Giovanni Mariotti, La visita di leva

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Di fronte alla spiaggia di Viareggio formicolante di bagnanti provavamo lo stupore e l’imbarazzo che avrebbe provato un barbaro antico capitato a Olimpia. I greci gareggiavano nudi, ma per i barbari la nudità era un tabù; lo era anche per noi che abitavamo le rustiche propaggini della Versilia interna. Benché Viareggio distasse meno di dieci chilometri, credo che nessuno dei miei compaesani abbia indossato un costume o fatto un bagno in mare prima degli anni Sessanta. Per la gente del mio paese Viareggio era quel che l’Occidente è oggi per molti buoni e devoti musulmani: una sentina di vizi; quello che nell’Antichità furono Sodoma e Gomorra.

 2

Tre anni di Seminario avevano esacerbato un pudore che in me era innato. Quando avevo tre o quattro anni mia madre mi metteva in piedi nell’acquaio davanti alla finestra e mi faceva il bagno; la nostra era una casa isolata di campagna e nessuno passava. Io mi agitavo e protestavo: non volevo correre il rischio che a qualche vagabondo delle aie fossero rivelati i segreti del mio corpo. Se la gente andava in giro vestita una ragione ci doveva essere.

3

Erano i tempi di Pio XII Pastor Angelicus. Sulle porte di tutte le chiese erano affissi elenchi di film classificati a cura del CCC (Centro Cattolico Cinematografico); ognuno era contrassegnato da una lettera: i film T erano per tutti, quelli A per adulti, quelli AR (adulti con riserva) per i parrocchiani di piena maturità morale; ma bastava un costume da bagno a un pezzo, come quello di Esther Williams in Bellezze al bagno, perché un film – insensato, se ricordo bene, ma ineccepibile da ogni altro punto di vista – venisse assegnato al malfamato ultimo girone: quello degli esclusi (E), che nessun cattolico doveva vedere. Per la politica della Chiesa la nudità – soprattutto quella femminile – costituiva un nodo cruciale. Ben fatte, in buona salute, innocenti come se il peccato originale non fosse mai esistito, le bathing beauties erano le pigolanti cuginette di Venere Anadiomene.

Hollywood celebrava il corpo umano come avevano fatto Grecia e Rinascimento. Giustamente gli uomini di Chiesa avevano fiutato il pericolo.

4

Non c’era solo la nudità femminile. Durante la visita di leva lo Stato imponeva ai giovani maschi una nudità collettiva. Era una cosa su cui in paese si scherzava molto: se la donna nuda scandalizzava e turbava, l’uomo nudo – per di più costretto a un contegno rispettoso e patriottico dalla presenza di alti rappresentanti delle Forze Armate – appariva ridicolo. Come figlio unico di madre vedova ero esentato dal servizio militare, ma la cartolina precetto arrivava a tutti; lo Stato voleva vedere anche me. Vedermi nudo. Fu in quell’occasione, credo, che mi resi conto del mio scarso feeling nei confronti di quel Leviatano. Mancava del tutto di tatto, di delicatezza.

5

Venimmo messi in fila nudi come vermi (ebbi la conferma, ormai non del tutto inattesa, di essere fatto più o meno come gli altri), pesati, misurati, auscultati, poi costretti a sfilare davanti a militari in uniforme che, seduti dietro un tavolo, avevano, tra gli altri, il compito di accertare il nostro livello di alfabetizzazione. Ricordo che uno di loro mi porse un foglio e mi dettò la frase: «Italia, terra di santi, poeti e navigatori». Scrivere quelle parole in condizioni di completa nudità mi sembrò la più umiliante delle prove. Consegnato il foglio, ebbi la lancinante impressione di avere commesso a causa del turbamento un errore di ortografia. Eppure, secondo l’opinione unanime di quelli che mi conoscevano, l’ortografia era il mio forte!

6

Nella mia memoria quella squallida parata di genitali potrebbe far parte di un film sui Lager.

Giovanni Mariotti, Piccoli addii, Adelphi

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