IL VIDEO DELLA DOMENICA. Omaggio a tutte le vittime. Institut National de l’Audiovisuel

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CHARB – Non vedo come potrei vivere in un paese dove non potrei ridere di un certo argomento perché comporta un rischio. Un rischio giudiziario, un rischio mortale o un rischio… No, preferirei…

WOLINSKI – Ci sono sempre stati, in Francia, dei disegnatori satirici e quando non c’erano dei disegnatori c’era una tradizione di grandi scrittori. Risale a Rabelais, questa tradizione, di persone che avevano qualcosa da dire e che lo dicevano con una certa violenza e un certa asprezza. Noi siamo la prosecuzione logica dell’”Assiette au Beurre” (la più feroce rivista di satira sociale francese dell’inizio del Novecento, n.d.r)

CABU – L’humour è un pugno in faccia ma non lo si può fare con della carta velina o carta da caramelle, tutto qui.

TIGNOUS – Se invecchiando mi rammolirò e non avrò più voglia d’incazzarmi, perché sarò diventato indifferente dicendomi che non vale più la pena, arriveranno sempre dei nuovi giovani che…

BERNARD MARIS – Lo strumento di dominio degli esseri umani è l’insicurezza: dire tu non sai di cosa sarà fatto non il domani ma già la prossima ora.

Il video della domenica. LE SIGNORE DELL’HORROR

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https://www.youtube.com/watch?v=nFWB2RqbxX8

La ragazza scende le scale sconnesse che conducono al sotterraneo. Indossa una camicina bianca in perfetto equilibrio fra il sexy e la prima comunione. E’ freddo e buio. Cosa le è saltato in mente di scendere dal lettone? Ha sentito un rumore nel cuore della notte. E con questo?  Sarebbe una ragione di più per starsene chiusa in camera, anzi per barricarsi dentro trascinando il cassettone contro la porta. Invece lei va… “Ma non sa”,  si chiede l’ingenuo spettatore che si nasconde dentro ciascuno di noi, “non sa che quando avrà disceso anche l’ultimo gradino una mostruosa manona la ghermirà?” Certo che lo sa. Non se lo dice, ma lo sa perfettamente. Sa che quello è il suo destino di vittima e lo accetta, lo favorisce. Qui, volendo uscire dalla metafora del film horror, incomincerebbe un discorso interessante ma non sarò io a farlo, semmai qualche lettrice. Nei quindici minuti di questo horror collage si avvicendano numerosi stereotipi femminili, dalla vittima alla vampira: ai nostri amici di blog il compito decifrarli. I  cinefili potranno mettersi alla prova individuando i titoli delle pellicole originali. Tutti, credo, dovranno ammettere il fascino indiscutibile del bianco e nero.

Il video della domenica. Il sorriso della guerriglia. BANSKY, PARIS HILTON

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 https://www.youtube.com/watch?v=IqQYVKSmugc

Gli schizzinosi, i maniaci delle immagini ad alta definizione facciano oggi un passo indietro: questo video è girato alla “come viene, viene” ed è già andata bene che il suo autore non sia finito in galera. Per furto. Un furto singolare, se vogliamo, perché la refurtiva è stata poi restituita, ma sempre di furto, almeno inizialmente, si è trattato. Il ladro è Bansky, noto street artist internazionale di cui nessuno conosce la vera identità (un po’ Diabolik ma molto più fantasioso). Dunque, il Bansky decide che è venuto il momento di operare un restyling sulla famosa Paris Hilton; in assoluto non sarebbe il primo ma quello a cui pensa l’artista è certamente il più originale. L’intervento non si svolgerà sul corpo della signora ma sul suo ultimo cd. Lavorando artigianalmente, Bansky ne riproduce la copertina e le parti interne illustrate ma a modo suo, con l’entusiasmo del bambino che fa i baffi alle signore delle pubblicità occhieggianti sui giornali dei grandi. Compiuta la revisione, che è piuttosto radicale, come avrete modo di vedere, Bansky ritorna sui banchi dei drugstore e mescola con fare ladresco le sue copie contraffatte a quelle originali. E’ una piccola beffa che potrebbe anche diventare un dono per l’ignaro acquirente dei cd perché le opere di Bansky hanno quotazioni piuttosto alte. Si verificherebbe, in questo caso, un’interessante contrapposizione (o sostituzione) fra la merce artistica e il corpo mercificato di Paris.

Il video della domenica. Quegli eccessi allegri fra la terra e il cielo. WALERIAN BOROWCZYK (1923-2006) SCHERZO INFERNAL (1984)

Borowczyk

http://www.ubu.com/film/borowczyk_scherzo.html

Il video di questa domenica, bisogna dirlo subito, è di gusto forte. Qualche amico di blog ci aveva fatto notare che i recuperi saranno anche preziosi, ma le tenebre liquide nelle quali si muoveva il corto di Piero Bargellini della scorsa settimana (Nelda, del 1969) erano un po’ troppo magmatiche e, per così dire, poco domenicali. Così oggi abbiamo deciso, per contrappeso, di passare al colore. E di colore, in questo Scherzo Infernal di Walerian Borowczyk, ce n’è molto: secchiate di rosso che si contrappongono a un cielo anemico, disegnato a matita, nel quale galleggiano il buon Dio e Puréa, una vergine piuttosto insipida, destinata secondo la tradizione libertina a diventar preda di un branco di diavolacci tonti, rissosi e assatanati (beh…!). E va già bene che qui Borowczyk, un autore scandaloso che negli anni ’70 firmò pellicole al confine con la pornografia (Racconti immorali, La Bestia, Interno di un convento), si cimenta col cinema di animazione, per di più disegnato con un tratto grosso e bambinesco*. La vacanza giova tutti, in questo caso anche al pornografo, che una volta tanto decide di non prendersi troppo sul serio e di non proporsi come l’erede di Sade e di Restif de la Bretonne ma si abbandona liberamente a una diavoleria cruda, parodistica, qua e là di un farsesco paesano.

* con questo non s’intende che il video è adatto ai bambini,  tutt’altro!

il video della domenica. Radiografia di una donna. PIERO BARGELLINI. NELDA (1969) 4′

BARGELLINI Piero. Nelda

http://www.ubu.com/film/bargellini_nelda.html

E’ bene dirlo subito: si vede poco in questo video. Per vedere, bisogna attraversare la patina dei grigi, districarsi fra le sfocature e le macchie, ribaltare le molte immagini che vengono proposte in negativo. Per vedere, bisogna, insomma, intuire, ricostruendo dalle tracce fantasmatiche della pellicola volutamente martoriata il mondo di questa Nelda della quale nulla sappiamo e nulla, alla fine, sapremo. Piero Bargellini, morto quarantaduenne nel 1982 dopo una vita di fughe e di droghe, sviluppa con un rigore provocatorio il tema dell’impossibilità di raccontare e lo fa con le tecniche e le risorse del cinema degli anni ’60. Sono quattro minuti di visione tormentosa che producono un senso di vuoto sul quale vale la pena di soffermarsi.

Tre uomini in video (più un drammaturgo inquieto) 2. IL TRIORENO. “PERCHE’ PROPRIO TU?”

trio reno salute sequenza blog

https://www.youtube.com/watch?v=a93aMBLl6kc

Come video della domenica, una nuova strip del Trioreno, Salute.

La prima strip era Lavoro.
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2014/11/12/tre-uomini-in-video-piu-un-drammaturgo-inquieto-1-il-trioreno-triage-lavoro/

Il video della domenica. Quelle impronte sull’opera in bianco. IL WHITE ALBUM DEI BEATLES

 

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chang e le copertine

 Forse qualcuno se ne ricorda, anche solo per sentito dire. Era il 22 novembre del 1968. Un 33 giri completamente bianco, senza titolo né altre scritte tranne il nome del gruppo, in rilievo, che doveva dir tutto e finiva per non dir niente. Che cosa voleva comunicare quel candore inedito, purezza? Oppure lutto, come in Cina e in India? (In quello stesso anno, i quattro idoli avevano per l’appunto soggiornato tre mesi in India frequentando il santone Maharishi). Su quel non dire bianco scivolavano le congetture e le inquietudini dei fan e degli esegeti: era una morte spirituale? una rinascita? una beffa? un espediente del marketing? Quasi mezzo secolo più tardi, un artista concettuale, Rutherford Chang, se ne pone un’altra, di natura affatto diversa: che ne è stato di quelle cover immacolate? Forse nel mondo ci sono oggi questioni più urgenti ma non è compito di un artista concettuale agire sul presente. Con pazienza, Chang incomincia a dare la caccia a quei cimeli e li espone, li ricompone in pannelli, in sequenze; è un viaggio nel tempo e nella caducità delle cose: in mezzo secolo quei bianchi feticci sono diventati pezzi di cartone giallastri costellati di macchie di caffè, ditate, appunti: graffiti di vite anonime che irrompono nel bagliore del mito.

Sull’argomento, un bell’articolo di Pietro Scarnera, Sporcare il White Album
http://www.doppiozero.com/materiali/glittering/sporcare-il-white-album

Il video della domenica. Un lungo viaggio ipnotico. Brian Eno, 14 videopaintings (1981 -1984)

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http://www.ubu.com/film/eno_14.html

Il termine “avanguardia” è abusato, usurpato, svuotato di significati? Probabilmente sì. Ma, senza preoccuparci delle definizioni, proviamo a guardare e ad ascoltare queste videopitture di Brian Eno, già fenomeno di culto e oggi ormai archiviato. Forse non sono solo il frutto dei vituperati (e per alcuni mitici) anni Ottanta. Che ne dite?