
Secondo Peter Szondi, uno dei più lucidi studiosi di drammaturgia, con il Rinascimento il teatro entra nella dimensione del fra, cioè dei rapporti intersoggettivi: al di là della trama, che pure è la struttura portante, il vero motore dell’azione è il continuo riposizionarsi (o svelarsi) dei personaggi: tramite il dialogo, naturalmente, ma anche tramite i gesti, i silenzi, il non detto. In questa frammento narrativo, Somerset Maugham sembra realizzare pienamente l’ipotesi drammaturgica di Szondi costruendo una situazione da pochade: Lui ama Lei per vent’anni, ma invano. Una sera, Lei ha un ripensamento, ma (evidentemente) tardivo. Occorre uscire dal cul de sac in cui si sono infilati. Fortunatamente per loro, i due sono attori consumati: se la caveranno facendo ricorso al mestiere, alla finzione e a un’istintiva fiducia nella retorica.
Era evidente che Charles non capiva. E non c’era da stupirsene. Per venti anni lei era rimasta sorda alle sue insistenze appassionate, ed era naturale che lui avesse lasciato ogni speranza. Julia si rese conto che doveva aiutarlo, e disse con dolcezza: «È tardi. Mostratemi questo nuovo disegno che avete comprato, e poi bisognerà che vada a casa».
Andarono di sopra.
Su una seggiola si vedevano posati con cura il pigiama e la veste da camera.
«Che bella camera da letto intima e allegra!», disse Julia.
Egli staccò dal muro il disegno incorniciato e lo portò dinanzi a lei:
«Vi piace? È un bel disegno…»
«Bellissimo».
Egli riappese il quadro al suo chiodo.
Quando tornò a voltarsi verso di lei la vide che si era avvicinata al letto e stava là con le mani dietro la schiena, un po’ come una schiava circassa presentata da un Grande Eunuco a un Visir.
«Che meravigliosa serata!» disse con languore. «Mai mi ero sentita vicino a voi come stasera…»
I suoi begli occhi erano pieni di tenerezza e di abbandono, e un sorriso, pure d’abbandono, errava sulle sue labbra.
Ma vide il sorriso di Charles congelarsi. Egli aveva capito.
«Accidenti» pensò. «Non mi vuole. È stato tutto un bluff.»
Per un momento rimase impietrita.
«Accidenti», pensò lui «e ora come faccio a cavarmela? Che figura da idiota».
Non poteva insistere in quella posa… Doveva trovar subito un ripiego.
«Come sono contenta di poter pensare che non abbiamo nulla da rimproverarci. Se avessi tradito mio marito con voi… se fossimo stati amanti… voi vi sareste stancato di me da tanto tempo. Com’erano quei versi di Shelley che dicevate?»
«Mai, mai tu puoi baciarla/ Tu non hai la tua felicità, ma il suo amore durerà in eterno.»
Be’, meno male, se l’era cavata.
Somerset Maugham, Ritratto di un’attrice, Mondadori, traduzione di Elio Vittorini
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