La situazione è questa: una scrittrice entra e
esce dall’ospedale psichiatrico per iterati tentativi di suicidio. È la vita
che sta rinchiusa dentro un labirinto e cerca a tutti i costi la via d’uscita della morte, ma il labirinto della vita è troppo
articolato perché la morte si presenti come soluzione d’emergenza. Il ricovero
è quindi una sconfitta: l’uscita era solo l’ennesimo miraggio. È così che,
malata di insensatezza, la scrittrice cerca rifugio
nella lettura, pensando che siano gli scrittori a conoscere la strada, pensiero
che la consegna del tutto alla contraddizione: “Nonostante gli anni, ancora non
mi è passato quel desiderio infantile che gli scrittori mi insegnino come
vivere”.
Gigliola Cinquetti aveva 16 anni quando cantava Non
ho l’età che nel 1964 vince il festival di Sanremo. Lei voleva
crescere, doveva crescere, per poter amare e uscire sola con te…
“Ci facevate schifo, terroni. Finché non è successo il miracolo, neanche tanto tempo fa, quando abbiamo fatto il referendum sull’indipendenza della Padania: ancora si discuteva su chi era terrone e chi no… E invece sono arrivati i negri. I negri sono riusciti a fare quello che Cavour non era riuscito a fare, hanno fatto gli italiani. Dopo trecento anni ci siamo scoperti tutti fratelli a dargli addosso al negro. Io mi ricordo quanto schifo ci facevate, e si vede che non ve l’abbiamo detto bene, perché se l’aveste capito quanto vi disprezzavamo, adesso non avreste votato Salvini.”
Salvini è riuscito
a inventarsi quella che Laclau chiamerebbe unaragione populista sfruttando
tre debolezze della democrazia italiana. Il suo è un
populismo triplice. Ha polarizzato il campo politico lungo tre fronti,
costruendo un significante vuoto all’intersezione di ognuna di queste.
Buonsenso vs intellettuali, italiani contro stranieri, virilismo contro
“buonismo” e “femminilizzazione”.
Col tempo, era diventato sempre più complicato partecipare ai congressi di parapsicologia per i quali continuava a ricevere inviti pressanti, anche dieci, quindici al mese. Mentre si trasferiva verso Amsterdam, pensava che forse quella sarebbe stata l’ultima volta: non per la fatica, ché non gli pesavano i trasferimenti, ma per via di sua moglie che era diventata asfissiante: – Perché non posso venire anch’io? – Te l’ho detto: è previsto solo vitto e alloggio, non il viaggio. – Ma dal momento che il tuo viaggio non costa, potrebbero rimborsare il mio. Non è logico, c’è qualcosa che non torna. La moglie era asfissiante ma sapeva leggere fra le righe. Aveva intuito, o forse aveva colto qualche indiscrezione riguardo a Elzbieta Mazur, una criomante polacca molto richiesta perché riusciva a creare degli smisurati blocchi di ghiaccio dal nulla. Quella tresca con Elzbieta era nata per caso a Parigi, a un grande convegno internazionale di parapsicologia estrema: lei aveva materializzato un grande iceberg in mezzo al piazzale e lui lo aveva sorvolato compiendo le più spericolate acrobazie che gli dettava un innamoramento fulmineo. Da quella volta, i convegni erano diventati altrettante occasioni per incontri roventi quali l’algida criomante non aveva mai conosciuto. Da tre anni andavano avanti come in uno sceneggiato a puntate più o meno mensili, poi Elzbieta aveva incominciato a lamentarsi che quel rapporto era troppo saltuario e a fare progetti di vita insieme; questo pensiero era diventato ossessivo, e la produzione di ghiaccio ne aveva risentito: ormai riusciva a materializzare solo dei cubi piuttosto modesti, poco più grandi di quelli del frigorifero; anche lui era diventato più distratto: a volte non si concentrava abbastanza e atterrava a parecchi chilometri dalla destinazione. Quel giorno, mentre si dirigeva verso i Paesi Bassi, pensò che quella sua svagatezza era un segnale e decise di affidarlesi per vedere dove l’avrebbe portato.Quando avvistò Amsterdam chiuse gli occhi e svuotò la mente. La città scivolò via come su un tapis roulant . Lasciò poi che scorressero anche Bruxelles, Lione, Grenoble. Quando riaprì gli occhi, era a pochi chilometri da Marsiglia. Si vedeva già il mare. Li richiuse subito e si disse che li avrebbe riaperti solo dopo molte ore.
“Il continente europeo è un gigante economico e un nano politico. L’insieme della ricchezza lorda prodotta dalle sue 28 economie nazionali, ne fa, conti alla mano, la prima potenza economica del mondo. E nonostante negli ultimi decenni si sia attuata un’aggressiva dismissione delle forme di welfare pubblico, quanto meno nei Paesi fondatori resistono ancora tracce di quel compromesso socialdemocratico fra capitale e lavoro (ospedali pubblici, istruzione gratuita, previdenza e ormai poco altro) del tutto inesistenti altrove.”
Avevano vinto, era incontrovertibile, lo attestavano tutti quei numeri incolonnati, in neretto. Ma erano troppi e troppo difficili da interpretare, così, per sicurezza, avevano telefonato al Centro Raccolta Dati. La voce della Direttrice non era affatto cordiale, forse perché avevano già chiamato cinque volte – si era lasciata scappare anche un “Cristo!…” quando aveva sentito che erano ancora loro. Uno dei tre disse: «Non sembrava contenta.» Un altro disse: «Dev’essere una stronza.» Calò un certo silenzio, finché il terzo disse: – Dal momento che abbiamo vinto, come dicono tutti, forse dovremmo andare a bere un bicchiere.» – E perché? – Ho sentito dire che si usa così. Come la Direttrice del Centro Raccolta Dati, nemmeno il barista sembrava contento, forse perché il locale era vuoto. Chiesero tre drink. Il barista servì loro un liquido dal colore indefinibile. – Non è che sa di molto, questa roba. – Ci sono troppi baristi disonesti a piede libero, bisognerebbe farli arrestare. Uscirono e salirono al quinto piano del Palazzo fino a quella che era chiamata la Saletta Direttoria. Notarono che era priva di sedie e di attaccapanni. Dovettero esultare in piedi.
“Lucio Basik Bolognesi, attivo fin dagli inizi degli Anni Novanta come writer, ha sviluppato, nel corso del tempo, il suo stile, passando gradualmente dalla vernice spray a una gamma più ampia di mezzi, mescolando elementi del suo background con l’arte medievale e del Rinascimento, ispirandosi anche a movimenti d’avanguardia nell’arte moderna e contemporanea.”Leggi il resto dell’articolo: https://www.artribune.com/arti-visive/street-urban-art/2019/05/intervista-basik/
Nanni Balestrini è stato il più grande inventore del Novecento letterario. E ha continuato a inventare anche negli anni Duemila, sperimentando col linguaggio, anzi coi linguaggi: il vero oggetto di tutta la sua ricerca verbovisiva e della sua continua ridefinizione del campo poetico (sin da Linguaggio e opposizione, il suo primo testo di poetica, del ’60, pubblicato in calce ai Novissimi). Scoprendo, anticipando, contaminando esperienze, arti, territori, orizzonti fisici e virtuali, ostile solo all’aspetto convenzionale, sclerotizzato, comunicativo dell’arte.
E’ difficile ricordare Nanni Balestrini citandone una sola opera. Abbiamo scelto una delle ballate della Signorina Richmond (1977). nella quale riaffiora la scrittura delle prime raccolte di versi (“Il sasso appeso”, ad esempio), caratterizzate non soltanto dallo sperimentalismo linguistico ma anche da una elegante, impassibile ironia. Militante, si diceva, ma non solo in senso strettamente politico: chi lo ha conosciuto può testimoniare la sua attenzione (appunto militante e persino umile – lui poeta precocemente “laureato” con l’antologia dei Novissimi) per la letteratura giovanile degli anni Sessanta.
La signorina Richmond affronta un altro tema brechtiano con parecchi cattivi esempi
Quel giorno al signorina Richmond
andò da Rosa e le disse
io voglio partecipare alla lotta
delle classi ammaestrami
Rosa le disse siediti
la signorina Richmond si sedette
e chiese come devo combattere?
chiunque sta dalla parte del popolo
rivoluzionario è un rivoluzionario
chiunque sta dalla parte dell’imperia
lismo e del capitalismo buro
cratico è un controrivoluzionario
Rosa rise e le disse
stai seduta bene? non so disse
la signorina Richmond stupita
in che altro modo dovrei sedermi?
Rosa glielo spiegò ma
disse la signorina Richmond impaziente
io non sono mica venuta qui
per imparare a stare seduta
chiunque sta dalla parte del popolo
rivoluzionario solo a parole
ma agisce diversamente
è un rivoluzionario a parole
lo so tu vuoi imparare a combattere
disse Rosa pazientemente
ma per fare questo tu devi
stare seduta bene perché adesso
per l’appunto noi stiamo seduti
e vogliamo parlare seduti
la signorina Richmond disse
chiunque sta dalla parte del popolo
rivoluzionario non solo a parole
ma anche con le azioni
è un autentico rivoluzionario
se si aspira a assumere
la posizione migliore e a tirare
fuori il meglio da quello che c’è
insomma se si aspira al godimento
come si fa allora a combattere?
guardati intorno disse Rosa ridendo
c’è chi assume la posizione peggiore
si battono i colpi e si leva il sipario
e Fortini corre subito a schierarsi
come sempre dalla parte sbagliata
rivive i tempi degli schieramenti
insomma non aspira al godimento
come fa allora a combattere?
Giorgiobocca si sa è un rigorista
che i valori e i miti borghesi
del lavoro ben fatto del profitto
del successo della disciplina puritana
dell’orgoglio professionale invoca eterni
insieme a chi lo paga contro il niente
delle rivoluzioni finte o impossibili
insomma non aspira al godimento
il compagno Fofi si sa è un rigorista
convinto che l’orgasmo è decadente
si masturba di nascosto dalle masse
come fa allora a combattere?
Asorrosa palindromo è un vero rigorista
la teoria dei bisogni che nasce da
questo magma sociale dice che deve per
forza contrapporsi ad ogni tentativo
di ricondurre a un quadro coerente e
unitario le spinte diverse e spesso dra
mmaticamente contraddittorie che fanno o
stacolo alla soluzione dei problemi po
litici e economici del paese non si
tratta infatti n questa ottica
di creare una società nuova in
somma non si aspira al godimento
tutti a ridere invece quando appare
il Profferarotti torturato dai nazisti
e coi coglioni illividiti balza
sull’attenti se telefona l’Espresso
sbuca Alberoni scarso rigorista
vede stati nascenti ma non vede
la trave nel suo occhio che non vede
quello che sta nascendo dove va
ma Rossananda invece è rigorista
la fa parlare l’ostinazione di chi
non si rassegna a vedere il pici
e il sindacato non solo impegnati
a distruggere altri ma le basi della
sopravvivenza propria e lei lavora tena
cemente per la crisi della loro linea poi
lei neppure aspira al godimento
infine Berlingotti l’ultrà rigorista
che non ama il lassismo dei costumi
che è convinto che gli studenti
debbano ricominciare a studiare
con la serietà dei vecchi tempi
che considera con sospetto il gran parlare
che si sta facendo da qualche anno
sulla rivalutazione delle devianze
sulla vita come gioco e piacere
sulla produttività che non deve
essere considerata un valore primario
ecco il campione dell’austerità
Rosa tirò giù il sipario e disse
ma se non si aspira al godimento
ma se non si vuole tirare fuori
il meglio di quello che c’è
e se non si vuole assumere
la posizione migliore nella
situazione in cui ci si trova
perché allora si dovrebbe combattere?
“Nel 1968 il regista e poeta Pier Paolo Pasolini è in procinto di girare il suo nuovo film: Medea. La Medea dell’intellettuale friulano si ispira alla storia della sacerdotessa originaria della Colchide le cui gesta furono inscenate dal drammaturgo greco Euripide, ma Pasolini intende utilizzare la storia di Medea per raccontare una tragedia moderna: il terzo mondo, primordiale e legato ai suoi riti ancestrali, che incontra il cinismo della civiltà occidentale.”
“La convivenza con sé stessi è, secondo Galimberti, quella più difficile: il tempo libero dal lavoro che dovrebbe essere quello da dedicare all’incontro con sé stessi viene dedicato invece alla distrazione, perché la convivenza con se stessi è diventata una cosa difficile. La controprova per esempio è il declino della psicanalisi che fa conoscere sé stessi e oggi nessuno ha il tempo per questo. Forse non siamo nemmeno interessati a sapere chi siamo.”
“Sebbene Il Bel Paese sia opera in effetti di formato piuttosto grande (ha un diametro di tre metri), non sorprenderà a questo punto che sia a tutti gli effetti un’Italia in miniatura, come quella compiaciutamente stereotipata che dal 1970 intitola un parco a tema di Rimini, quella fatta intrecciare da Cattelan sul tappeto circolare posto al piano terra del Castello di Rivoli (in modo che i visitatori debbano, per accedervi, calpestarne l’icona): che riproduce infatti l’etichetta del formaggio omonimo, brevettato nel 1906 da Egidio Galbani” …………………