François Rabelais, Sul prendere moglie

Come qualmente Panurgo si consiglia con Pantagruele
per sapere se deve ammogliarsi.

Poiché Pantagruele nulla rispondeva, Panurgo continuò e disse con profondo sospiro:
— Signore, avete inteso la mia risoluzione: ho deliberato di ammogliarmi salvo il caso che siano per mala ventura, sbarrati, chiusi e tappati tutti i buchi. Per l’amore che sì lungo tempo aveste per me, ditemi, vi supplico, il vostro avviso.
— Poiché, rispose Pantagruele, avete tratto il dado, e così avete deciso e fermamente risoluto, non occorre più parlarne; non resta che procedere alla esecuzione.
— Ma, disse Panurgo, nulla vorrei eseguire senza vostro consiglio e buon avviso.
— Del vostro avviso sono, rispose Pantagruele, e ve lo consiglio.
— Ma, disse Panurgo, se voi conosceste esser meglio per me restare come sono, senza avventurarmi a novità, preferirei non prendere moglie.
— Moglie dunque non prendete, rispose Pantagruele.
— Ma, disse Panurgo, vorreste voi che rimanessi soletto tutta la vita senza coniugal compagnia? Ben sapete che fu scritto: Vae soli! L’uomo solo non ha mai il sollievo che ha lo sposato.
 — Sposato siate dunque, perdio, rispose Pantagruele.
— Ma se, disse Panurgo, la donna mia mi facesse becco (e voi sapete che abbondante raccolto ne abbiamo quest’anno) ciò basterebbe a farmi uscir dai gangheri della pazienza. Non voglio male ai becchi, no; mi sembrano brave persone e le frequento volentieri; ma, a costo di morire, non vorrei essere dei loro. Troppo a me questo punto punge.
— Punto, dunque non vi sposate, rispose Pantagruele; poiché vera e senza eccezione è la sentenza di Seneca che dice: ciò che ad altri avrai fatto, sarà fatto a te. — Senza eccezione, dite? domandò Panurgo.
— Senza eccezione, dice Seneca, rispose Pantagruele.
— Oh, Oh! disse Panurgo, corpo d’un piccolo diavolo! Ma egli deve intendere: o in questo mondo, o nell’altro. E dacché io senza donna non so stare, più che cieco senza bastone (bisogna ben far trottare il bischero, se no, come vivere, perdio!) non è meglio dunque che m’associ a una onesta e savia donna invece di mutare ogni giorno come faccio, con rischio continuo di legnate e, peggio, di bubboni? Poiché le mogli d’altri, quando son dabbene, non valgono una patacca, non se l’abbiano a male i lor mariti.
— Maritatevi dunque, perdio, rispose Pantagruele.
— Ma se, disse Panurgo, sposassi una donna dabbene (così Dio volesse) e poi mi picchiasse, sarei più paziente di Giobbe a non montar su tutte le furie. Infatti m’han detto che coteste donne tanto dabbene hanno comunemente la testa matta, per ciò è buon aceto in casa loro. Ed io l’avrei anche più matta e tanto e stratanto gli picchierei la sua piccola oca (cioè braccia, gambe, testa, polmoni, fegato e milza) e tanto maledettamente gli frantumerei le vesti a forza di legnate che l’arcidiavolo aspetterebbe alla porta la sua anima dannata. Di tali trambusti farei volentieri a meno per quest’anno e sarei contento di non entrarvi punto.
— Punto dunque non v’ammogliate, rispose Pantagruele.
— Ma se, disse Panurgo, nello stato in cui sono, senza debiti e non sposato… (notate che ho detto senza debiti per mia mala sorte. Infatti essendo ben carico di debiti, i miei creditori si darebbero la massima cura di mia Paternità). Ma pari con tutti e senza moglie, non ho alcuno che si curi di me e mi porti amore tale quale dicono essere l’amore coniugale. E se per caso cadessi malato, non sarei trattato che a rovescio. Il saggio dice: Là dove non è donna (madre di famiglia, intendo, e moglie legittima) il malato è in gran pericolo. Ne ho visto chiara prova in papi, legati, cardinali, vescovi, abati, priori, preti e monaci. Ora non io vorrò mai ridurmi in quello stato.
— Stato coniugale cercate dunque perdio, rispose Pantagruele.
— Ma se, disse Panurgo, essendo malato e impotente al dovere maritale, la mia donna, insofferente di tal languore, s’abbandonasse ad altri e non solamente non mi soccorresse in caso di bisogno, ma si burlasse anche della mia calamità e, ch’è peggio, mi derubasse, come ho visto spesso avvenire, finirei per impiccarmi e correre pei campi in farsetto.
— Non sposatevi dunque, rispose Pantagruele.
— Ma allora, disse Panurgo, non avrei mai figli né figlie legittimi, nei quali sperar di perpetuare il nome ed il blasone: ai quali lasciar l’eredità e i nuovi acquisti (ne farò di belli una di queste mattine, non dubitate, e purgherò per giunta i miei beni da ogni aggravio) e coi quali rallegrarmi quando sia malandato, come vedo fare ogni giorno al vostro tanto benevolo e buon padre con voi e come fanno tutte le persone dabbene tra le pareti domestiche. E così, essendo senza debiti, senza moglie e per avventura di malumore, parmi che invece di consolarmi del mio mal ridiate.
— Maritatevi dunque, perdio, rispose Pantagruele.

François Rabelais, La vita di Gargantua e di Pantagruele
Formigli, Traduzione di Gildo Passini

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