Intensi lavori in corso. Robinson Crusoe, il best seller

Tutto lo staff di Radiospazio Teatro è impegnato nelle ultime prove dello spettacolo, di conseguenza l’attività del blog sarà inevitabilmente ridotta, ma l’arcipelago degli articoli da scoprire è piuttosto ampio (quasi 400). Buona navigazione e a presto.
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Diario dall’isola di Robinson, pagina 8. L’isola nel caos

imagePer prima cosa, ci dedichiamo allo schermo sul quale verrà proiettato il romanzo visivo che attraversa la rappresentazione. Appena montato, lo schermo non ha molto di cinematografico, sembra un lenzuolo appeso da una casalinga che, non disponendo di un prato, si serve dell’hangar di un vicino. Ma è solo l’inizio, l’apertura del gioco. Poi, si dice, verranno le luci e tutto acquisterà forma e senso. Si dice, e quasi sempre succede.

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RADIOSPAZIO TEATRO . INTENSI LAVORI IN CORSO

Tutto lo staff di Radiospazio Teatro è impegnato nelle ultime prove dello spettacolo, di conseguenza l’attività del blog sarà inevitabilmente ridotta, ma l’arcipelago degli articoli da scoprire è piuttosto ampio (siamo a quota 400). Buona navigazione e a presto.
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Diario dall’isola di Robinson, pagina 7. Il pappagallo

andrea pappagallo

Nessuno potrebbe sospettare che questa giovane attrice (Andrea Belotti), colta durante le prove in un momento di assorta fantasticheria, intrepreterà il personaggio del pappagallo Poll. Sono stato incerto se inserire questa foto nel diario dall’isola: potrebbe sconcertare il lettore (e dunque il potenziale spettatore); sulla carta, infatti, un pappagallo interpretato da un essere umano evoca spensierate trovate da avanspettacolo, una girandola di mossette e di vocette che per quanto facili (ma si tratterebbe di una citazione, che diamine!) potrebbero alleviare la cappa di monotonia connaturata alla stessa idea di isola deserta; perché, come dice l’editore Taylor con qualche perplessità: “Il soggetto di questo Robinson è buono ma bisogna trovare un antidoto alla noia… Mare e isola… isola e mare… lei capisce…”. Invece Poll sarà un pappagallo dal costume sgargiante ma dall’eloquio passabile; diciamo a livello di uno studente universitario che sta compilando la sua tesi triennale. Nell’economia del romanzo originario di Defoe, il pappagallo rappresenta un pallido surrogato dell’essere umano e al tempo stesso anche una specie di doppio, molto elementare, dell’eroe; non a caso le prime frasi che Robinson insegna al suo compagno di solitudine sono: “Povero, povero Robinson, dove sei tu? Dove sei stato? Come sei venuto fin qui?” – che è un crudele esercizio di autoflagellazione quotidiana. Nella nostra riscrittura, il pappagallo è il residuo di un’avventura pensata e non consumata, e come tutti i personaggi di questo Robinson pretende di sostituirsi al narratore dando il suo contributo al conflitto fra il racconto e la commedia.

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Il video della domenica. Robinson in formato minikolossal. 4′

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https://youtu.be/Af4Tfiy35MA

Questo è un video che hanno visto in pochissimi e che nessun altro vedrà, a parte gli amici del nostro blog; lo ha realizzato Francesco Ghisi lo scorso anno per proiettarlo in occasione della conferenza stampa del Teatro Piemonte Europa, il nostro produttore. Ve lo proponiamo come invito allo spettacolo che debutta il 26 maggio a Torino.

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Diario dall’isola di Robinson, pagina 6. La Segretaria e l’Occhiellatrice

sallyMentre questi fogli virtuali vanno ammucchiandosi, mi accorgo che il diario dall’isola continua ad occuparsi di questioni marginali. Mi piacerebbe che si avventurasse nelle regioni, se non proprio della teoria, almeno della poetica ma c’è sempre qualche urgenza d’altro genere che s’impone. Oggi è di scena l’occhiellatrice, una macchinetta molto semplice a vedersi ma, sembra, piuttosto difficile da manovrare. In pratica, essa produce dei buchi nei quali vengono incastonati quegli occhielli metallici che consentono di far passare delle corde senza che i tessuti si strappino. Senza l’occhiellatrice, e soprattutto senza un manovratore specializzato, non si può montare lo schermo; senza schermo, non si proietta il film, senza il film, viene meno il racconto per immagini col quale De Foe cerca di convincere l’editore Taylor a pubblicare il suo romanzo ancora da scrivere. Come sempre, nella costruzione di uno spettacolo, i dettagli sono decisivi.
Ripenso all’occhiellatrice mentre provo con Giulia Accatino, alla quale è affidato il personaggio della segretaria Sally, una battuta apparentemente semplice: “Signor Taylor, c’è un signore”, che annuncia l’ingresso in scena di Defoe. Da un punto di vista funzionale, è una battuta quasi inutile; Defoe potrebbe entrare in scena senza essere annunciato, con un passo, ma quella frasetta ha una funzione strategica, è una delle molte battute che proiettano l’azione scenica nella dimensione della commedia che è il contrappeso necessario al racconto (cinematografico e verbale) che si va sviluppando con varie modalità sul palcoscenico. Su questa insulsa battuta grava una responsabilità sproporzionata alla sua lunghezza , me ne rendo conto quando la piccola Sally mi chiede come la deve eseguire. Mi verrebbe da dirle: “Dev’essere chiaro al pubblico che la tua battuta è una costola appena tratta dalla vecchia carcassa del teatro”, ma so che non è una risposta, quindi ci addentriamo nella nebbia delle intenzioni: “Forse lei gliela dice con un po’ di acredine, visti i trascorsi burrascosi col principale?”; “Forse la pronuncia in modo un po’ svagato perché sta pensando all’avventuretta della scorsa estate col signor Taylor?”
Tutto sommato, è meno complicato il problema dell’occhiellatrice.


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Diario dall’isola di Robinson, pagina 5. Un prequel, anzi due

nuova eleni con casa

 Il prequel è diventato una risorsa (forse un genere) per un mercato cinematografico e televisivo che, volendo andare sul sicuro, si appoggia su personaggi che vivono, per così dire, un’esistenza collaudata dal tempo. Hannibal Lecter e Norman Bates sono solo due dei numerosissimi personaggi nelle cui esistenze del tutto ipotetiche si è andati a frugare (fantasticare) ricostruendo chi fossero “prima”. Anche il nostro Robinson ha qualche parentela col prequel: nella nostra riscrittura scenica, Daniel De Foe cerca di vendere all’editore Taylor il soggetto del suo romanzo, ma raccontare un romanzo che ancora non esiste è impossibile, così l’autore, costretto dal bisogno di denaro e dalla fretta,  cerca rendere più efficace il suo racconto proiettando un film che dovrebbe rafforzare la sua narrazione. Ma qui scatta un altro prequel non previsto (cose che succedono, sulla scena, dopo Pirandello): uno  dopo l’altro,  compaiono anche i genitori di Robinson che si ritengono i legittimi detentori della storia del loro figliolo; entrano dunque a gamba tesa nel racconto che De Foe tenta faticosamente di mettere in piedi; il romanzo si sfilaccia e diventa commedia. Proprio in omaggio alle convenzioni della commedia (con qualche sconfinamento nel varietà), i ruoli dei due genitori sono affidati a un’unica interprete, Eleni Molos, che avrà il suo da fare per entrare e uscire (letteralmente) dai panni femminili e e maschili. C’è anche un finale impossibile che accomuna i due personaggi, ma quello proprio non ve lo diciamo, dovete venire a vederlo a teatro.

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Diario dall’isola di Robinson, pagina 4. La maionese

roberto e massimo in prova

La sala prove è piuttosto buia; c’è qualche riflettore ma non è puntato, e una luce generica, approssimativa rischierebbe di sbiadire ulteriormente il film col quale si misurano gli attori, quindi lo si tiene spento e ci si aggira in una mezza penombra. Durante le prove di uno spettacolo si attraversa sempre una fase lattiginosa: una sostanza che non è né liquida né solida,  come una maionese che deve ancora rassodarsi. Il gusto corrisponde ma non la si può servire in tavola così, quindi bisogna continuare a lavorare col mestolo. Ci si aggira dunque nella penombra e si finisce per abituarsi a questa atmosfera dimessa. Da qualche giorno sono arrivati alcuni panchetti grigi. Sono già quelli di scena. Sembra impossibile, ma la presenza di elementi scenici, pur così dimessi, ha prodotto un effetto benefico, è stato come mettere un piede nello spettacolo reale, quello che per ora è solo un’ipotesi.
La foto ritrae, da sinistra a destra, Roberto Accornero e Massimo Giovara, rispettivamente l’editore Taylor e Daniel De Foe. Sullo schermo, il nostro Robinson Crusoe, Paolo Brunati: seduto sulla spiaggia della sua isola, scrive: forse il diario della sua solitudine, forse prende appunti su ciò stanno dicendo di lui il suo autore e il suo possibile editore. Guardando la foto, mi viene da pensare che c’è molta carta in questa immagine; i copioni degli attori sono caduchi, scompariranno quando saranno sorretti dalla memoria ma Robinson, fissato nelle immagini del video, continuerà a scrivere le sue pagine che nessuno leggerà.

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Scarabocchi d’autore. I GATTINI DI MALRAUX

unnamedimageAccoppiata imprevista, e invece. Niente a che vedere con i felini zuccherosi che oggi spopolano sul web invadendo anche le pagine facebook dei politici meno carezzevoli.
Scopriamo un lato imprevisto di un autore molto serio: un libro recente e curioso ci racconta che l’André Malraux politicamente impegnato che combatte in Spagna a fianco dei repubblicani e poco dopo si unisce alla Resistenza francese, si schiera con de Gaulle, diventa Ministro della Cultura e lo rimane per tutto un decennio, quello stesso Malraux nei momenti di quiete impugna una matita e si mette a disegnare animali di ogni sorta. Pochi tratti accennati, spesso una didascalia, ed ecco che prendono forma felini dai connotati buffi e dai nomi ancora più balzani (il gatto melomane, l’Omero dei gatti, il diavolo dei gatti…) ma anche demoni dall’aria ben poco temibile, volpi che hanno preso la scossa, serpenti dalla faccia perplessa, scoiattoli-pipistrello, maschere, elmi, fantasmi…
Schizzi veloci su foglietti sparsi che l’autore lascia in giro per casa, regala ai famigliari, semplicemente dimentica. Ma anche scarabocchi in luoghi meno ortodossi: succede allora che sul frontespizio di una copia di La condition humaine, che nel 1933 vince il prestigiosissimo Premio Goncourt e ad oggi è un caposaldo della letteratura engagée, campeggino belli sorridenti un ragno e un polletto.

Roberta Sapino

Marie-Josèphe Guers, L’univers farfelu d’André Malraux, Éditions du Chène

 

Robinson Crusoe, il best seller. Birrificio Metzger, Torino. dal 26 al 31 maggio

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Al mercato delle mitologie, il prequel ha conquistato uno spazio rilevante: si assume un’opera di finzione, per lo più con un protagonista famoso, come punto di partenza per un viaggio ipotetico che va a frugare (fantasticare) su ciò che sarebbe potuto accadere prima. Anche il nostro Robinson teatrale ha qualche tratto del prequel. Si prende spunto da un Defoe acciaccato che – bisognoso di denaro, come spesso gli accadde – cerca di vendere all’editore Taylor il suo nuovo romanzo del quale esiste, al momento, solo una sinossi. Si può (sensatamente) raccontare un racconto che non ancora non esiste? La pratica è molto diffusa, appartiene alla nostra quotidiana esperienza di lettori; è un gettone che spendiamo quando raccontiamo un libro che abbiamo letto e operiamo, in tal modo, una sorta di riscrittura orale della quale siamo più o meno consapevoli. Nella nostra rappresentazione, la sinossi che Defoe si affanna a sviluppare sulla scena si presenta in forma di film: un piccolo film girato alla buona, in bianco e nero, con un Robinson fuori ruolo, naufragato sulla riva di un mare domestico, nel quale solo una volonterosa fantasia può vedere un’isola dell’arcipelago Juan Fernandez. Il piccolo film, insomma, non è un’opera abbastanza affascinante per sedurre l’editore Taylor che, giustamente, tiene d’occhio anzitutto il mercato; Defoe, di conseguenza, deve spiegare, motivare, giustificare e soprattutto integrare il racconto filmico col suo racconto orale (che strazio, quando un autore deve promuovere il progetto di una sua opera!). Inoltre, il mito del più famoso dei naufraghi, approdando ai nostri giorni, non può sottrarsi al contagio del dubbio che permea genere del romanzo da più di un secolo; la storia si sfilaccia e nel racconto drammatico viene a insinuarsi la commedia.

A.G.

Diario dall’isola di Robinson, pagina 3. IL MITO IN FIGURINA

diario completo di marchirobinson_crusoe

 

 

 

 

 

Le figurine, quelle che si comprano ancora oggi dal giornalaio, sono piccoli strumenti comunicativi che producono un circuito comunicativo mitico. Erano mitici i calciatori delle famose figurine Panini, per i quali quel cartoncino colorato rappresentava una sorta di biglietto d’ingresso in un’eternità a tempo determinato. Robinson Crusoe, nella conoscenza dei più, è un mito letterario che vive separato dal libro che lo ha generato. In pratica, dell’infelice naufrago si ricorda soltanto la vecchia iconografia: il suo cappello e il suo ombrello da sole fatti di pelo (ma doveva avere un caldo terribile!), il suo sodalizio con Venerdì e poco altro. Anzi, niente altro, direi, anche senza aver fatto un’indagine sociologica a riguardo. Un mito senza corpo è un’ottima occasione per una riscrittura, e non ce la siamo fatta scappare. Lo spettacolo parte da un prequel, si direbbe oggi: il malandato De Foe, bisognoso di denaro più del solito, affronta di petto il libraio editore Taylor con la proposta di un romanzo del quale fornisce solo il soggetto: se il plot piace, lo scrittore procederà alla stesura velocemente – dopo un adeguato anticipo, s’intende. E qui sorgono le difficoltà: all’editore Taylor il soggetto non dispiace, pur con qualche riserva, ma non sarà un po’ noioso questo naufrago tutto solo in un’isola senza molte attrattive? Insomma, bisogna andare a vederci dentro, a questo romanzo non ancora scritto. Bisogna, purtroppo, improvvisare. De Foe si è premunito, ha girato un filmino alla buona, in bianco e nero, che dovrebbe rendere l’idea. Ma un film può rendere conto di quella che sarà la scrittura di un romanzo che non esiste ancora? Incomincia l’avventura fra le spire di una narrazione che s’imbatte in molti incidenti. Il resto ve lo racconteremo nelle prossime puntate (non integralmente, s’intende). 

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(segue)

Il video della domenica. KEIICHI TANAAMI, OH, YOKO!

Schermata 2015-05-08 alle 16.41.05http://www.ubu.com/film/tanaami_yoko.html

I due si conoscono il 7 novembre 1966, a una mostra d’arte. L’amore fra la giovane artista che espone le sue opere, Yoko Ono e il già famoso visitatore, John Lennon, scoppia, secondo i biografi, a prima vista. La notizia è di quelle che fanno il giro del mondo, anche senza la risonanza della rete. La storia d’amore si decanterà in numerosi e a volte clamorosi capitoli: le rotture coi rispettivi coniugi; l’incrinarsi del rapporto fra i Beatles (per colpa, appunto di Yoko, sostiene Paul); il sequestro di John da parte di Yoko che, si dice, gli impedisce di comparire in pubblico per anni…
Riletta a distanza di tempo, quella storia d’amore ha perso i caratteri di eccezionalità che i fan dei Beatles vollero attribuirle e appare fatalmente come un mito un po’ stanco. Lo celebra questo video di Keiichi Tanaami – Oh, Yoko!, (1973) – con un rituale pop irreprensibile e rigoroso come una messa cantata di Natale, con i chierichetti freschi di barbiere, in veste rossa e cotta bianca ornata di pizzo.