Katherine Anne Porter. La pastorella (Racconto)

Per il ballo mascherato Amy aveva copiato il suo costume da una pastorella di porcellana di Sassonia che stava sul cami­netto in salotto: cappello a nastri, corpetto scollato, gonne corte, scarpine verdi e tutto. Gabriel si era vestito in modo da far coppia con lei.
Tutto andò a meraviglia fino al momento di uscire: il padre di Amy posò lo sguardo sulla figlia, con quelle caviglie bian­che che brillavano, il seno profondamente scoperto, due mac­chie tonde di colore sulle gote, e cadde in un accesso di fu­rore per proprietà oltraggiata.
«È un obbrobrio! Non accadrà mai che mia figlia vada in giro con un vestito simile. È osceno! Osceno!»
Amy s’era tolta la maschera per fargli un sorriso. « Ma come, papà, » gli disse soave, « che cosa c’è che non va? Guarda la pastorella sul caminetto: l’hai sempre sotto gli oc­chi, e non ti sei scandalizzato mai!»
«C’è una bella differenza! Sì, una bella differenza, cara signo­rina, e tu lo sai benissimo! Sali immediatamente di sopra, e chiudi quella scollatura, e allunga quella gonna a una lun­ghezza decente prima di uscire da questa casa: e lavati la faccia!»
«Non ci vedo niente di male,» osservò con fermezza la madre. Poi sedette accanto ad Amy e se la spicciarono pre­sto: dopo dieci minuti, ecco ritornare la giovane con la faccia pulita, la scollatura ricoperta di merletto, e la gonna da pa­storella che spazzava pudibonda il tappeto dietro di lei.
Ma quando Amy uscì dallo spogliatoio per il suo primo ballo con Gabriel, il merletto era sparito dalla scollatura, le vesti erano rialzate più arditamente di prima, le macchie sulle gote sembravano due melograni. Gabriel era in estasi, e i due giovani convennero che spesso i vecchi erano noiosi, ma non conveniva farli inquietare disobbedendo apertamente: la loro gioventù era passata, ormai, che cosa vivevano a fare?

da Antico stato mortale

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