento della letteratura, Traduzione Eleonora Mogavero, SUR

Rimandata al 2024 la mostra di Philip Guston: Incriminate le figure che evocano il KKK nei dipinti (Artribune)

La mostra, che avrebbe dovuto tenersi a Boston, Houston, Washington e a Londra, si terrà tra quattro anni. Secondo i direttori delle istituzioni ospitanti il clima storico attuale non sarebbe adatto ad ospitare la grande retrospettiva dell’artista.

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https://www.artribune.com/dal-mondo/2020/09/rimandata-philip-gustonnow-al-2024/

Sara Dolfi Agostin, Paolini: sessant’anni di carriera in mostra e una donazione al Castello di Rivoli (Il Sole 24 ore

“Il Castello di Rivoli celebra l’ottantesimo compleanno di Giulio Paolini (Genova, 1940) con una mostra personale, occasione per una donazione al museo e omaggio alla sua lunga carriera, iniziata a vent’anni con l’opera «Disegno geometrico» (1960). Un artista che in molti non esitano a chiamare “maestro”; protagonista della prima ora della guerriglia dell’Arte Povera teorizzata nel 1967 da Germano Celant, pur avendo sempre ribadito un’autonomia inscritta in un’affinità di pensiero e amicizia.”

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https://www.ilsole24ore.com/art/paolini-sessant-anni-carriera-mostra-e-donazione-castello-rivoli-ADPIldv

Manu Dibango, Le voci della radio

Finalmente ascolto per la prima volta Louis Armstrong canticchiare alla radio! Finalmente sento una voce nera, una voce che canta delle melodie che mi ricordano quelle che ho imparato al tempio.
Questa radio dà il ritmo alla vita di tutti i giorni. La televisione non esiste ancora. Ascoltiamo con fervore i romanzi a puntate e Charles Trenet. Quando canta La Mer  io rivedo il mio paese, e le donne che vanno sulla riva a cercare il pesce. Impressioni che mi riportano al passato. I profumi dell’infanzia mi arrivano con le lettere di mio padre. Nelle sue missive mi dà dei consigli su ciò che devo fare, chi devo frequentare. Mi vieta di scrivere alla gente del paese, perché non sappiano che sono in Francia: c’è il rischio che ci buttino il malocchio. Mio padre vive la sua vita nel Camerun mentre io sono ormai in un mondo diverso.

Manu Dibango, Tre chili di caffè, Tradudizione Jole Pinna Pintor, EDT

Isabella De Silvestro, Fotograferemo tutto e saremo incapaci di ricordare ciò che conta davvero. Così predisse Calvino nel 1970

“Uno studio del 2018, pubblicato nel Journal of Experimental Social Psychology, ha rilevato che le persone che fotografano un’esperienza dimostrano in seguito di averne un ricordo meno intenso e dettagliato rispetto a chi la vive senza filtri. Se infatti la foto ci illude di aver catturato l’esperienza nella sua totalità, ciò che quella invece è riuscita a catturare non è che una parte infinitesimale di ciò che compone l’intera esperienza.”
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https://thevision.com/cultura/italo-calvino-fotografare-ricordi/

Le figurine di Radiospazio. Dal capufficio

Lei è seduto di fronte al suo capo ufficio.
Si rilassi, respiri profondamente, domini il tremito nervoso delle ginocchia, esponga il suo caso, ma mantenga fino in fondo un po’ di dignità e fierezza. Non si getti ai suoi piedi, non gli abbracci le ginocchia.
Gli dica che non ne può più, che non arriva a sbarcare il lunario, che non è per sé che implora, ma per la moglie che è logorata dal lavoro di casa e per i cinque figli minacciati dalle malattie.
Forse riuscirà a convincere il capo ufficio, ma può anche darsi che egli si metta a gridare:
«Cosa? Lei, un impiegato che era ritenuto modello, venire a mendicare pochi miserabili centesimi, quando alcuni dirigenti nel pieno delle loro capacità sono ridotti alla disoccupazione a soli quarant’anni!  Si reputi fortunato se non la butto fuori a calci nel sedere!»
In questo caso non faccia gesti di cui potrebbe pentirsi in seguito. Si alzi ed esca dignitosamente.

Sara Sermini, Ci cura questa forma lapidaria. I versi poveri di Antonella Anedda (Le parole e le cose)

«Papà, spiegami allora a che serve la storia», chiese una volta un bambino al padre che di mestiere faceva lo storico, e Marc Bloch prontamente annotò la frase nel suo quaderno di lavoro, per poi concentrare in quel verbo, ‘servire’, le ragioni della sua Apologia della storia. Se rivolgessimo la stessa domanda ad Antonella Anedda ci direbbe, forse, che la storia, quella fatta sulle carte con fatica e rigore, è come la poesia: non serve a niente e non serve nessuno, non è a servizio di nessuno. Quella storia che nelle raccolte di Anedda fino a Salva con nome era entrata obliquamente nei suoi versi – come quella «navata di chiarore» che si apre improvvisa nella stanza, di notte, allo spalancarsi del frigorifero – ora diventa l’argomento stesso della raccolta. Fin dal titolo di Tacito, Historiae, che Antonella Anedda fa suo, eleggendo lo storico romano a portavoce della ricerca di una lingua che sappia ridire la storia:

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http://www.leparoleelecose.it/?p=39295

Esilii

  … plenum exiliis mare, infecti caedibus scopuli.
Tacito, Historiae, I, 2

Oggi penso ai due dei tanti morti affogati
a pochi metri da queste coste soleggiate
trovati sotto lo scafo, stretti, abbracciati.
Mi chiedo se sulle ossa crescerà il corallo
e cosa ne sarà del sangue dentro il sale.
Allora studio – cerco tra i vecchi libri
di medicina legale di mio padre
un manuale dove le vittime
sono fotografate insieme ai criminali
alla rinfusa: suicidi, assassini, organi genitali.
Niente paesaggi solo il cielo d’acciaio delle foto,
raramente una sedia, un torso coperto da un lenzuolo,
i piedi sopra una branda, nudi.
Leggo. Scopro che il termine esatto è livor mortis.
Il sangue si raccoglie in basso e si raggruma
prima rosso poi livido infine si fa polvere
e può – sì – sciogliersi nel sale.