
È uscito il libro, purtroppo postumo, di Ida Bassignano, che abbiamo ricordato il 21 dicembre scorso: https://radiospazioteatro.wordpress.com/2019/12/21/19152/
“Immaginate uno spettacolo che si svolge lungo una carreggiata stradale larga 9 metri e lunga 60, cui gli spettatori assistono da lunghissime gradinate che si fronteggiano ai lati del percorso: come una processione, una marcia, una manifestazione.
Immaginate che all’inizio siano appena illuminati i due enormi sipari di un bianco polveroso, simili a nebbia, pendenti da sbarre a 4 metri d’altezza su supporti a trapezio con ruote ( in termine tecnico ‘cavalle mobili’ ), che delimitano da una parte e dall’altra l’enorme percorso, e immaginate ancora che nella penombra e nel silenzio totale dell’attesa sbuchino da uno dei sipari due uomini curvi sotto il peso di corde grandi come gomene di una nave e che, lentamente, ipnoticamente, dietro di loro il sipario avanzi e man mano riveli il mondo parallelo che celava: un mondo di dormienti stesi sui loro letti (25 letti su rotelle legati uno all’altro che avanzano in doppia formazione) appena illuminati da piccole abat-jours sui comodini collegati ai letti. Una città che dorme e scorre lentamente, come il tempo, una città che emerge dalla nebbia del passato, forse sempre uguale nei suoi sonni e nei suoi sogni.”
Così Ida Bassignano, regista, drammaturga e narratrice, incomincia il racconto di Utopia, un mitico spettacolo del 1975 nel quale Luca Ronconi accorpava cinque commedie di Aristofane (Cavalieri Donne al Parlamento, Pluto, Uccelli, Lisistrata) trasferendole in un impianto scenico sorprendente, quasi al limite dell’impossibile. Di quell’allestimento, ci ricorda l’autrice in una sua nota introduttiva, non esistono che poche e labili tracce, ma è connaturata al teatro la sua non riproducibilità (nonostante il fiorire dei video in rete sembri gridare il contrario). Il teatro, invece, può rinascere nella riscrittura: quella del regista Ronconi che riscrive sulla scena Aristofane e quella, oggi, della sua ex-assistente Bassignano che fa rivivere sulla pagina quella lontana Utopia. Il racconto si sviluppa secondo due angoli di visuale complementari, quello della regista esperta e quello della giovane assistente del 1975 che si misura (non senza un pizzico d’incoscienza, confessa) con un’impresa tanto più grande di lei. Il risultato di questo viaggio nel mondo dell’Utopia ronconiana è una narrazione che trascende la ricostruzione storica per diventare racconto di formazione e testimonianza di un teatro lontano nel tempo ma non perduto.
Magnificamente antiaccademica, arricchisce il volume, pubblicato dall’editore Ianieri, una conversazione di Nando Taviani e Gianfranco Capitta.












