Le parole dietro l’immagine. LOUISE BOURGEOIS. MIA MADRE

NGC_Maman

Nata nel 1911 e scomparsa nel 2010, Louise Bourgeois ha attraversato un secolo perseguendo una ricerca solitaria nella quale ha cercato di sopravvivere alle tensioni familiari e di elaborare i traumi dell’infanzia. Le sue opere sono i capitoli di un’autobiografia che continuamente s’interroga.

Maman è uno straordinario monumento alla madre, della quale Louise Bourgeois scrive:
“”Il ragno è un’ode a mia madre, lei era la mia migliore amica.
Come un ragno, mia madre era una tessitrice. La mia famiglia era nel settore del restauro della tappezzeria e mia madre era a capo del laboratorio.
Come i ragni, mia madre era molto intelligente. I ragni sono presenze amichevoli che mangiano le zanzare, sappiamo che le zanzare diffondono malattie e sono quindi superflue. I ragni invece sono utili e protettivi, proprio come mia madre”.

 

 

 

Le figurine di Radiospazio. La realtà dell’Unicorno

Guildenstern –  Un uomo in viaggio da un luogo a un altro si ferma in un terzo luogo senza nome né carattere, senza popolazione né significato; vede un unicorno, che gli taglia la strada e poi scompare. Il fatto di per sé è strabiliante, ma gli incontri mistici hanno precedenti di vario tipo o, se non vogliamo arrivare a questi estremi, esiste una serie di argomenti persuasivi che potrebbero ridurre l’episodio ad una semplice fantasia; sennonché… «Mio Dio», dice un secondo uomo, «certo sto sognando, credo di aver visto un unicorno.» A questo punto si è aggiunta una dimensione che rende l’esperienza quanto mai allarmante. Un terzo testimone non aggiunge nessuna dimensione ulteriore ma amplia l’esperienza assottigliandola, e un quarto l’assottiglia ancora di più e via via che aumentano i testimoni essa si fa più sottile e diventa via via più plausibile, fino ad essere impalpabile come la realtà, nome che diamo all’esperienza comune… «Guarda guarda», grida la folla, «un cavallo con una freccia in fronte!»

Tom Stoppard, Rosencrantz e Guildestern sono morti, Serra e Riva