Un altro buio, L’Aquila. HABITAT di Emiliano Dante al Torino Film Festival

l'aquila torino ffhttp://ilmanifesto.info/habitat-in-un-film-testimonianza-la-fine-della-speranza-allaquila/

Come video della domenica abbiamo pubblicato un corto del 1969 di Piero Bargellini: magmatico viaggio nelle tenebre, rischiarate appena dalla figura di una inconoscibile donna, Nelda.
La cronaca (non solo cinematografica) ci propone un altro buio, tragico e collettivo, quello de L’Aquila, raccontato da “Habitat”, il documentario di Emiliano Dante proiettato ieri al Torino Film Festival. Non abbiamo avuto occasione di vederlo ma vi proponiamo un articolo di Mauro Avarino sul “Manifesto”.

il video della domenica. Radiografia di una donna. PIERO BARGELLINI. NELDA (1969) 4′

BARGELLINI Piero. Nelda

http://www.ubu.com/film/bargellini_nelda.html

E’ bene dirlo subito: si vede poco in questo video. Per vedere, bisogna attraversare la patina dei grigi, districarsi fra le sfocature e le macchie, ribaltare le molte immagini che vengono proposte in negativo. Per vedere, bisogna, insomma, intuire, ricostruendo dalle tracce fantasmatiche della pellicola volutamente martoriata il mondo di questa Nelda della quale nulla sappiamo e nulla, alla fine, sapremo. Piero Bargellini, morto quarantaduenne nel 1982 dopo una vita di fughe e di droghe, sviluppa con un rigore provocatorio il tema dell’impossibilità di raccontare e lo fa con le tecniche e le risorse del cinema degli anni ’60. Sono quattro minuti di visione tormentosa che producono un senso di vuoto sul quale vale la pena di soffermarsi.

Tre uomini in video (più un drammaturgo inquieto) 3. IL TRIORENO. “VENDILO!”

trioreno patrimonio

 https://www.youtube.com/watch?v=AXAo1cHTfoA

 Con Vendilo, termina il trittico dedicato ai tre uomini in video (più il drammaturgo inquieto). Ci auguriamo che gli amici del Trioreno vogliano ancora pubblicare le loro anteprime su RadiospazioTeatro.

A passeggio con le SS, una domenica…

 

nazi 2

Cosa c’è di più noioso di una fiera del tartufo? Il tartufo è come quelle prime donne che, viste senza costumi di scena, nel loro camerino dopo lo spettacolo, ti ammorbano con i loro problemi di marito divorziato e di figli che non sanno dove mettere durante la tournée, di diaria e di riposi, di impresari e di rate del mutuo: il fascino carismatico che aveva sedotto la platea (e anche te) fino a qualche minuto prima evapora. Ti passa, come  si suol dire, la poesia.
Il 17 novembre, a Murisengo (Alessandria), è andata in scena una primadonna della gastronomia, il tartufo: non cucinato ma esposto nudo e crudo, con le sue forme tuberose che sono tutte uguali. Si annunciava la solita fiera sotto il solito il cielo grigio. Ad animare il monotono pomeriggio domenicale ci hanno pensato i soci dell’associazione “77° Lupi solitari”, un gruppo di appassionati di modellismo (?) che ama organizzare rievocazioni storiche. Si sarebbero potuti scegliere innumerevoli soggetti, dall’incoronazione di Carlo V, alla battaglia di Azincourt, alla (sconfinando nella mitologia) Cavalcata delle Walkirie. I Lupi solitari (dopo averci pensato ben bene, presumo) hanno optato per qualcosa di più frizzante e attuale. “Nelle brigate romane sono entrati in azione i fascisti”, devono essersi detti, “Qui a Murisengo dobbiamo rilanciare: metteremo in scena i nazisti”. E così è stato: la monotonia tartufesca è stata spezzata da sinistre pattuglie di SS che presidiavano il centro, ricreando una lugubre atmosfera di orrore e di morte. “Era una finzione”, hanno precisato i Lupi: saranno “modellisti”, ma il modello che hanno fatto rivivere era osceno. Alle proteste degli abitanti hanno ribattuto: “Beh, se non vi piace non avete che da voltarvi dall’altra parte”. Invece bisogna guardare, tenendo gli occhi bene aperti. E fare in modo che lo spettacolo rimanga una replica unica, senza tournée.

Trompe l’oeil alla rovescia. Alexa Meade

 

alexa 2

https://www.youtube.com/watch?v=eA5hwXPVOwA

Un tempo c’era il trompe l’oeil che allargava stanze troppo piccole o senza finestre con un dipinto realistico che raffigurava un balcone prospiciente il mare, oppure un lago, un cielo… L’abilità del pittore catturava una porzione fittizia di mondo esterno per dare l’illusione che quel vano respirasse grazie a un panorama arioso, forse addirittura nobile
In questo video, Alexia Meade lavora su quelle porzioni del mondo reale che sono gli esseri umani per costruire dei quadri viventi ma imprigionati sulla tela: momenti in cui il teatro del mondo cessa per un attimo di pulsare, di muoversi per diventare una galleria di tele instabili, in precario equilibrio tra la vita e la sua cristallizzazione.

Tre uomini in video (più un drammaturgo inquieto) 2. IL TRIORENO. “PERCHE’ PROPRIO TU?”

trio reno salute sequenza blog

https://www.youtube.com/watch?v=a93aMBLl6kc

Come video della domenica, una nuova strip del Trioreno, Salute.

La prima strip era Lavoro.
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2014/11/12/tre-uomini-in-video-piu-un-drammaturgo-inquieto-1-il-trioreno-triage-lavoro/

“Non ti puoi mai allontanare abbastanza in un deserto”. MATEI VISNIEC, AUTOSTOP. Audio/Radiospazio, durata 6′

visniec autostop

http://www.spreaker.com/user/7367339/visniec-autostop

Rappresentato il 13 marzo 2013 al Teatro Astra di Torino, Sala Prove
Francesco Gargiulo, Eleni Molos,  Anna Montalenti, Carlo Nigra, Alessandro Salvatore.
fonico  Luca Condotta
disegno luci  Mariangela Durante
regia  Alberto Gozzi

Due autostoppisti, un ragazzo e una ragazza, sul ciglio di una strada che si perde nel deserto. Non si sono mai visti, li accomuna l’attesa. Nessuno si ferma a raccoglierli. Un breve dialogo (sei minuti circa) e fine della pièce. Dice: non è che succeda molto. Invece in questo breve  segmento di tempo volano storie: appena accennate ma proprio per questo preziose (il suspense, in pratica, realizzato con niente). D’altronde, dice Visniec, la realtà si è rotta come uno specchio caduto per terra, nel quale si riflettono porzioni di storie; di conseguenza, il drammaturgo non può più scrivere commedie tornite e armoniose con tanto di climax e scioglimento finale: deve limitarsi a lavorare su frammenti di realtà – e più i personaggi sono labili come questi due ragazzi piantati lì in mezzo al deserto, dico io, più ci interessano: non sapendo quasi nulla di loro, siamo costretti a intuire.
P.S. Non voglio tediare con una scheda di Matei Visniec, un drammaturgo che oggi ha un certo rilievo sulla scena europea, ne potrete trovare notizia in rete; Wikipedia è attendibile
 anche se dimentica di dire che accanto al Visniec “politico” ce n’è un altro che lavora sul quotidiano e, in maniera sottile, sul versante comico. E’ il Visniec che amiamo e che abbiamo messo in scena.

Tre uomini in video (più un drammaturgo inquieto) 1. IL TRIORENO. TRIAGE. “STAI LAVORANDO?”. 6′

reno lavoro per blog

https://www.youtube.com/watch?v=VA56O42Crss

All’inizio erano tre, Marcello Foschini, Roberto Messini e Roberto Onofri, come i moschettieri, ma senza spada perché i duelli ai i bolognesi si dedicano sono wprevalentemente verbali. Il quarto che si aggiunse al trio, Mario Giorgi, non veniva dalla Guascogna ma dalla stessa città dei nostri eroi e non aveva nulla del D’Artagnan, basti dire che era (ed è) narratore e drammaturgo – ora, se è facile incontrare narratori sfrontati e veloci di lingua, è raro che lo sia un drammaturgo, il quale predilige le penombre: del teatro e dei pensieri.
I tre più uno, dunque, incominciano a incontrarsi di tanto in tanto e per prima cosa il drammaturgo propone un cambio di nome: da “Trio del Reno” in “Trioreno”, più veloce, più – verrebbe da dire – adatto all’enfasi di un conduttore televisivo: “Ed ecco a voi… il Trioreno!”. Suona molto meglio. Per la verità, i tre non ci sono mai andati in tv, ma è questione di poco, il tempo di vincere il Festival di Loano e arrivano le scritture. L’entrata è di quelle con le trombe e le guide rosse: “Drive in” nel 1987-88; “Raffaella Carrà show”, fino alle debordanti “Europa Europa 2 e 3” su Rai 1.
E poi? Qui subentra Mario Giorgi che racconta: “Dopo quattro anni di successi, urge un adeguamento: non si può più continuare a fare solo le proprie cose, occorre rendersi duttili per inserirsi nei programmi. Io ne ho poca voglia, loro ancora meno. In più, siamo come un gruppo rock di prima generazione, tutti alla pari e quindi in perenne tensione, discussione, lite etc.”
La storia, naturalmente, è molto più lunga; il filo del racconto è finito sotto traccia ed è rispuntato alla luce del sole recentemente, quando i tre più uno si sono ritrovati ed è nato questo “Triage”, tre clip che incominciamo a proporre da oggi. 

Dino Buzzati. La fine del mondo. Audio/Radiospazio. durata 5’30”

 

archivio buzzati fine del mondo

http://www.spreaker.com/user/7367339/buzzati-la-fine-del-mondo

Interpreti: Roberto Accornero, Francesco Gargiulo, Marco Intraia, Eleni Molos, Anna Montalenti
assistente alla regia Mariangela Durante
drammaturgia e regia di Alberto Gozzi

A dispetto del titolo, tanto impegnativo da lasciar intravedere il paradosso, questo racconto convive accanto a tanti altri che Buzzati modella sui soggetti più quotidiani: un incidente d’auto, una visita, uno scarafaggio nella cucina – mosaico di una cronaca possibile che l’autore si diverte a dilatare nella narrazione, creando una risonanza fra l’infinitamente piccolo e il grande, non misurabile Mistero.

altri link audio su Buzzati in Radiospazio:
RAGAZZA CHE PRECIPITA. https://radiospazioteatro.wordpress.com/2014/07/11/dino-buzzati-ragazza-che-precipita-radiospazioaudio-durata-817/

LO SCARAFAGGIO. https://radiospazioteatro.wordpress.com/2016/01/30/dino-buzzati-lo-scarafaggio-audio-di-radiospazio/