
Ciò che più lo offendeva, lei non tardò a percepirlo: era che essa avesse un suo modo di pensare e un cervello tutto suo. Isabel avrebbe dovuto avere una mente asservita a lui, attaccata alla sua come un piccolo stralcio di giardino a un gran parco di daini. Egli avrebbe rastrellato gentilmente il suolo e annaffiati i fiori, avrebbe pulito le aiuole e raccolto occasionalmente qualche mazzetto. Sarebbe stata una graziosa aggiunta di proprietà per un proprietario già ricco. Egli non desiderava che essa fosse stupida, al contrario, proprio perché era intelligente gli era piaciuta, ma si aspettava che la sua intelligenza operasse completamente a favore suo e ben lontano dal desiderare che la sua mente fosse vuota, si era lusingato che potesse ricevere un’impronta dalla propria. Si attendeva che sua moglie sentisse con lui e per lui; che entrasse nelle sue opinioni, che condividesse le sue ambizioni e le sue preferenze; e Isabel era obbligata a riconoscere che questo non era dopotutto, un pretendere troppo.
Henry James, Ritratto di signora, Einaudi