Dopo la prova generale. Lo spettro di Achille Campanile. DONATELLA MUSSO, LADY M. Teatro Astra 15>16 aprile

campanileFra le piccole, polverose superstizioni che ingombrano la pratica del teatro c’è anche quella della prova generale che non deve andare troppo bene, se si vuole che lo spettacolo sia un successo (ma neanche così male da preoccuparsi): insomma, la questione è scivolosa e ricorda i dubbi ingenerati dal catechismo riguardo ai peccati veniali e a quelli mortali: sull’omicidio non ci pioveva, così come riguardo agli atti impuri, ma per i peccati che sulla carta potevano apparire minori, come il quarto (“Onora il padre e la madre”), tutto dipendeva  dalle circostanze specifiche (e così spuntava, nella palude della coscienza, la coda velenosa del relativismo): una risposta sgarbata alla mamma ce la si poteva concedere, ma rivendersi il televisore dei due genitori, anziani e ormai comunicanti da decenni soltanto a monosillabi, era un peccato da mettere in cima alla top ten. Tornando alla prova generale di ieri, si può dire che è andata bene. “Ma”, preciserebbe Achille Campanile, “Bene nel senso che è andata male così da far presumere che lo spettacolo andrà bene, oppure bene nel senso che è andata bene e si teme che lo spettacolo andrà male?”
Come si vede, la spirale che s’innesca dopo una generale è di quelle che non hanno fine. Anzi, no, una fine ci sarà, questa sera.

Appunti dalle ultime prove. Il tubo in scena, ovvero il fascino del provvisorio. DONATELLA MUSSO, LADY M. Teatro Astra 15>16 aprile

13020192_1249073028453489_2080180204_nCarlotta Viscovo e Maria José Revert in prova

Le dinamiche della macchina scenica sono tanto elementari quanto efficaci. Spesso, durante le prove, manca un oggetto scenico (arriverà presto, forse in giornata, forse domani, comunque prima della generale, non bisogna preoccuparsi); nel frattempo, si cerca un oggetto sostituto, potremmo dire un precario a tempo determinato, che gli somigli il più possibile, almeno nelle dimensioni. Tutto andrebbe bene se gli oggetti scenici non avessero sempre una funzione metonimica se non addirittura simbolica: in pratica, essi rimandano sempre a un significato altro: anche uno sgabello rimediato in un angolo del teatro e collocato sulla scena muta il suo status di semplice sgabello per acquisirne un altro, apparentemente uguale ma concettualmente diverso: diventa lo sgabello della finzione che si sta recitando; se poi un attore lo brandisce compiendo un gesto di minaccia, l’oggetto si carica di un ulteriore, secondo significato diventando arma, proposito di vendetta, ecc. Sulla sinistra della foto si vede un tubo sospeso a mezz’aria. Quel tubo è il sostituto di cui si diceva, non l’oggetto titolare, che si trova ancora in laboratorio e che non riveliamo per non togliere una piccola suspense; ma si sta verificando una complicazione di natura psicologica e forse estetica: prova dopo prova, mi è parso che il tubo abbia incominciato ad acquisire un senso scenico del tutto accettabile, certo molto diverso da quello che avrebbe prodotto l’oggetto prescelto, ma forse per questo più affascinante. Oggi arriverà l’oggetto titolare e io temo di trovarmi nella condizione di un datore di lavoro che si trovi a dover rinunciare a un giovane precario per fare posto a un serio professionista molto referenziato e collaudato, ma anche un po’ noioso.

“AFTER SHAKESPEARE”. Ultimo atto. DONATELLA MUSSO, LADY M- 15 > 16 aprile, Teatro Astra

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Kate Fleetwood, Patrick Stewart

Sulla riscrittura shakespeariana di Donatella Musso avremo modo di tornare. A due giorni dalla prima di Lady M, un breve frammento dell’originale. Atto I, Scena V: Lady Macbeth riceve una lettera dal consorte che le rivela la profezia che gli hanno fatto le tre streghe: “Un giorno sarai re”. Il messaggio scritto disegna immediatamente il piano per giungere al potere e, al tempo stesso, il ruolo che Lady Macbeth giocherà nella tragedia.
(Riportiamo la traduzione di Goffredo Raponi per seguire meglio l’interpretazione di Kate Fleetwood).

https://www.youtube.com/watch?v=RM8QQuz5BP4

LADY MACBETH – (Legge)
“Mi si son fatte incontro
“il giorno stesso della mia vittoria,
“ed ho appreso, da fonte assai credibile, ”
ch’hanno in sé facoltà di conoscenza
“al dilà dell’umano.
“Ma allor che più mi sentivo bruciare ”
dalla voglia d’interrogarle ancora,
“si mutarono in aria, dissolvendosi.
“Ero ancora stordito, sbigottito
“dallo stupore per un tal prodigio,
“quando giungon dal re dei messageri
“che mi salutano Thane di Cawdor:
“con quello stesso titolo, poc’anzi,
“m’ero pure sentito salutare
“da quelle tre fatidiche sorelle,
“che, alludendo al futuro, aveano aggiunto:
“Salute al re che tu diventerai!”
“Di tutto ciò ho creduto di informarti,
“mia diletta compagna di grandezza, ”
affinchè tu non sia per restar priva
“della parte di gioia che ti spetta,
“restando ignara dell’augusta sorte
“che t’è stata promessa.
“Serba, per ora, questo nel tuo cuore,
“e stammi bene. Addio.”
Glamis sei ora, e Cawdor: sarai presto
tutto quello che t’è stato promesso.
Ma non mi fido della tua natura:
troppo latte d’umana tenerezza
ci scorre, perché tu sappia seguire
la via più breve. Brama d’esser grande
tu l’hai e l’ambizione non ti manca;
ma ti manca purtroppo la perfidia
che a quella si dovrebbe accompagnare.
Quello che brami tanto ardentemente
tu vorresti ottenerlo santamente:
non sei disposto a giocare di falso,
eppur vorresti vincere col torto.
Vorresti, insomma, avere, grande Glamis,
chi fosse lì a gridarti:
“Devi fare così, per ottenerlo!”;
quando ciò che vorresti fosse fatto
hai più paura tu stesso di farlo
che desiderio che non venga fatto.
Ma affrettati a tornare,
ch’io possa riversarti nelle orecchie
i demoni che ho dentro,
e con l’intrepidezza della lingua
ogni intralcio tra te e quel cerchio d’oro
onde il destino e un sovrumano aiuto
ti voglion, come sembra, incoronato.

Entra un Messo
Ebbene, che notizie?

MESSO
Il re stasera sarà qui, signora.
LADY MACBETH
Che dici, sei impazzito? Non sta forse con lui il tuo padrone? M’avrebbe certamente già avvertita,
per preparare.

MESSO
È così, se vi piaccia.
Il nostro Thane sta venendo qui.
Un mio compagno, spedito d’urgenza innanzi a lui, è qui arrivato per ora, quasi sfinito per la grande corsa,
e con appena il fiato sufficiente
a dar l’annuncio.

LADY MACBETH – Dategli ristoro.
Ci ha recato una splendida notizia.
(Esce il messo)
Anche il corvo, con la sua voce rauca,
gracchia il fatale ingresso di Duncano
sotto i miei spalti… O spiriti
che v’associate ai pensieri di morte,
venite, snaturate in me il mio sesso,
e colmatemi fino a traboccare,
dalla più disumana crudeltà.
Fatemi denso il sangue;
sbarratemi ogni acesso alla pietà,
e che nessuna visita
di contriti e pietosi sentimenti
venga a scrollare il mio pietoso intento
e a frapporre un sol attimo di tregua
tra esso e l’atto che dovrà eseguirlo.
Accostatevi ai miei seni di donna,
datemi fiele al posto del mio latte,
voi che siete ministri d’assassinio,
e che, invisibili nella sostanza,
siete al servizio delle malefatte
degli uomini, dovunque consumate.
Vieni, o notte profonda, e fatti un manto
del più tetro vapore dell’inferno,
così che l’affilato mio coltello
non veda la ferita che produce,
e non si sporga il cielo
dalla coltre della notturna tenebra
a gridare al mio braccio:”Ferma! Ferma!”

Entra MACBETH

O grande Glamis! O nobile Cawdor!

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Il video della domenica. TOM WILLIAMS, STREET TYPOGRAPHY. Gli eredi inconsapevoli di Giotto 1’40”

Schermata 2016-04-06 alle 19.07.58http://www.ilpost.it/2014/04/06/tipografia-urbana/ Continua a leggere “Il video della domenica. TOM WILLIAMS, STREET TYPOGRAPHY. Gli eredi inconsapevoli di Giotto 1’40””

Incursione in un blog amico. TEATRO PIEMONTE EUROPA. I 3 MOSCHETTIERI

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http://fondazionetpe.it/quando-i-moschettieri-diventarono-quattro/

Sui Tre moschettieri si sta scrivendo, da qualche tempo, moltissimo. L’occasione è la messa in scena in otto puntate del romanzo di Dumas, rivisitato da cinque drammaturghi e da otto registi. Sono quasi due mesi che al Teatro Astra di Torino il nostro “After Shakespeare” si svolge parallelamente a questo imponente ciclo di spettacoli; oggi vi proponiamo un’incursione nei dintorni del cosmo moschettieresco, è anche un’occasione per visitare il sito del TPE che sta muovendo i primi passi.

Diario dalle prove (in pausa) DONATELLA MUSSO, LADY M. L’immateriale quotidiano

Schermata 2016-04-07 alle 17.40.08In certo modo, le prove proseguono anche quando non ci sono gli attori. Il lavoro di preparazione (o la pausa fra una tranche e l’altra delle prove) è un momento importante nell’elaborazione dello spettacolo. Bisogna dirlo, e a forza di dirlo si finisce per crederci. Le cose da fare non mancano, a incominciare dalla scelta e dal montaggio delle musiche e proseguendo con l’elaborazione, tutta mentale e solitaria, dello spazio. Ma uno spazio solamente pensato è una terra di conquista  che non offre resistenza, è completamente deserta, senza confini, senza abitanti, senza nemmeno un paesaggio. Sul tavolo vuoto si affaccia pericolosamente un inquilino col quale è molto difficile convivere: il Quotidiano.
Meglio fare una vera pausa e dedicarsi per qualche minuto alla lettura di Maurice Blanchot.

Il quotidiano sfugge. Perché? Perché è privo di soggetto. Quando vivo il quotidiano, l’uomo qualsiasi lo vive, ed egli non coincide veramente né con me né con l’altro; non è né l’uno né l’altro, ed è sia l’uno che l’altro nella loro presenza intercambiabile, nella loro irreciprocità annullata, senza che però ci siano un “Io” e un “alter ego” suscettibili di un riconoscimento dialettico. Nello stesso tempo il quotidiano non appartiene all’obiettivo: il vivere quale potrebbe essere vissuto in una serie di atti tecnici indipendenti (rappresentati dall’aspirapolvere, dalla lavatrice, dal frigorifero, dalla radio, dalla macchina) equivale alla sostituzione di una somma di azioni suddivise a questa presenza indefinita, a questo processo continuo (che non è però un tutto) grazie al quale siamo continuamente, anche se nei modi della discontinuità, in rapporto con l’insieme indeterminato delle possibilità umane. Beninteso, il quotidiano tende costantemente ad appesantiti in cose, perché non può essere assunto da un vero soggetto (anzi, mette in questione la nozione stessa di soggetto). L’uomo qualsiasi si presenta come uomo medio per cui tutto si apprezza in termini di buon senso. Perciò, come osserva Lefebvre, il quotidiano pesa soprattutto a chi lavorando, non ha altra dita che il quotidiano della vita; ma quando se ne lamenta, quando si lamenta del peso del quotidiano nell’esistenza, si sente subito rispondere: “Il quotidiano è uguale per tutti”. E qualcuno, con le parole del Danton di Büchner, aggiunge: “Non c’è speranza che tutto ciò possa mai cambiare”.

Maurice Blanchot, La conversazione infinita, Einaudi, Traduzione Giovanni Bottiroli

Ma sabato ricominciamo a provare.

 

L’Aquila 6 aprile 2009

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Urban knitting. Lavoro a maglia urbano. Una bella contraddizione, il lavoro a maglia, per tradizione, attiene a una dimensione intima, da dopoguerra, più che alla comunità: il tintinnio dei ferri nella penombra che circonda una lampada da quaranta volt, da dopoguerra; la zia dimenticata che prova a farsi accettare dalla famiglia riottosa, del tutto disinteressata ai maglioni per i ragazzi con i disegni paleonorvegesi, e ai calzettoni meno ancora, figuriamoci, con quella lana ispida che punge i polpacci adolescenti. Invece l’associazione aquilana Animammersa ha sottratto lo sferruzzare alla nebbia del Domestico e lo ha proiettato su una città fatta a pezzi dal terremoto e dagli uomini. “Mettiamoci una pezza” è stato il loro programma – e non per nascondere le rovine, ma per metterle in evidenza. Qualche anno fa crearono la coperta più grande della storia con i tasselli che giunsero, firmati uno per uno, da ogni parte del mondo. Nodi che non si dovrebbero sciogliere.

 

 

 

 

Diario dalle prove. PIERATTINI, A LOSING SUIT. 1>2 aprile Teatro Astra. Il punto è il filo

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http://fondazionetpe.it/spettacoli/a-losing-suit/

A pochissime ore dal debutto, incomincia a dipanarsi il filo che ricongiunge il ritorno di Gessica, la figlia dell’ebreo Shylock, a Venezia e al padre. Dice: “Non è un po’ tardi?” Lo confesso: sono già contento che l’abbiamo individuato, questo filo; la scrittura di Pierattini è nitida e al tempo stesso ellittica, ancorata alla pagina (verrebbe da dire: stampata in puri caratteri bodoniani) ma volatile, dunque lascia molti spazi aperti all’interpretazione e alla riscrittura scenica. Il punto, dunque, è il filo; Tatiana Lepore lo sta ancora dipanando, chiusa da qualche parte, mentre scrivo questa breve nota, ma già nella bozza di prova generale che abbiamo fatto ieri sera aveva trovato il bandolo. Il resto verrà nel corso del pomeriggio e soprattutto questa sera, al debutto. È una suspense davvero tonificante (anche perché sono sicuro che Tatiana lo lavorerà per bene, questo filo, creando arabeschi insospettabili per poi spezzarlo all’improvviso con la forza che le è abituale).

After Shakespeare. SERGIO PIERATTINI, A LOSING SUIT. Teatro Astra 1 e 2 aprile

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Gessica, la figlia di Shylock, alla fine è tornata dal padre. Ma è tornata per rimproverarlo. Per farne ancora una volta il capro espiatorio di colpe (forse) commesse da altri. E così, in un lungo monologo, Gessica ripercorre i tratti di una generazione senza padri, che ha cercato di tradire fino alle radici le proprie origini senza neanche riuscire a salvarsi.

Di Puck, dell’allodola, di un avventuroso conte e di quattro elefanti

la-fontaine-des-elephantsQuesta nota potrebbe diffondersi piacevolmente sul conte Benoit de Boigne, se ne avessimo il tempo. Ma le ore sono contate: appena tornati dall’incursione con Puck e l’allodola a Chambéry, tra poco ci sono le prove del prossimo spettacolo After Shakespeare (A losing suit, di Pierattini). Peccato, perché la storia del conte avrebbe meritato. Nato a Chambéry nel 1751 da una famiglia di pellicciai, il futuro conte costruì la sua vita come i personaggi dei romanzi del XVIII secolo: esercito (operante nelle Isole Mauritius), peregrinazioni e avventure in Asia; prigioniero dei Turchi, liberatosi dai quali se ne va in Russia dalla quale riparte per esplorare il Turkestan su mandato della grande Caterina… E qui bisogna stringere perché le prove incalzano. Diciamo che il conte dopo innumerevoli vicissitudini, decide di tornare nella città natale, molto ricco e bendisposto verso i suoi concittadini, ai quali lascia in eredità una cospicua fortuna destinata alla costruzione di rifugi per gli anziani, all’assistenza dei poveri e degli emarginati alla costruzione di un teatro, ecc. La città lo ricorda con la Fontana degli Elefanti, in riferimento alla sua lunga permanenza asiatica. Che è un bel colpo di scena, per il turista: fra Chambéry e l’Oriente non c’è alcun nesso, se non quello di un racconto mirabolante, possibile solo in un secolo come il XVIII. Questa notte, dopo uno spettacolo molto felice e una non meno gratificante cena, il pensiero andava al conte, ai quattro elefanti, e agli amici di Chambéry che ci sono sembrati i degni eredi di Benoit de Boigne; grazie alla loro passione, per una sera l’impassibile città savoiarda è diventata un nostro piccolo, onirico e fugace Oriente.

Puck e la sua Allodola se ne vanno in trasferta

PUCK Chambéry blogE così ce ne andiamo a recitare una sera a Chambéry, su invito degli amici dell’Università de la Savoie i quali avevano scoperto Radiospazio in occasione della rappresentazione de Il Pipistrello, di Pirandello; lo spettacolo invitato a Chambéry era quello,  ma non riuscimmo a combinare la trasferta per gli impegni degli attori. C’era molta più azione scenica, in quello spettacolo: le prove guittesche, un entr’acte, uno svenimento, un pipistrello che svolazzava per la scena… insomma, una successione di mulinelli che avrebbero permesso al pubblico francese di sorvolare sulla lingua. Perché recitiamo in italiano, naturalmente (“spectacle en langue italienne”, avverte la locandina). E questo, come sottolineava tempo fa l’attore velenoso/borioso/annoiato, è un “teatro di parola”. Beh, sì, a volte succede che a teatro i personaggi scambino quattro parole, ma qui vogliono esserci anche dei bei monologhi, e come se non bastasse anche dei versi. Vedo l’attore velenoso/malevolo che sorride. Ma gli spettatori francesi sono duttili e avranno anche il sussidio del testo tradotto, come i libretti d’Opera; ci sarà tutto un moto pendolare fra il testo francese e il palcoscenico ma avranno ragione i più pigri, quelli che riporranno il libretto abbandonandosi alle parole degli attori e alle musiche.

Il video della domenica. IL VANGELO SECONDO PASOLINI. Il sepolcro vuoto.

vangelo pasolinihttps://www.youtube.com/watch?v=P7RjM67QFRU

Buona Pasqua a tutti gli amici del blog!

Un appuntamento

imageCome i nostri amici di blog sanno, non rincorriamo la notizia e non lo faremo nemmeno in questa occasione. Di Paolo Poli scriveremo più meditatamente tra qualche giorno – peraltro, si tratta di un personaggio che non ha mai cavalcato l’attualità né ha mai cercato vetrine nelle quali esporre la sua mercanzia, non ne aveva bisogno: il teatro era dove lui era, e ciò che era intorno a lui diventava – fisiologicamente, direi – platea. Lo incontreremo fra un po’, quando sarà passata la rituale piena del cordoglio mediatico.