Le parole dietro l’immagine. LOUISE BOURGEOIS. MIA MADRE

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Nata nel 1911 e scomparsa nel 2010, Louise Bourgeois ha attraversato un secolo perseguendo una ricerca solitaria nella quale ha cercato di sopravvivere alle tensioni familiari e di elaborare i traumi dell’infanzia. Le sue opere sono i capitoli di un’autobiografia che continuamente s’interroga.

Maman è uno straordinario monumento alla madre, della quale Louise Bourgeois scrive:
“”Il ragno è un’ode a mia madre, lei era la mia migliore amica.
Come un ragno, mia madre era una tessitrice. La mia famiglia era nel settore del restauro della tappezzeria e mia madre era a capo del laboratorio.
Come i ragni, mia madre era molto intelligente. I ragni sono presenze amichevoli che mangiano le zanzare, sappiamo che le zanzare diffondono malattie e sono quindi superflue. I ragni invece sono utili e protettivi, proprio come mia madre”.

 

 

 

Le figurine di Radiospazio. La realtà dell’Unicorno

Guildenstern –  Un uomo in viaggio da un luogo a un altro si ferma in un terzo luogo senza nome né carattere, senza popolazione né significato; vede un unicorno, che gli taglia la strada e poi scompare. Il fatto di per sé è strabiliante, ma gli incontri mistici hanno precedenti di vario tipo o, se non vogliamo arrivare a questi estremi, esiste una serie di argomenti persuasivi che potrebbero ridurre l’episodio ad una semplice fantasia; sennonché… «Mio Dio», dice un secondo uomo, «certo sto sognando, credo di aver visto un unicorno.» A questo punto si è aggiunta una dimensione che rende l’esperienza quanto mai allarmante. Un terzo testimone non aggiunge nessuna dimensione ulteriore ma amplia l’esperienza assottigliandola, e un quarto l’assottiglia ancora di più e via via che aumentano i testimoni essa si fa più sottile e diventa via via più plausibile, fino ad essere impalpabile come la realtà, nome che diamo all’esperienza comune… «Guarda guarda», grida la folla, «un cavallo con una freccia in fronte!»

Tom Stoppard, Rosencrantz e Guildestern sono morti, Serra e Riva

Video. Fréderique Pollet-Rouyer, Un metier comme un autre (sottotitoli italiano). 9′

https://www.youtube.com/watch?v=TddALIJYGA8

L’Associazione RISING – Pari in Genere fonda la propria attività sul contrasto alla violenza maschile contro donne e minori, sulle politiche di uguaglianza di genere ed empowerment delle donne e promuove ogni iniziativa, azione e attività per il raggiungimento di tali obiettivi.

Julio Cortazar, Il gatto e il fantastico (frammento)

Fortunato Depero, Gatto nero (Marionette dei balli plastici)

Stamattina Teodoro W. Adorno* ha fatto una cosa da gatto: nel bel mezzo di un appassionato discorso, metà geremiade e metà insistente strofinamento ai miei pantaloni, è rimasto immobile e rigido a guardare fisso un punto dell’aria in cui per me non c’era nulla da vedere fino alla parete dove è appesa la gabbia del vescovo di Evreux, che mai ha suscitato l’interesse di Teodoro. Qualunque signora inglese avrebbe detto che il gatto stava guardando un fantasma mattutino, dei più autentici e comprovabili, e che il passaggio dalla rigidità iniziale a un lento movimento della testa da sinistra a destra, conclusosi nella linea di visione della porta, dimostrava pienamente che il fantasma se ne era appena andato, con ogni probabilità infastidito da quell’avvistamento implacabile. Potrà sembrare strano, ma il sentimento del fantastico in me non è innato come in altre persone che poi non scrivono racconti fantastici. Da bambino ero più sensibile al meraviglioso che al fantastico (per le diverse accezioni di questi termini, sempre mal utilizzati, si può consultare con profitto Roger Caillois), e a parte i racconti di fate, come il resto della mia famiglia credevo che la realtà esteriore si presentasse tutte le mattine con la stessa puntualità e le stesse rubriche fisse della Prensa **. L’evidenza che ogni treno dovesse essere trascinato da una locomotiva era una certezza alla quale frequenti viaggi da Banfield a Buenos Aires offrivano una conferma rassicurante, e per questo la mattina in cui per la prima volta vidi entrare in stazione un treno elettrico che sembrava fare a meno della locomotiva scoppiai a piangere con una tale veemenza che, secondo mia zia Enriqueta, ci volle più di un quarto di chilo di gelato al limone per riportarmi al silenzio. (Del mio abominevole realismo di quel periodo dà un’idea complementare il fatto che, passeggiando con mia zia, trovassi spesso monete per strada, ma soprattutto l’abilità con cui dopo averle rubate a casa le facevo cadere mentre mia zia guardava una vetrina, per poi precipitarmi a raccoglierle ed esercitare l’immediato diritto di comprarmi le caramelle. A mia zia invece il fantastico doveva essere molto familiare visto che non trovava mai insolita quella ripetizione un po’ troppo frequente e condivideva perfino l’eccitazione del ritrovamento e qualche caramella).

* Il gatto Adorno è il più famoso fra i gatti che accompagnarono Cortazar, nella vita e anche in alcune sue opere.

** Storico quotidiano argentino

Julio Cortazar, Il sentimento della letteratura, SUR

Le figurine di Radiospazio. La birra della domenica

Tutti sappiamo che non c’è niente di più triste di una domenica pomeriggio. Le giovani coppie con la mamma incinta che spingeva la carrozzina di un bebè, mentre il giovane papà la seguiva con un bimbetto per mano mi facevano venir voglia di ucciderle oppure di uccidermi. Ma dopo una terza o quarta birra media, tutto diventava divertente e anche piacevole. Quando cadeva la notte, le famiglie a passeggio erano sostituite da passanti o da ombre meno tristi. Dopo altre due mezze medie, subentrava un certo benessere. Non sentivo più il mio corpo. Sorridevo beato, rientravo nel mio alberghetto.

Eugène Ionesco, Le solitaire, Mercure de France