Nel grembo del tempo. Cronaca nera. A Roma con la celere. (1’30”) 1952

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Aldo Palazzeschi, La passeggiata

– Andiamo?
– Andiamo pure.

All’arte del ricamo,
fabbrica passamanerie,
ordinazioni, forniture.
Sorelle Purtarè.
Alla città di Parigi.
Modes, nouveauté.
Benedetto Paradiso
successore di Michele Salvato,
gabinetto fondato nell’anno 1843.
avviso importante alle signore !
La beltà del viso,
seno d’avorio,
pelle di velluto.
Grandi tumulti a Montecitorio.
Il presidente pronunciò fiere parole.
tumulto a sinistra, tumulto a destra.
Il gran Sultano di Turchia ti aspetta.
La pasticca di Re Sole.
Si getta dalla finestra per amore.
Insuperabile sapone alla violetta.
Orologeria di precisione.
93
Lotteria del milione.
Antica trattoria “La pace”,
con giardino,
fiaschetteria,
mescita di vino.
Loffredo e Rondinella
primaria casa di stoffe,
panni, lane e flanella.
Oggetti d’arte,
quadri, antichità,
26
26 A.
Corso Napoleone Bonaparte.
Cartoleria del progresso.
Si cercano abili lavoranti sarte.
Anemia !
Fallimento!
Grande liquidazione!
Ribassi del 90 %
Libero ingresso.
Hotel Risorgimento
e d’Ungheria.
Lastrucci e Garfagnoni,
impianti moderni di riscaldamento:
caloriferi, termosifoni.
Via Fratelli Bandiera
già via del Crocefisso.
Saldo
fine stagione,
prezzo fisso.
Occasione, occasione!
Diodato Postiglione
scatole per tutti gli usi di cartone.
Inaudita crudeltà!
Cioccolato Talmone.
Il più ricercato biscotto.
Duretto e Tenerini
via della Carità.
2. 17. 40. 25. 88.
Cinematografo Splendor,
il ventre di Berlino,
viaggio nel Giappone,
l?onomastico di Stefanino.
Attrazione ! Attrazione!
Cerotto Manganello,
infallibile contro i reumatismi,
l?ultima scoperta della scienza !
L?Addolorata al Fiumicello,
associazione di beneficenza.
Luigi Cacace
deposito di lampadine.
Legna, carbone, brace,
segatura,
grandi e piccole fascine,
fascinotte,
forme, pine.
Professor Nicola Frescura:
state all?erta giovinotti !
Camicie su misura.
Fratelli Buffi,
lubrificanti per macchine e stantuffi.
Il mondo in miniatura.
Lavanderia,
Fumista,
Tipografia,
Parrucchiere,
Fioraio,
Libreria,
Modista.
Elettricità e cancelleria.
L?amor patrio
antico caffè.
Affittasi quartiere,
rivolgersi al portiere
dalle 2 alle 3.
Adamo Sensi
studio d?avvocato,
dottoressa in medicina
primo piano,
Antico forno,
Rosticcere e friggitore.
Utensili per cucina,
Ferrarecce.
Mesticatore.
Teatro Comunale
Manon di Massenet,
gran serata in onore
di Michelina Proches.
Politeama Manzoni,
il teatro dei cani,
ultima matinée.
Si fanno riparazioni in caloches.
Cordonnier.
Deposito di legnami.
Teatro Goldoni
i figli di nessuno,
serata popolare.
Tutti dai fratelli Bocconi !
Non ve la lasciate scappare !
29
31
Bar la stella polare.
Assunta Chiodaroli
levatrice,
Parisina Sudori
rammendatrice.
L?arte di non far figlioli.
Gabriele Pagnotta
strumenti musicali.
Narciso Gonfalone
tessuti di seta e di cotone.
Ulderigo Bizzarro
fabbricante di confetti per nozze.
Giacinto Pupi,
tinozze e semicupi.
Pasquale Bottega fu Pietro,
calzature…

– Torniamo indietro?
– Torniamo pure.

Nel grembo del tempo. Anniversari: il 25 aprile(1947)

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(per aprire, cliccare una volta sul link, quindi cliccare nuovamente sul titolo che compare nel piccolo riquadro)

Le figurine di Radiospazio. Trattorie molto selettive

“Possiamo prendere in considerazione solo signori distinti, e allo scopo di evitare errori e dissipare dubbi ci si voglia consentire di precisare brevemente le nostre idee in proposito. Ai nostri occhi è veramente un signore distinto soltanto colui che, per cosi dire, trasuda finezza e distinzione, vale a dire uno che sotto ogni rispetto è semplicemente assai più distinto di tutta la rimanente gente comune. Le persone che sono soltanto comuni non fanno assolutamente per noi. Un signore distinto è, a nostro avviso, solo quello che ha la testa piena delle più vane e sciocche presunzioni e che è deciso a sostenere che il suo naso è di gran lunga più fino e migliore del naso di qualunque altro brav’uomo provvisto d’intelletto. Il contegno di un signore distinto esprime con chiarezza la particolare condizione or ora enunciata, e su ciò facciamo assegnamento. Pertanto, chi è solo buono, retto e sincero, ma non dimostra alcun’altra prerogativa importante, si tenga gentilmente alla larga.”

Robert Walser. La passeggiata, KKIEN edizioni

Antonio Scurati. Il testo del monologo sul 25 aprile vietato dalla Rai

“Giacomo Matteotti fu assassinato da sicari fascisti il 10 di giugno del 1924.
Lo attesero sotto casa in cinque, tutti squadristi venuti da Milano, professionisti della violenza assoldati dai più stretti collaboratori di Benito Mussolini. L’onorevole Matteotti, il segretario del Partito Socialista Unitario, l’ultimo che in Parlamento ancora si opponeva a viso aperto alla dittatura fascista, fu sequestrato in pieno centro di Roma, in pieno giorno, alla luce del sole. Si batté fino all’ultimo, come lottato aveva per tutta la vita. Lo pugnalarono a morte, poi ne scempiarono il cadavere. Lo piegarono su se stesso per poterlo ficcare dentro una fossa scavata malamente con una lima da fabbro.
Mussolini fu immediatamente informato. Oltre che del delitto, si macchiò dell’infamia di giurare alla vedova che avrebbe fatto tutto il possibile per riportarle il marito. Mentre giurava, il Duce del fascismo teneva i documenti insanguinati della vittima nel cassetto della sua scrivania.
In questa nostra falsa primavera, però, non si commemora soltanto l’omicidio politico di Matteotti; si commemorano anche le stragi nazifasciste perpetrate dalle SS tedesche, con la complicità e la collaborazione dei fascisti italiani, nel 1944.
Fosse Ardeatine, Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto. Sono soltanto alcuni dei luoghi nei quali i demoniaci alleati di Mussolini massacrarono a sangue freddo migliaia di inermi civili italiani. Tra di essi centinaia di bambini e perfino di infanti. Molti furono addirittura arsi vivi, alcuni decapitati.
Queste due concomitanti ricorrenze luttuose – primavera del ’24, primavera del ’44 – proclamano che il fascismo è stato lungo tutta la sua esistenza storica – non soltanto alla fine o occasionalmente – un irredimibile fenomeno di sistematica violenza politica omicida e stragista.
Lo riconosceranno, una buona volta, gli eredi di quella storia?
Tutto, purtroppo, lascia pensare che non sarà così. Il gruppo dirigente post-fascista, vinte le elezioni nell’ottobre del 2022, aveva davanti a sé due strade: ripudiare il suo passato neo-fascista oppure cercare di riscrivere la storia. Ha indubbiamente imboccato la seconda via.
Dopo aver evitato l’argomento in campagna elettorale, la Presidente del Consiglio, quando costretta ad affrontarlo dagli anniversari storici, si è pervicacemente attenuta alla linea ideologica della sua cultura neofascista di provenienza: ha preso le distanze dalle efferatezze indifendibili perpetrate dal regime (la persecuzione degli ebrei) senza mai ripudiare nel suo insieme l’esperienza fascista, ha scaricato sui soli nazisti le stragi compiute con la complicità dei fascisti repubblichini, infine ha disconosciuto il ruolo fondamentale della Resistenza nella rinascita italiana (fino al punto di non nominare mai la parola “antifascismo” in occasione del 25 aprile 2023).
Mentre vi parlo, siamo di nuovo alla vigilia dell’anniversario della Liberazione dal nazifascismo. La parola che la Presidente del Consiglio si rifiutò di pronunciare palpiterà ancora sulle labbra riconoscenti di tutti i sinceri democratici, siano essi di sinistra, di centro o di destra.
Finché quella parola, Antifascismo, non sarà pronunciata da chi ci governa, lo spettro del fascismo continuerà a infestare la casa della democrazia italiana.”

Le figurine di Radiospazio. La candeggina

Quella sera pensai che se fossi sparita e basta nessuno avrebbe sentito la mia mancanza. Prima di coricarmi scrissi una lettera a mia madre. La misi in cartella e andai in bagno. Stappai la bottiglia di candeggina, la diliiii con un po’ d’acqua del rubinetto e tornai in camera. Avevo scelto il Domestos perchó sapevo che eliminava ogni genere di microbi e mia madre mi aveva sempre detto che ero un microbo.
Mi veniva da vomitare, e non sapevo se essere contenta o triste. Contenta perchó quella notte, se la candeggina avesse fatto effetto, sarei morta. Niente pitt domani. Evviva! Triste perchó non avrei pitt visto le mie sorelle, ma forse non era poi un gran male. Quanto a mia madre, giurai su Dio che l’avrei perseguitata col mio fantasma per il resto della sua vita. L’avrei riempita di botte in testa, le avrei fatto lo sgambetto quando scendeva le scale e le avrei strappato via le coperte mentre dormiva. E vai!

Constance Briscoe, Brutta!, Corbaccio

Nel grembo del tempo. In una fabbrica di Stoccolma gli operai interrompono il lavoro per una parentesi di ginnastica 1’15” (1946)

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Jhumpa Lahiri, Nel grande lago della lingua

Voglio attraversare un piccolo lago. È veramente piccolo, eppure l’altra sponda mi sembra troppo distante, oltre le mie capacità. So che il lago è molto profondo nel mezzo, e anche se so nuotare ho paura di trovarmi nell’acqua da sola, senza nessun sostegno.

Si trova, il lago di cui parlo, in un luogo appartato, isolato. Per rag- giungerlo si deve camminare un po’, attraverso un bosco silenzioso. Dal- l’altra parte si vede una casetta, l’unica abitazione sulla sponda. Il lago si è formato subito dopo l’ultima glaciazione, millenni fa. L’acqua è pulita ma scura, priva di correnti, più pesante rispetto all’acqua salata. Dopo che ci si entra, ad alcuni metri dalla riva, non si vede più il fondo.

Di mattina osservo quelli che vengono al lago come me. Vedo come lo attraversano in maniera disinvolta e rilassata, come si fermano qualche minuto davanti alla casetta, poi tornano indietro. Conto le loro braccia- te. Li invidio.

Per un mese nuoto in tondo, senza spingermi al largo. È una distanza molto più significativa, la circonferenza rispetto al diametro. Impiego più di mezz’ora per fare questo giro. Però sono sempre vicina alla riva. Posso fermarmi, posso stare in piedi se mi stanco. Un buon esercizio, ma non certo emozionante.

Poi una mattina, verso la fine de1l’estate, mi incontro lì con due amici. Ho deciso di attraversare il lago con loro, per raggiungere finalmente la casetta dall’altra parte. Sono stanca di costeggiare solamente.

Conto le bracciate. So che i miei compagni sono nell’acqua con me, ma so che siamo soli. Dopo circa centocinquanta bracciale sono già in mezzo, la parte più profonda. Continuo. Dopo altre cento rivedo il fondo. Arrivo dall’altra parte, ce l’ho fatta senza problemi. Vedo la casetta, fi- nora lontana, a due passi da me. Vedo le distanti, piccole sagome di mio marito, dei miei figli. Sembrano irraggiungibili, ma so che non lo sono.

Dopo una traversata, la sponda conosciuta diventa la parte opposta: di qua diventa di là. Carica di energia, riattraverso il lago. Esulto.

Per vent’anni ho studiato la lingua italiana come se nuotassi lungo i bordi di quel lago. Sempre accanto alla mia lingua dominante, l’inglese. Sempre costeggiandola. È stato un buon esercizio. Benefico per i musco- li, per il cervello, ma non certo emozionante. Studiando una lingua stra- niera in questo modo, non si può affogare. L’altra lingua è sempre lì per sostenerti, per salvarti. Ma non basta galleggiare senza la possibilità di annegare, di colare a picco. Per conoscere una nuova lingua, per immer- gersi, si deve lasciare la sponda. Senza salvagente. Senza poter contare sulla terraferma. Qualche settimana dopo aver attraversato il piccolo lago nascosto accio una seconda traversata . Molto più lunga, ma niente di faticoso. Questa volta in nave, attraverso l’oceano Atlantico, per vivere in Italia.

Jhumpa Lahiri, In altre parole, Feltrinelli

Le figurine di Radiospazio. Cose di famiglia

Ne ho viste di cose. Stavo andando da mia madre per fermarmi da lei qualche notte, ma proprio quando sono spuntato dalla scala l’ho vista sul divano che baciava un tizio. Era estate, la porta era aperta e il televisore a colori acceso.
Mia madre ha sessantacinque anni e si sente sola. S’è iscritta a un club di cuori solitari. Però, anche così, conoscendo la situazione, è stata dura. Sono rimasto lì in cima alle scale, aggrappato alla ringhiera, a guardare quel tizio che l’attirava sempre più a fondo in quel bacio. Lei rispondeva e la televisione era accesa dall’altra parte della stanza Era domenica, verso le cinque del pomeriggio. La gente degli altri appartamenti del palazzo era giù un piscina Ho ridisceso le scale e sono tornato in macchina.  
Da quel pomeriggio ne sono successe tante altre di cose e, in generale, si sono messe un po’ meglio . Ma in quei giorni, quando mia madre se la faceva con uomini che aveva appena incontrato, io ero disoccupato, bevevo ed ero fuori di testa. Anche i miei ragazzi erano fuori di testa, mia moglie era fuori di testa e aveva una «storia» con un ingegnere aerospaziale disoccupato che aveva conosciuto a una riunione degli Alcolisti Anonimi.

Nel grembo del tempo. La conferenza della pace. De Gasperi a Parigi (1946)

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Alberto Arbasino, La gita a Chiasso

Per gli autodidatti sarebbe anche bastato fare una gita a Chiasso intorno al 1930 invece di buttar via i trent’anni migliori della vita umana lamentandosi a vuoto e perdendo del tempo a inventare la ruota o a scoprire il piano inclinato mentre gli altri marciavano già in treno o in dirigibile. Bastava arrivare fino alla stanga della dogana di Ponte Chiasso, due ore di bicicletta da Milano, e pregare un qualche contrabbandiere di fare un salto alla più vicina drogheria Bernasconi e comprare, oltre a un Toblerone e a un paio di pacchetti di Muratti col filtro, anche i Manoscritti economico-filosofici di Marx (1844), il Tractatus logico-philosophicus di Wittgenstein (1921), Mass Civilisation and Minority Culture del Dottor Leavis (1930), le Idee per una fenomenologia di Husserl (1931), e magari le cose più importanti di Richards, Bachelard, Scheler, Edmund Wilson, Connolly, Leiris, Ayer, Empson, Trilling, Cleanth Brooks… Si trovavano già dentro tutte le idee scoperte e discusse adesso, negli Anni Sessanta… ci si risparmiava l’apprendistato coi capelli bianchi… lo spettacolo ridicolo di una ‘classe unica’ che affronta in ogni anno scolastico un nuovo programma di studi, ma in ritardo, e così limitato che non riesce mai a mettersi al passo col resto del mondo… e i maestri di scuola fanno ripetere la lezione a tutta la classe insieme… e la classe docilmente impara ogni anno una nuova canzone, la esegue in coro, tutti si stanno passando la stessa parola d’ordine nello stesso momento… ‘cultura di massa!’, ‘Spitzer!’, ‘Wittgenstein!’, ‘fenomenologia!’, ‘l’alienazione!’… dimenticandosela di colpo appena ne spunta una nuova… come non dovrebbe capitare nella cultura, che è coesistenza di idee… e invece succede normalmente nella moda, dove per decreto di sarte la gonna è lunga o la manica è corta una stagione sì e una no…

Alberto Arbasino, Fratelli d’Italia, Adelphi

Nel grembo del tempo. Curiosità sportive: attrici contro ballerine (1946)

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Lev Tolstoj, Conversazione su mogli e mariti (frammento)

Il treno veniva acquistando sempre maggior velocità e faceva sempre maggior frastuono quando le ruote passavano sulle giunture tra i binari, cosicché mi era difficile seguire la conversazione. Ma l’argomento m’interessava, e così mi sedetti un po’ più vicino. Il mio vicino, quel signore così nervoso dagli occhi scintillanti, era evidentemente interessato anche lui e seguiva il discorso senza muoversi dal suo posto. “E cosa c’è di male nell’istruzione?” osservò la signora con un sorriso appena percettibile. “Era forse meglio ai tempi andati, quando ci si sposava senza che i fidanzati si fossero nemmeno visti?” riprese a dire, rispondendo, con il malvezzo proprio di molte signore, non tanto a quel che aveva effettivamente detto il suo interlocutore quanto a ciò che lei pensava che l’altro avrebbe detto. “Non sapevano nemmeno se amavano il marito, né se avrebbero potuto amarlo, si sposavano con il primo che capitava e poi si tormentavano tutta la vita; e questo secondo lei era meglio?” E così dicendo la signora si rivolgeva evidentemente molto più a me e all’avvocato che non al vecchio con il quale pure stava parlando. “Troppo istruiti sono diventati,” ripeté il vecchio, considerando la donna con uno sguardo pieno di disprezzo e senza degnarsi di rispondere alla sua domanda. “Sarebbe interessante sapere in che cosa lei vede il rapporto tra l’istruzione e il disaccordo tra coniugi,” intervenne a dire l’avvocato con un leggero sorriso. Il mercante avrebbe voluto dire qualcosa, ma la signora gli tagliò la parola in bocca. “Eh no, ormai quei tempi sono passati,” prese a dire, ma l’avvocato l’interruppe. “Aspetti, lasci che dica che cosa ne pensa lui.” “Queste sciocchezze vengono tutte dall’istruzione,” dichiarò recisamente il vecchio. “Fanno sposare della gente che non s’ama e poi si meravigliano se vivono in disaccordo,” si affrettò a replicare la signora, gettando un’occhiata non solo a me e all’avvocato, ma anche al commesso che si era raddrizzato sulla schiena appoggiando il gomito alla spalliera e ascoltava anche lui sorridendo. “Soltanto gli animali si possono accoppiare come vuole il padrone, ma gli esseri umani hanno proprie inclinazioni e simpatie,” aggiunse con l’evidente intenzione di provocare il vecchio. “Lei parla a vuoto, signora mia,” replicò il mercante. “Gli animali sono bestie, ma all’uomo è stata data una legge a cui deve obbedire.” “Ma come si può vivere con un uomo quando non c’è l’amore?” La signora aveva evidentemente una gran fretta di esprimere dei giudizi che dovevano sembrarle nuovi di zecca. “Un tempo a queste cose non ci si badava,” replicò il vecchio in tono sentenzioso. “Soltanto ora è venuta fuori questa moda. Oggi capita che, da un giorno all’altro, lei fa al marito: ‘Io ti lascio.’ Perfino tra i contadini è invalsa questa moda. ‘Ecco qua le tue camicie e i tuoi calzoni,’ gli fa, ‘e io me ne vado con Van’ka ch’è più ricco di te.’ Ma che c’è da parlarne tanto? Il fatto è che per la donna la cosa essenziale dev’essere il timore.” Il commesso rivolgeva lo sguardo ora all’avvocato, ora alla signora e ora a me, sorridendo sotto i baffi e pronto, a quanto pareva, a prendersi gioco o ad approvare le parole del mercante a seconda di come sarebbero state accolte. “Ma timore di che?” chiese la signora.
“Di suo ma-ri-to! Ecco di chi deve aver timore.”

Lev Tolstoj, Sonata a Kreutzer, Feltrinelli, Traduzione Gianlorenzo Pacini.

Le figurine di Radiospazio. Insegnanti maschi e femmine

«È sciocco ritenere che un uomo non possa guadagnarsi da vivere insegnando alle ragazze», disse Josephine. «Le donne non si vergognano di certo a insegnare ai maschi; e le due cose si equivalgono».
«C’è anche chi direbbe che sono all’opposto», disse Simon. «Ma io la vedo come te, mia cara: non mi vergogno di insegnare a nessuno».
«Saremmo due tipi molto strani, se ce ne vergognassimo». «Lo saremmo, ma in due diversi modi», disse Simon.
«Io mi vergognerei terribilmente di insegnare alle ragazze», disse Gabriel.
«Tu sei ancora troppo giovane», disse Josephine.

Ivy Compton-Burnett, Più donne che uomini, Fazi Editore
Traduzione Stefano Tummolini