
Pensiamo a una qualsiasi delle ragazze, Sanaz ad esempio, mentre esce da casa mia, e seguiamola fino a destinazione. Saluta, si rimette la veste nera sopra i jeans e la maglietta arancione, e si avvolge il velo attorno al collo per coprire gli orecchini d’oro. Fa sparire le ciocche ribelli, ripone gli appunti nella borsa, se la mette in spalla ed esce,. Si ferma un attimo sul pianerottolo e si infila i guanti di pizzo nero per nascondere le unghie smaltate.
Osserviamola scendere le scale e arrivare in strada. Forse vi sarete accorti che i suoi gesti, la sua andatura sono già cambiati. È meglio per lei se nessuno la nota, la sente, la vede. Non cammina ben eretta, procede a testa bassa senza guardare nessuno negli occhi. Il suo passo è svelto, deciso. Le strade di Teheran e delle altre città iraniane sono pattugliate da miliziani armati, drappelli di quattro uomini e donne, su fuoristrada Toyota bianchi, a volte seguiti da un minibus. Lo chiamano il Sandue di Dio. Loro compito è quello di accertarsi che le donne come Sanaz si vestano in maniera consona, non si trucchino, non si mostrino in pubblico in compagnia di uomini che non siano i rispettivi padri, fratelli o mariti. Sanaz passerà sicuramente davanti a muri ricoperti di scritte, citazioni da Khomeini o dao Partito di Dio: CHI PORTA LA CRAVATTA È UN lacchè DEGLI STATI UNITI . IL VELO PROTEGGE LA DONNA. Accanto, lo schizzo a carboncino di una figura femminile, un volto privo di lineamenti incorniciato da chador scuro: SORELLA, BADA AL TUO VELO. FRATELLO, ATTENTO A DOVE GUARDI.
Azar Nafisi, Leggere Lolita a Teheran, Adelphi












