
Richard non stava leggendo con spirito critico. Si limitava a correggere gli errori per il tipografo.
Disse: – Ecco una frase d’apertura che ti prende per il bavero. Il caldo era sofoccante.
Balfour Cohen si avvicinò e sbirciò sopra la spalla di Richard. Sorrise con indulgenza e disse: – Ah, sí. Questo è il suo secondo romanzo.
– Abbiamo pubblicato noi il primo?
– Sí. – Come cominciava? Lasciami indovinare. Faceva un fredo canne.
Di nuovo Balfour sorrise con indulgenza.
– Probabilmente la storia è buona.
Richard andò avanti a leggere: Doveva sceliere. Vincere, riusirci, sarebbe stato incredulo. Ma fallire, fare fischio, sarebbe stato sdegnoso!
– Quello che non capisco, – disse Richard, – è che cos’abbia questa gente contro i dizionari. Forse non sanno nemmeno di non conoscere l’ortografia.
Mentre diceva queste parole, si accorse che stava sudando, e persino piangendo. Un’altra cosa che non capiva era perché dovesse correggere l’ortografia. Dico, perché preoccuparsi? A chi poteva importare? Nessuno avrebbe mai letto quella roba, tranne l’autore e la mamma dell’autore. – Sono sbalordito che abbia scritto giusto il titolo.
– Com’è intitolato? – domandò Balfour.
– Un altro dono dal genio. Di Alexander P. O’Boye. Sempre che abbia scritto giusto il suo nome. Come si chiamava il primo?
– Un momento –. Balfour batté qualche tasto. – Un dono dal genio, – disse.
– Cristo, quanti anni ha?
– Indovina, – disse Balfour.
– Nove, – disse Richard.
– Veramente ne ha quasi settanta.
– Penoso, no? Ma che cosa gli è preso? Voglio dire, ha tutte le rotelle a posto?
– Molti dei nostri autori sono in pensione. Questo è uno dei servizi che offriamo. Devono pur avere qualcosa da fare.
Martin Amis, L’informazione, Einaudi