Le figurine di Radiospazio. Le moltitudini

Io so quanto sono stata fragile, e che bastava niente a mandarmi in pezzi  e infatti, a un certo punto, i pezzi non sono più riuscita a tenerli insieme.

Così fanno gli artisti, così facciamo tutti.

Ci diamo un’ultima occhiata nello specchio , e poi mandiamo in giro la nostra versione più riuscita.

Un gigante e uno scricciolo nella stessa persona.

Determinata e titubante, e goista e dedita. Bisognosa di baccano e di compagnia, ma sempre grata al silenzio, in cui tutto quello che si agia finalmente si posa.

Non siamo forse tutti così?

Abbiamo una vita segreta, almeno protetta ,dove siamo goffi– i capelli con la ricrescita, le borse sotto gli occhi, lo sbadiglio prolungato mentre ti fratti.. I bagni, gli armadi, lo specchio sono i reparti di un’officina da cui usciamo ogni giorno riparati, rattoppati, per presentarti agli altri nella nostra versione migliore.

È una finzione, quindi, e tutti siamo impegnati in una gigantesca perenne messinscena?

Non direi.

Siamo in un modo e in altro. “Contengo moltitudini”, diceva un grande poeta americano.

Ornella Vanoni, Vincente o perdente, La Nave di Teseo

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