Nicola Cucchi, Je suis Fantozzi: perché oggi siamo tutti Fantozzi senza rendercene conto (Minima et Moralia)

“Fantozzi innanzitutto, pur essendo vicino alla base della piramide sociale, non è un operaio, è un impiegato e come tale interpreta perfettamente il desiderio piccolo-borghese del ceto medio impiegatizio di voler assomigliare a chi occupava i gradini superiori nella scala sociale. Questo desiderio nel suo caso viene ripetutamente negato dai superiori e dai colleghi, che dimostrano una capacità di adattamento molto migliore della sua. Nonostante questa ripetuta mancanza di soddisfazione, non è indotto quasi mai a ribellarsi a un sistema che lo opprime, ma soffre in silenzio, tenta e ritenta di uscire da una condizione di reietto in cui fatalmente ricade.” Leggi l’intero articolo:

Le figurine di Radiospazio. Amore e/o disamore

Il fuoco m’incantò, mentre constatavo che, come me, Marthe aspettava di sentirsi scottare un fianco, prima di girarsi sull’altro. Il suo volto calmo e serio non mi era mai parso così bello come in quel bagliore selvaggio che, invece di dissolversi nella stanza, conservava integra la sua forza. Se ci si allontanava di lì, il buio era così fitto che si urtava contro i mobili.
Marthe non conosceva la malizia. Si manteneva severa nel godimento.
Accanto a lei la mente mi s’intorpidiva a poco a poco. La trovai diversa. Proprio adesso che ero sicuro di non amarla più, cominciavo ad amarla. Mi sentivo incapace di calcoli, di macchinazioni, di tutto ciò da cui, fino a quel momento e in quella precisa occasione, non credevo fosse immune l’amore. Di colpo mi sentivo migliore. Quel brusco cambiamento avrebbe aperto gli occhi a chiunque altro: io non mi accorsi d’essermi innamorato di Marthe. Tutto, invece, mi sembrò una prova che il mio amore era morto, sostituito subito da un bel sodalizio. E quella lunga prospettiva d’amicizia mi obbligò ad ammettere d’improvviso quanto un sentimento diverso da parte mia sarebbe apparso colpevole, lesivo verso l’uomo che l’amava, a cui lei doveva appartenere, e che non poteva vederla.

Raymond Radiguet, Il diavolo in corpo,
Feltrinelli, Traduzione Maria Larocchi

Il video della domenica. Gli apache difendono la loro terra sacra dalle miniere di rame, sottotitolato (Internazionale)

https://www.internazionale.it/video/2021/06/30/apache-terra-sacra-miniera-rame

“È stata dura, ho continuato a chiedere ai miei antenati di darmi la forza”, dice una ragazza nativa americana dopo aver partecipato a una corsa di sensibilizzazione. “Questa è la mia terra e nessuno può portarmela via”.
Oak Flat, terra sacra del popolo apache in Arizona centrale, si trova sopra uno dei più grandi giacimenti di rame al mondo. Da quando l’area rischia di essere venduta a una compagnia legata alla multinazionale estrattiva Rio Tinto, il nativo Wendsler Nosie, insieme alla figlia e alla nipote, ha creato un movimento di protesta per fermare il trasferimento della terra, con lo scopo di tutelare l’ambiente e affermare il diritto del popolo apache alla difesa del suo patrimonio culturale e religioso.

Le figurine di Radiospazio. Nasi

Il barbiere Ivan Jakivkevic si destò piuttosto per tempo e un odore di pane caldo gli sollecitò le narici. Sollevandosi un pochino sul letto egli vide che la sua consorte, signora e alla quale piaceva molto il caffè, stava tirando fuori dal forno del pane appena cotto.
«Oggi io non berrò il caffè, desidero invece mangiare del pane caldo con cipolla».
«Che quello sciocco mangi pure del pane», pensò tra sé la sua consorte, «tanto meglio: ci sarà una tazza di caffè in più per me».
Ivan Jakovlevich si accinse a tagliare il pane in due metà, ma gettandoci un’occhiata vi scorse qualcosa che biancheggiava. Ivan Jakovlevich stuzzicò con il coltello quell’affare bianco, quindi lo palpò con un dito.
«È consistente… che cosa potrà mai essere?»
Ficcò due dita nel pane e ne tirò fuori… un naso!

Nicolaj GogolIl naso, De Agostini, Traduzione G. Pacini

“Nella vita sono abituato a vedere arrivare l’inaspettato”. Messaggio di Edgar Morin, filosofo e sociologo alla vigilia del suo centesimo compleanno (France culture)

Sono rimasto sorpreso dalla pandemia ma nella mia vita sono abituato a vedere arrivare l’inaspettato. L ‘ arrivo di Hitler è stato inaspettato per tutti. Il patto tedesco-sovietico è stato inaspettato e incredibile. L ‘ inizio della guerra in Algeria è stato inaspettato. Ho vissuto solo per l’inaspettato e l’abitudine delle crisi. In questo senso sto vivendo una nuova crisi enorme ma che ha tutte le caratteristiche della crisi. Ovvero, da un lato suscita fantasia creativa e suscita paure e regressioni mentali. Cerchiamo tutti la salvezza provvidenziale, ma non sappiamo come.
Bisogna imparare che nella storia l’inaspettato accade e si ripeterà. Pensavamo di vivere certezze, statistiche, previsioni e all’idea che tutto fosse stabile, mentre tutto stava già iniziando ad entrare in crisi. Non ce ne siamo accorti. Dobbiamo imparare a convivere con l’incertezza, cioè avere il coraggio di affrontare, di essere pronti a resistere alle forze negative.
La crisi ci rende più pazzi e più saggi. Una cosa e un’altra La maggior parte delle persone perde la testa e altre diventano più lucide. La crisi favorisce le forze più contrarie. Vorrei che fossero le forze creative, le forze lucide e quelle che cercano un nuovo cammino, quelle che si impongono, anche se sono ancora molto disperse e deboli. Giustamente possiamo indignarci ma non dobbiamo chiuderci nell’indignazione.
C ‘ è qualcosa che dimentichiamo: vent’anni fa è iniziato un processo di degrado nel mondo. La crisi della democrazia non è solo in America Latina, ma anche nei paesi europei. La padronanza del profitto illimitato che controlla tutto è in tutti i paesi. Anche la crisi ecologica. La mente deve affrontare le crisi per controllarle e superarle. Altrimenti siamo le sue vittime.
Oggi vediamo che si sistemano gli elementi di un totalitarismo. Questo non ha più nulla a che fare con quello del secolo scorso. Ma abbiamo tutti i mezzi per sorvegliare droni, cellulari, riconoscimento facciale. Ci sono tutti i modi per spuntare un totalitarismo di sorveglianza. Il problema è impedire che questi elementi si riuniscano per creare una società totalitaria e invivibile per noi. Alla vigilia del mio 100° compleanno, cosa posso desiderare? Auguro forza, coraggio e lucidità. Abbiamo bisogno di vivere in piccole oasi di vita e fratellanza.

Stroncature. Capolavori della letteratura stroncati dalla critica (Rai cultura)

(“Monsieur Flaubert non è uno scrittore”. Le Figaro, 18857
https://www.raicultura.it/letteratura/foto/2020/11/Stroncature-aaaaf24b-1bca-445e-93cd-58d3f709a99c.html

“Le critiche fanno male, nessuno è immune. E se avete mai provato a far leggere qualcosa di vostro a qualcuno che non sia un vostro parente o un amico conoscete quella sgradevole sensazione di non incontrare il favore sperato. Ma forse non è il caso di scoraggiarsi: date un’occhiata a questa fotogallery e scoprirete come sono stati accolti questi pesi massimi della letteratura, da Gustave Flaubert a Francis Scott Fitzgerald, da Emily Bronte a Vladimir Nabokov fino ad autori più recenti come Bret Easton Ellis, tutti accomunati da critiche letterarie feroci.”

Il video della domenica. Patrizia Cavalli, Il mio incontro con Elsa Morante (Rai cultura)

https://www.raicultura.it/letteratura/articoli/2018/12/Patrizia-Cavalli-il-mio-incontro-con-Elsa-Morante-c516be76-6d3e-4cff-bfac-8e66197a8560.html

Dopo un anno che la frequentavo un giorno ricordo che Elsa Morante mi ferma per strada, mi sbatte letteralmente contro un muro e mi domanda Ma insomma: tu che fai?
Dopo quella domanda, Cavalli che le aveva risposto che scriveva poesie, si mette all’opera. Mesi dopo le consegna le sue poesie e Morante le risponde, “sono felice Patrizia, sei una poeta”.”

È scomparsa Giulia Niccolai, poeta, fotografa, narratrice, monaca buddista, protagonista dell’avanguardia italiana. La ricordiamo con una breve antologia di suoi testi (Le parole e le cose)

Diversi amici o conoscenti
mi correggono sempre quando
parlo di “vecchiaia” o mi
definisco “vecchia”.
Con una certa severità
mi suggeriscono di usare
i sinonimi più neutri
e impersonali di “anzianità”……………………………………………

Continua la lettura. http://www.leparoleelecose.it/?p=41903

Le figurine di Radiospazio. Vocali pericolose

U! U! Ho io scritto questa lettera terribile, questa vocale spaventosa? Guardatela bene, fissate questo segno fatale!  Non rabbrividite? Non tremate a questo suono? Io conobbi il suo malvagio potere a dodici anni, allorché un giorno vidi scritto sulla lavagna un U colossale, così:

U

Fu allora che indovinai le ragioni della mia ripugnanza, del mio odio; e progettai una guerra mortale a quella lettera. Incominciai a togliere quanti libri potevo ai miei compagni, e cancellarvi gli U. Fui tacciato di follia. I miei compagni incominciarono contro di me una guerra terribile. Incominciai a trovare U dappertutto, me ne scrivevano ovunque. Divenni furente. Afferrai alla gola uno dei miei compagni, e l’avrei per certo soffocato se non mi fosse stato tolto di mano.

L’infelice che vergò queste linee morì nel manicomio di Milano l’11 settembre 1865.

Da La lettera U , di Iginio Ugo Tarchetti

Alfonso Romeo, 500mila italiani soffrono di Dismorfofobia. E’ la malattia dell’era dell’apparenza (The Vision)

La difficoltà principale sembra essere legata a un vizio primario: chi ne soffre raramente osa confessarlo, perché rivelare – persino allo psichiatra – l’ossessione per un proprio difetto, immaginario o meno, sarebbe come accendere i riflettori su di esso. La conseguenza è che, per vergogna, sono gli stessi pazienti a tentare di sviare il problema, camuffando il disturbo e scaricando la colpa su altre sofferenze. 

Leggi il rresto dell’articolo: https://thevision.com/scienza/dismorfofobia-millennial-apparenza/

Sofia Torre, Contro l’utilità del sentimento amoroso (La Tascabile)

Antonio Canova, Amore e Psiche

“Una società fondata sulla performatività non trae vantaggi dal lasciare che gli individui rincorrano sentimenti autentici, inutili e totalizzanti: le contraddizioni e la fatica che comporta provare emozioni complesse finirebbe per spostare i riflettori su dimensioni della vita che non hanno niente a che vedere con la produttività e che quasi sicuramente non servirebbero alla collettività.”

Leggi l’intero articolo: https://www.iltascabile.com/linguaggi/contro-amore-utile/

Il video della domenica. La Divina Commedia secondo Federico Zeri (Rai cultura)

https://www.raicultura.it/letteratura/articoli/2018/12/La-Divina-Commedia-secondo-Federico-Zeri-bf41481a-d67e-4294-ae11-e5f0568330d5.html

Federico Zeri, nel corso di questa originalissima intervista di Antonio Debenedetti, parla della sua tardiva “scoperta” della Divina Commedia, avvenuta molti anni dopo aver terminato gli studi liceali. La “scoperta” di Dante è avvenuta per Zeri “a ritroso”, attraverso la lettura dei poeti dell’Ottocento. Della Commedia ciò che più lo appassiona, oltre alla struttura architettonica, sono i “colori” e i “rumori”. Il capolavoro dantesco costituisce per lui il luogo in cui “la letteratura italiana nasce e muore”. 

Le figurine di Radiospazio. La musica

Per Franz, la musica è l’arte che più si avvicina alla bellezza dionisiaca intesa come ebbrezza. Un uomo non può essere ebbro di un romanzo o di un quadro, ma può ubriacarsi della Nona di Beethoven, della Sonata per due pianoforti e percussione di Bartók o di una canzone dei Beatles. Franz non fa distinzione tra musica classica e musica leggera. Questa distinzione gli sembra antiquata e ipocrita. Ama allo stesso modo il rock e Mozart.
Considera la musica come una forza liberatrice: essa lo libera dalla solitudine, dalla chiusura, dalla polvere delle biblioteche, apre nel suo corpo una porta attraverso la quale l’anima esce nel mondo per fraternizzare. Ama ballare e gli spiace che Sabina non condivida con lui questa passione. Siedono insieme al ristorante e dall’altoparlante una rumorosa musica ritmata li accompagna mentre mangiano. Sabina dice: «È un circolo vizioso. La gente diventa sorda perché mette la musica a volume sempre più alto. E poiché diventa sorda, non le rimane che metterla a volume ancora più alto». « A te la musica non piace? » chiede Franz. « No » dice Sabina. Poi aggiunge: « Magari, se fossi vissuta in un’altra epoca… » e pensa al tempo in cui viveva Johann Sebastian Bach e la musica assomigliava a una rosa fiorita sulla sconfinata landa nevosa del silenzio.

Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere

Il video della domenica. Sergiu Celibidache, Lezione di fenomenologia musicale (Imperdibile)

Straordinaria (e un po’ istrionica) lezione di uno dei grandi direttori del XX secolo.
https://www.youtube.com/watch?v=S9hvDv7OwRQ